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The Sinking City – L’orrore vien dal mare – Recensione

Sviluppato da Frogwares e pubblicato da Bigben Interactive, The Sinking City, che sarà disponibile a partire dal prossimo 27 giugno su PC (Epic Store), PlayStation 4, Xbox One e prossimamente anche su Nintendo Switch è un’avventura investigativa ispirata all’universo narrativo del celebre H.P. Lovecraft; saranno riusciti gli sviluppatori, già visti all’opera su diversi titoli di Sherlock Holmes, a creare il miglior gioco ispirato alla narrativa del maestro dell’horror di Providence? Scopritelo nella nostra recensione approfondita.

Benvenuti ad Oakmont, Massachussets!

In The Sinking City saremo chiamati a vestire i panni di Charles W. Reed, investigatore privato ed ex militare di professione che afflitto da inquietanti visioni si ritroverà a dover indagare, nel 1920, ad Oakmont nel Massachussets, cittadina tutt’altro che ridente e che dopo essere stata isolata dal resto del paese da una misteriosa inondazione (ora è raggiungibile solo in barca e il gioco inizia proprio con l’arrivo del protagonista a bordo di un’imbarcazione). Come se non bastasse Oakmont dopo l’inondazione è afflitta anche da numerosi casi di isteria e di allucinazioni, del tutto simili a quelle del nostro protagonista, che colpiscono sia gli “stranieri” che si dirigono in città per ottenere risposte che i cittadini e tra le sue strade sono comparsi anche numerosi mostri di origine ignota, che hanno reso off-limits per gli abitanti diverse zone della città.

Una volta messo piede per la prima volta nell’ambientazione saremo subito chiamati a risolvere il primo caso, proprio nel porto cittadino, essendo chiamati a cercare il figlio di Robert Throgmorton, membro di spicco della comunità e capo di una delle famiglie più influenti, dal misterioso aspetto scimmiesco, misteriosamente scomparso dopo essere tornato da una spedizione sottomarina nelle vicinanze di Oakmont. La risoluzione di questa prima indagine, oltre a permetterci di impratichirci con le dinamiche di gioco, soprattutto quelle investigative, ci permetterà di inoltrarci nel mistero che avvolge la città statunitense e di lasciare il porto, liberi di esplorare i sette quartieri che compongono l’ambientazione del gioco. La trama, di cui non intendo spoilerare ulteriormente, ci porterà in una serie di indagini che attingono a piene mani dalle opere di Lovecraft, tra rivalità famigliari, follia, strani mostri e misteriose sette di cultisti.

Ottima investigazione con un sistema di combattimento rivedibile

A livello di gameplay, il titolo si differenzia dalle precedenti produzioni di Frogwares soprattutto perché l’ambientazione in cui saremo chiamati ad investigare è open-world, che potremo esplorare a piedi e con l’ausilio di una piccola barca a motore messaci a disposizione  all’inizio dell’avventura, oltre che ovviamente per le tinte decisamente più horror e cupe rispetto ai titoli dedicati a Sherlock Holmes. La città è inquietante e davvero molto ispirata e oltre alle indagini principali saranno disponibili via via anche numerose attività secondarie, ottenibili parlando con gli NPC ed esplorando a fondo i sette quartieri di Oakmont. A rendere ancora più coinvolgenti e “complicate” le nostre investigazioni, poi, si aggiunge la scelta degli sviluppatori di non aiutare il giocatore con suggerimenti e indicatori precostruiti, lasciandoci liberi di cercare indizi per riuscire a risolvere mano a mano i casi che dovremo affrontare.

Gli strumenti a nostra disposizione, oltre ovviamente al dialogare con gli NPC e osservare e raccogliere fisicamente gli indizi e gli oggetti sparsi per le “scene del crimine” , sono diversi, a partire dall’Occhio della Mente, che una volta attivato permetterà al nostro protagonista di vedere particolari “spettrali” e misteriosi che normalmente non sono visibili dalle altre persone al costo di un po’ di sanità mentale (recuperabile però con l’apposito kit di psicofarmaci e non limitante come nel gioco di ruolo cartaceo). L’Occhio della Mente inoltre permette di accedere alle Premonizioni, che inquadrando un particolare oggetto ci mostrano una fotografia di un evento accaduto in quella zona. Una volta raccolti abbastanza indizi, inoltre, si avrà accesso alla Retrocognizione, che attiva diverse sequenze di eventi che saremo chiamati a mettere nel giusto ordine per sbloccare l’indizio chiave di quel determinato caso. Tutte queste diverse opzioni confluiscono nel Palazzo Mentale, zona del menu in cui troveremo tutti gli indizi raccolti e che saremo chiamati a combinare tra loro per arrivare alle deduzioni, che alla fine di ogni indagine ci permetteranno di scegliere, solitamente tra due opzioni, come interpretare tutti gli elementi raccolti e che influiscono sul finale del gioco.

A completare il gameplay, oltre a specifici comandi per le diverse sezioni con ambientazioni sottomarine in cui dovremo esplorare i fondali vicino ad Oakmont dentro ad uno scafandro da palombaro, un sistema di combattimento che prevede l’utilizzo di diverse bocche da fuoco, sbloccabili mano a mano che progrediremo con l’indagine, che vanno dalle pistole al fucile a pompa, dal fucile da caccia alla mitraglietta, passando per bombe e molotov, tutte richiamabili da una ruota che compare a schermo premendo il tasto L1 (su PS4) e dalla possibilità di colpire corpo a corpo con una pala/ascia con la pressione di R1. Il sistema di combattimento è forse la parte più “abbozzata” del gameplay di The Sinking City e risulta abbastanza spartano a livello di gunplay e poco preciso sia a distanza che nel corpo a corpo. Sarà possibile raccogliere numerosi materiali in giro per la città e creare proiettili, bombe e medicazioni una volta ottenute le giuste quantità di “ingredienti”, direttamente dall’inventario, ma i proiettili, complice la bassa qualità e precisione delle sezioni di shooting non saranno mai abbastanza e capiterà spesso di morire uccisi da NPC o mostri spaventosi. Il sistema di progressione del personaggio, infine, è affidato a tre differenti alberi di abilità che ci permetteranno di migliorare, una volta accumulati abbastanza XP e ottenuti punti abilità, l’utilizzo delle armi il vigore e la resistenza mentale.

Ambientazione paurosa ma che non fa tecnicamente gridare al miracolo

Mentre i ragazzi di Frogwares sono riusciti in maniera molto convincente a ricreare le atmosfere horror della narrativa di Lovecraft, riempiendo anche le strade di Oakmont di numerose citazioni che i fan dell’autore statunitense apprezzeranno di sicuro, a livello tecnico The Sinking City non si può certo definire eccelso. La modellazione dei personaggi e l’utilizzo delle luci è decisamente obsoleta, così come la varietà e la qualità degli NPC, che tendono ad assomigliarsi molto fin dalle prime ore di gioco, anche la città, per quanto artisticamente davvero molto ispirata è ricca di asset che ci sembrerà di aver già visto una volta esplorati i diversi quartieri. Le texture, i riflessi e gli effetti particellari non sono comparabili alle grandi produzioni di questa generazione videoludica e le animazioni sono di buona qualità ma molto poco varie.

Da segnalare anche, per dovere di cronaca, la presenza di più di qualche bug e glitch, che ci hanno costretti, durante le oltre 40 ore passate nella Oakmont virtuale, diverse volte a ricaricare il salvataggio automatico o manuale più recente. Dal punto di vista artistico, come già detto, The Sinking City è davvero molto valido, sia a livello di trama che a livello di dialoghi e di comparto sonoro, con un doppiaggio inglese davvero ben realizzato, sottotitoli in italiano ottimi e senza particolari errori ed una colonna sonora che riesce ad enfatizzare le diverse fasi di gioco in maniera piuttosto calzante. Da premiare inoltre, secondo noi, il fatto che gli sviluppatori, senza le licenze ufficiali e non potendo quindi utilizzare diversi nomi delle mitologie lovecraftiane (ma molti sono presenti nel gioco, da Innsmouth a Dagon e molte altre che non vogliamo anticiparvi), sono riusciti ugualmente a ricreare un’ambientazione ed una storia che sono davvero di qualità elevatissima e che faranno davvero la felicità dei tanti fan del maestro di Providence.

In conclusione The Sinking City è un titolo che consigliamo assolutamente a tutti i fan di H.P. Lovecraft e agli amanti delle avventure investigative, tenendo presente che non è un titolo perfetto ma che fa delle sezioni investigative e nella narrazione il suo punto di forza e ha nelle sezioni di combattimento il suo punto debole. Un gioco che nonostante i difetti riesce ad intrattenere e convincere per oltre trenta ore solo per riuscire a completare le indagini principali e meno della metà delle secondarie.

*Versione testata: PS4 su PS4 Pro grazie ad un codice fornito dal publisher

The Sinking City

8.1

Trama

9.0/10

Grafica

7.0/10

Gameplay

7.5/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

8.5/10

Pro

  • Trama ben realizzata
  • Atmosfera in stile Lovecraft
  • Sezioni investigative ben congegnate
  • Oltre 30 ore di gioco

Contro

  • Gunplay e combattimenti imprecisi e rivedibili
  • Tecnicamente non eccellente
  • Qualche bug e glitch di troppo

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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