The Walking Dead ha attraversato praticamente ogni genere possibile nel panorama videoludico, ma è soprattutto attraverso le avventure narrative di Telltale Games che il franchise è riuscito a lasciare un segno particolarmente profondo nel medium. Con The Walking Dead: Streets of Survival, invece, l’universo creato da Robert Kirkman torna a confrontarsi con una formula molto più arcade, trasformandosi in un beat ’em up a scorrimento che mette il giocatore nei panni di alcuni dei protagonisti più riconoscibili della serie televisiva. Sviluppato da Odaclick Game Studio e pubblicato da Trailmark Games, il titolo è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC e Nintendo Switch, proponendo una campagna composta da undici missioni ambientate durante il conflitto tra Rick Grimes e i suoi alleati ed i temibili Salvatori di Negan, nell’arco narrativo “Guerra Totale”, prendendo però spunto dagli avvenimenti della serie TV e non dal fumetto originale.
L’idea alla base di Streets of Survival è semplice, ma sulla carta funzionale. Prendere l’universo di The Walking Dead, con le sue orde di vaganti, le armi improvvisate e gli scontri tra comunità, e trasformarlo in un’esperienza arcade significa mettere al centro dell’azione proprio alcuni degli elementi che hanno caratterizzato maggiormente la serie. Rick, Daryl e Michonne possono quindi affrontare i nemici sfruttando stili di combattimento differenti, alternando armi da mischia e da fuoco mentre attraversano alcune delle location più riconoscibili dell’ambientazione.
La campagna segue una struttura estremamente lineare, con le undici missioni che alternano combattimenti, brevi sezioni esplorative e semplici obiettivi da portare a termine. Non aspettatevi quindi una vera reinterpretazione narrativa degli eventi della serie: Streets of Survival utilizza il conflitto con i Salvatori principalmente come cornice per mettere in scena una successione di scontri, lasciando che siano soprattutto i personaggi, le ambientazioni e alcuni riferimenti riconoscibili a ricordare al giocatore di trovarsi all’interno del mondo di The Walking Dead.
La durata è uno degli aspetti più controversi dell’esperienza. Completare le undici missioni richiede infatti appena due o tre ore, a seconda della difficoltà selezionata e della familiarità acquisita con le meccaniche. Una campagna così breve non rappresenterebbe necessariamente un problema per un titolo arcade, soprattutto se il gioco fosse costruito attorno a una rigiocabilità particolarmente forte. Il problema è che Streets of Survival non riesce a compensare completamente la brevità della sua avventura principale con contenuti capaci di mantenere vivo l’interesse una volta arrivati ai titoli di coda.

Il cuore dell’esperienza è naturalmente il combattimento. Il sistema mette a disposizione attacchi differenti, schivate, armi da mischia e armi da fuoco, con i protagonisti che presentano alcune caratteristiche distintive. Rick si affida principalmente alle armi da fuoco, Daryl può contare sulla sua inseparabile balestra e Michonne porta sul campo la katana, permettendo di affrontare le situazioni attraverso approcci leggermente differenti. A questi strumenti si aggiungono alcune abilità speciali che consentono di gestire più efficacemente i gruppi di nemici.
Durante i primi livelli il sistema riesce a essere piacevole. Colpire i vaganti, alternare attacchi ravvicinati e a distanza e sfruttare le diverse armi disponibili restituisce una discreta sensazione di immediatezza. L’utilizzo delle armi da fuoco, inoltre, introduce una componente tattica interessante, soprattutto quando sullo schermo compaiono nemici armati. In questi frangenti diventa importante cercare una posizione adeguata, sfruttare le coperture e decidere quando sia effettivamente conveniente esporsi.
È proprio aumentando la difficoltà, tuttavia, che emergono alcuni dei limiti più evidenti del sistema. Streets of Survival può diventare piuttosto punitivo e non sempre la difficoltà sembra derivare dalla necessità di padroneggiare meglio le meccaniche. In determinate situazioni si finisce per subire danni a causa di attacchi difficili da leggere, nemici posizionati fuori dalla visuale immediata o gruppi di avversari capaci di circondare il protagonista senza lasciare molto spazio alla reazione.

Questo aspetto pesa soprattutto perché il combattimento non dispone della precisione necessaria per trasformare sempre la frustrazione in soddisfazione. Un conto è essere sconfitti perché abbiamo sbagliato una schivata o affrontato male un gruppo di nemici; un altro è subire danni senza avere una possibilità realmente leggibile di evitarli. Streets of Survival si trova più volte nella seconda situazione, rendendo alcuni passaggi più frustranti di quanto la loro difficoltà effettiva avrebbe richiesto.
A rendere gli scontri più interessanti interviene la componente survival. Munizioni e risorse devono essere gestite con una certa attenzione e anche le cure non possono essere utilizzate indiscriminatamente. Curarsi richiede infatti un momento di relativa tranquillità, perché l’azione può essere interrotta se veniamo colpiti. L’idea funziona bene sulla carta e contribuisce a creare una maggiore tensione rispetto a un beat ’em up tradizionale, ma ancora una volta il risultato dipende molto dalla situazione in cui ci troviamo. Quando il sistema ci concede lo spazio necessario per ragionare, la gestione delle risorse aggiunge profondità; quando invece veniamo circondati, può diventare semplicemente un ulteriore elemento di frustrazione.
Tra uno scontro e l’altro è possibile anche esplorare brevemente gli ambienti alla ricerca di risorse, munizioni e oggetti utili per proseguire. Sono sezioni molto semplici, che impediscono almeno in parte alla struttura di ridursi a un’ininterrotta successione di combattimenti, ma non introducono una vera componente esplorativa. Gli scenari rimangono essenzialmente corridoi attraverso i quali procedere, con qualche deviazione pensata per nascondere risorse o oggetti necessari alla progressione.
La pixel art rappresenta invece uno degli aspetti più convincenti della produzione. Streets of Survival sceglie un’estetica rétro che si adatta piuttosto bene al genere e riesce a restituire un’identità visiva precisa. I personaggi principali sono facilmente riconoscibili e le ambientazioni richiamano con efficacia alcuni dei luoghi più importanti dell’universo di The Walking Dead. Anche gli effetti visivi legati agli attacchi e alla violenza degli scontri contribuiscono a creare un’atmosfera coerente con il franchise.

Sul piano tecnico, la nostra prova su PlayStation 5 ha restituito un’esperienza generalmente solida, senza particolari problemi capaci di compromettere la fruizione. Il gioco punta chiaramente a un’estetica volutamente retrò e non cerca quindi di stupire attraverso la complessità tecnologica, concentrandosi piuttosto sulla leggibilità degli sprite e sulla costruzione di un’atmosfera riconoscibile. È una scelta che funziona e che, soprattutto, permette alla produzione di mantenere una personalità visiva propria.
Una volta completata la campagna, però, arriva il momento in cui Streets of Survival mostra maggiormente il fianco. Il gioco sblocca infatti Negan come personaggio utilizzabile, offrendo un incentivo a ripercorrere le missioni già completate. L’idea è interessante, soprattutto perché Negan porta con sé uno stile di combattimento differente e l’immancabile Lucille, ma da sola non è sufficiente a trasformare la campagna in un’esperienza realmente rigiocabile a lungo termine.
Il problema è che, una volta viste tutte le undici missioni, non ci sono abbastanza elementi nuovi per spingere concretamente a ripeterle. Cambiare personaggio modifica in parte il modo di affrontare gli scontri, ma non modifica la struttura dei livelli, gli obiettivi o la progressione in maniera significativa. La rigiocabilità esiste quindi più sulla carta che nella sostanza: è possibile tornare sui propri passi e provare nuovamente la campagna, ma difficilmente si avrà la sensazione di affrontare un’esperienza realmente diversa.

A questo si aggiunge la modalità a Orde, pensata evidentemente per offrire un’alternativa più immediata alla campagna principale. Qui l’obiettivo è resistere a ondate successive di nemici, mettendo alla prova la propria capacità di sopravvivenza e cercando di arrivare il più lontano possibile. È una modalità che può risultare divertente per qualche partita e che si sposa naturalmente con la filosofia arcade del titolo, ma anche in questo caso la varietà non è sufficiente.
Le Orde diventano infatti ripetitive piuttosto rapidamente. Le situazioni proposte tendono a riproporre gli stessi schemi e, una volta superato l’effetto iniziale, manca una progressione abbastanza articolata da rendere le partite successive realmente diverse. Per un contenuto che dovrebbe essere uno dei principali strumenti attraverso cui allungare la vita del gioco, la sensazione è quindi quella di trovarsi davanti a un’occasione parzialmente sprecata.
Ed è un peccato, perché Streets of Survival possiede una base che avrebbe potuto funzionare molto meglio con qualche contenuto in più e una maggiore attenzione alla varietà. Una campagna più lunga, livelli più diversificati, una progressione più profonda e soprattutto una modalità Orde maggiormente strutturata avrebbero potuto cambiare sensibilmente la percezione complessiva del prodotto. Anche una modalità cooperativa, assente dall’esperienza, avrebbe avuto perfettamente senso all’interno di una formula che storicamente trova nel gioco in compagnia uno dei suoi punti di forza.

The Walking Dead: Streets of Survival rimane quindi un titolo difficile da giudicare in maniera completamente negativa, perché dietro ai suoi limiti c’è una buona idea di fondo. La trasformazione del franchise in un beat ’em up funziona, la pixel art è piacevole, i protagonisti sono caratterizzati abbastanza da differenziarsi e il sistema survival introduce alcuni elementi capaci di rendere gli scontri più interessanti rispetto al semplice picchiaduro arcade.
Il problema è che praticamente ogni buona intuizione viene accompagnata da un limite che ne riduce l’efficacia. La campagna è troppo breve, con le sue undici missioni completabili in appena due o tre ore; la difficoltà può risultare punitiva senza che il gioco offra sempre strumenti sufficientemente chiari per affrontarla; lo sblocco di Negan rappresenta un incentivo alla rigiocabilità, ma non basta a rendere realmente interessante una seconda run; e la modalità a Orde, pur rappresentando una valida aggiunta sulla carta, diventa ripetitiva molto presto a causa della scarsa varietà.
Streets of Survival riesce dunque a regalare qualche ora piacevole agli appassionati di The Walking Dead e dei beat ’em up, ma lascia costantemente la sensazione che sarebbe bastato poco per trasformare una buona idea in un prodotto decisamente più completo. È un gioco che conosce bene il pubblico al quale vuole rivolgersi e che riesce a sfruttare con discreto successo l’immaginario della serie, ma che avrebbe avuto bisogno di maggiore profondità e soprattutto di più contenuti per lasciare davvero il segno.
*Versione testata: PS5, grazie ad un codice digitale fornito dal publisher







