Negli ultimi anni abbiamo visto ritornare in auge le avventure grafiche, opere il cui cuore pulsante sono i dialoghi, le scelte multiple e gli eventuali enigmi.
Decisamente più lineari rispetto a capolavori del passato come Monkey Island o (titolo), le nuove avventure vengono anche indicate come film interattivi o come walking simulator, avolte in senso dispregiativo, a volte per indicare un particolare sottogenere.
Sviluppato da DONTNOD ENT. e distribuito da Square Enix, Life is Strange non solo fa parte della prima categoria, ma ne innalza gli standard che qualche anno fa erano stati settati da opere come THE WALKING DEAD e dalle fatiche Telltale in generale. Andiamo a scoprire insieme, perché LIFE IS STRANGE è un titolo, nonostante gli anni passati, da non dimenticare.
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MECCANICHE DI GIOCO

La caratteristica principale di Life is Strange, è il poter riavvolgere il tempo a nostro piacimento. Fondamentale nella risoluzione degli enigmi ambientali, tale potere può essere usato per affrontare più volte un dialogo, ottenendo spesso nuove opzioni da selezionare, o addirittura per verificare le conseguenze delle scelte più importanti.
Durante il gioco, infatti, verremo posti di fronte a veri e propri bivi, evidenziati da un marcato effetto di disturbo a schermo. Tali scelte, a differenza di quelle secondarie, avranno sempre conseguenze nette sul procedere della storia. Usando il potere di max potremmo perciò visionare gli effetti delle due opzioni nell’immediato, prima di riavvolgere, scegliere quella definitiva, e proseguire nella storia.
Se pensate che questa meccanica possa in realtà togliere suspense, vi posso rassicurare del contrario.
Il gioco non offre alcun elemento classico del genere, come quick time event, risposte a tempo o backtracking. Gli enigmi ambientali sono solo pretesti narrativi, propedeutici e non caratterizzanti, mentre le poche fasi di azione, o quelle stealth, sono semplici riempitivi, in cui il fallimento porterà solo ad un riavvolgimento del tempo senza conseguenze sulla storia.
Tornando quindi alle scelte, il giocatore è tutelato sul fatto che queste saranno SEMPRE importanti, sempre decisive, e sarà perciò stimolato a valutare di volta in volta l’opzione migliore senza ne temere che qualche elemento esterno possa vanificarne l’effetto, e allo stesso tempo senza sapere cosa quella stessa scelta comporterà sul lungo periodo.
Ci ritroveremo addirittura in fasi di gioco in cui non sarà possibile utilizzare il nostro potere, e sarà probabilmente in quel momento che il giocatore si renderà conto che scegliere la giusta linea di dialogo o la giusta opzione, non è semplicemente premere il relativo tasto indicato a schermo, ma che ognuna di esse ha un peso specifico importante, impressione spesso non riscontrata in altri titoli del genere, dove le scelte fatte vengono spesso soverchiate da altri eventi fuori dal nostro controllo.
SOSPENSIONE DELL’INCREDULITÀ

Quello che rende le scelte da fare, una pratica che ci porterà a riflettere per più di un attimo sul da farsi, è la grande facilità di immergersi nell’opera. In Life is Strange, la scelta di Arcadia Bay, e quindi di una piccola cittadina, è azzeccata.
Ci ritroveremo fondamentalmente a “girovagare” in ambienti che ci risulteranno sin da subito familiari, ricordando ogni singolo scorcio che questa calorosa cittadina ha da offrire, cosa che probabilmente, con un’ambientazione più sviluppata o più “moderna”, non sarebbe riuscita allo stesso modo.
Ogni area, dalle aule scolastiche alla discarica, dal dormitorio alla piscina, dalle camere delle due protagoniste a quelle delle comprimarie, ha un livello di dettaglio che definirei quasi maniacale. Poster, tablet, computer, oggetti, foto, sono parte integrante della caratterizzazione dei personaggi infusa nello stesso mondo di gioco, che finisce per rendendoli un tutt’uno.
Il giocatore ha dunque la libertà di andare dritto al sodo per finire il capitolo il più velocemente possibile, o di perlustrare liberamente gli ambienti di gioco, che, con le loro dimensioni “accoglienti”, danno la possibilità di cogliere dettagli, esaminare, approfondire e dare a spessore a tutti i personaggi, le sotto-trame e ai luoghi stessi in cui ci imbatteremo.
Se vi state chiedendo quale potrebbe essere il motivo, per perdere tempo in questo modo, la risposta potrebbe essere una delle seguenti: immedesimazione, empatia, o in conclusione, “sospensione dell’incredulità”.
SCENEGGIATURA 101

Un argomento molto importante per me, e soprattutto in questo tipo di opera, è la recitazione. Mettiamo subito in chiaro due punti importanti: il primo, è che questo gioco non dispone di doppiaggio in italiano. Considerando la qualità media di molti riadattamenti nella nostra madrelingua, mi sento di elencare questo punto come positivo. Non disperate, i sottotitoli sono comunque disponibili.
Il secondo punto, è che a livello recitativo, è probabilmente uno dei migliori giochi che affronterete nella vostra carriera videoludica.
Dopo qualche ora, potreste approcciare il gioco ad occhi chiusi, e riuscireste comunque a riconoscere i personaggi uno per uno! Ognuno ha il suo modo di parlare, il suo registro linguistico, ma soprattutto, ognuno ha il suo modo di “comunicare”. In stato di grazia Hannah Telle e Ashly Burch, rispettivamente le voci di Max e Chloe, che rendono naturale ogni loro interazione, ma in generale tutto il cast ha fatto un eccellente lavoro di immedesimazione.
È incredibile infatti come ogni dialogo, anche se incentrato su argomenti superficiali, e che in qualunque altro gioco verrebbe etichettato come “noioso filler”, qui risulti profondo ed aiuti ad immergersi sempre di più nell’opera, rendendo credibile e interessante persino personaggi che incontreremo si e no una manciata di volte.
I monologhi di Max, poi, sono oro colato: che siano innescati dall’esaminare una lampadina o dal fotografare uno scoiattolo, sono sempre piacevoli da ascoltare, sagaci e interpretati magistralmente. E’ uno di quei giochi in cui empatizzare col protagonista e coi comprimari sarà facile come bere un bicchier d’acqua, avendo sempre l’impressione di trovarci di fronte a persone più che a personaggi.
Tutto questo non sarebbe possibile, ovviamente, senza un magistrale lavoro di sceneggiatura. A tal proposito, vorrei sottolineare un’aspetto secondario, ma secondo me degno di nota: la scurrilità.
Life is Strange non è assolutamente un titolo volgare, mettiamolo in chiaro da subito. Tuttavia, non è nemmeno uno di quei titoli volontariamente edulcorati, dove per manifestare rabbia, odio, o tensione vengono usati termini lessicali degni del CLUB DEI GENTILUOMINI durante una GARA DI SOLLETICO, facendo risultare tutto finto e impostato.
Tornando a quello che dicevo prima, infatti, ognuno avrà il suo modo di comunicare, quindi aspettatevi di tanto in tanto qualche bomba C, se fosse necessario.
TECNICA

Passiamo ora alle note dolenti. Tecnicamente, Life is Strange non sarà il titolo più impressionante a cui giocherete. Nonostante non abbia l’abbondanza poligonale di un Crysis 3, l’impatto visivo è degno di nota, e lo stile artistico è fresco e ben bilanciato.
Tuttavia alcuni difetti tecnici risaltano, come una modellazione poligonale altalenante sui comprimari, delle espressioni facciali non sempre credibili, animazioni palesemente in loop, e lyp-sinc che più di una volta decide di andare in sciopero.
Nonostante sia doveroso elencare queste mancanze, mi sento comunque di rassicurare il giocatore sul fatto che nessuno di questi elementi, andrà ad influenzare minimamente la possibilità di godere dell’esperienza generale.
Durante le circa 15 ore passate ad Arcadia Bay, i difetti citati sono passati in secondo piano, coperti magistralmente da una componente artistica di tutto rispetto, a partire dalle tinte pastellose ai vari elementi di gioco disegnati a mano.
Dal punto di visto sonoro invece, nulla da eccepire, con una buona campionatura ambientale e una colonna sonora stratosferica utilizzata sempre nei momenti più opportuni. In generale, Life is Strange è un titolo che dal punto di vista grafico e sonoro, si presenta solido e forte di una sua spiccata identità.
CONCLUSIONI

Con gli unici tentennamenti relegati ad elementi secondari e trascurabili, LIFE IS STRANGE si pone come nuovo punto di riferimento del genere. Corredato da una sceneggiatura solida e accattivante, da personaggi carismatici, e da scelte multiple sempre interessanti, il gioco ci accompagnerà per circa 12-15 ore, in un’avventura che faremo fatica a dimenticare.
Se consideriamo poi la facilità di usufruire di un gioco del genere, possiamo senza alcun dubbio ritenerlo uno dei titoli migliori per avvicinare un neofita al mondo del gaming: niente tasti da ricordare, niente fretta, solo il piacere della scoperta.
E se il neofita in questione è abituato solo a lanciare uccelli o allineare caramelle, avrà anche modo di scoprire quelle note artistiche tipiche ed esclusive del mondo videoludico, grazie ad un titolo fatto con passione e concretezza, in un ambiente dove ormai lo stimolo principale è il vil denaro.







