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Shenmue I & II – Capolavori di un altro tempo – Recensione

Dopo diciotto anni SEGA gioca con la nostalgia e con la curiosità già destate dal quasi maggiorenne torpore dall’annuncio nel corso dell’E3 2015, poi seguito solo da aggiornamenti dei lavori in corso, del terzo capitolo della saga creata da Yu Suzuki, con una riedizione di Shenmue I & II, disponibile da fine agosto su PC, PlayStation 4 e Xbox One. Il tempo ed i lavori di “restauro” saranno stati clementi con due titoli che hanno segnato una svolta, al lancio su SEGA Dreamcast, dei videogiochi action/adventure contemporanei? Scopritelo nella nostra recensione.

Bentornati a Yokosuka

Pubblicati per la prima volta su Dreamcast rispettivamente nel 1999 (2000 in Europa) il primo capitolo e nel 2001 (anche su Xbox) il secondo, gli eventi di Shenmue prendono il via con il brutale omicidio di Iwao Hazuki nel suo dojo, sotto gli occhi del figlio Ryo, protagonista di cui vestiremo i panni alla ricerca di Lan Di, assassino cinese e villain (per ora) principale della saga. Le vicende del primo capitolo ci porteranno ad investigare sull’omicidio e sui misteriosi specchi cinesi, tra Yokosuka (una cittadina del Giappone) e Hong Kong nella seconda metà degli anni ’80 dello scorso secolo. Nel secondo capitolo invece dovremo accompagnare Ryo in metropoli cinesi sempre alla ricerca di Lan Di e di una vendetta per la morte del padre.

La struttura di gioco, rimasta inalterata in questa riedizione, era rivoluzionaria per l’epoca ed ha posto le basi per tutti gli open-world e sandbox moderni, con decine di edifici esplorabili e porzioni di città vive e particolareggiate con NPC con propri impegni e attività da svolgere che seguono il corso del tempo. Alcune di queste dinamiche sono state riprese in altre saghe del colosso giapponese, come Yakuza e Persona e saranno quindi familiari ai giocatori di questi brand, più conosciuti e di facile accesso per i giovani europei.

Mentre il focus principale della trama sarà la ricerca del nostro nemico, entrambi i capitoli della saga sono incentrati sulle relazioni che Ryo crea nel corso dei giochi con personaggi secondari ricorrenti ben caratterizzati e soprattutto da un’incredibile (per l’epoca) quantità di attività secondarie, NPC e zone esplorabili che servono solo ed esclusivamente per immergere il giocatore nell’atmosfera e nelle tradizioni delle ambientazioni asiatiche. Dai minigiochi come il biliardo e le freccette, dagli arcade classici SEGA giocabili interamente (Hang On e Space Harrier per esempio) alle missioni secondarie offerte dagli NPC. Nel secondo capitolo poi, oltre ad ambienti decisamente più ampi e di conseguenza più attività e NPC, gli sviluppatori hanno introdotto alcune novità nelle dinamiche come la possibilità di “far scorrere il tempo” tra un evento e l’altro e molte migliorie tecniche. Il gameplay è rimasto totalmente uguale alle versioni originali e quindi non avremo a disposizione alcun tipo di mappa e dovremo ricordarci le posizioni dei luoghi d’interesse o chiedere informazioni agli abitanti del mondo virtuale, scelta che probabilmente annoierà/disorienterà una parte di giocatori quanto invece entusiasmerà, oggi come quasi vent’anni fa, i fan della saga creata da Yu Suzuki.

I combattimenti infine, nel primo capitolo relegati praticamente solo al gran finale del gioco e nel secondo molto più frequenti e rilevanti, sono e a mio parere più tecnici, difficili e meno immediati di quelli di Yakuza, con davvero tante combo (sempre considerando l’anno di lancio di Shenmue e Shenmue II).

L’inevitabile passare del tempo

Se a livello di gameplay e di dinamiche di gioco il quasi ventennio non ha logorato Shenmue I & II, a livello grafico era inevitabile che nonostante il cambio di risoluzione e l’adattamento delle fasi di gameplay al formato 16:9 (mentre i video e le cutscene sono in 4:3 con bande verticali nel primo e verticali ed orizzontali nel secondo) sentisse l’inevitabile passare del tempo e non regga il confronto con produzioni di questa generazione. Il comparto audio, di cui la colonna sonora rimane eccezionale, soffre del porting da Dreamcast ed il doppiaggio ha un mixaggio e una qualità generale non proprio di altissimo livello (vi consiglio di passare al doppiaggio giapponese); assente infine la localizzazione in italiano con sottotitoli solo in inglese, da considerare prima di un eventuale acquisto.

In conclusione questa riedizione di Shenmue I e II non stravolge né cambia l’esperienza di gioco originale, con tutti i benefici e gli svantaggi che ne conseguono: chi ha amato questi due capolavori al lancio di 18 anni fa li amerà nuovamente e sarà più che soddisfatto dell’acquisto, mentre chi non li conosce e si approccia solo ora alla saga potrebbe storcere il naso per la grafica vetusta ed i ritmi lentissimi della narrazione per poi rimanere stupito dalle dinamiche di gioco (dai Quick Time Event alle strutture da open world) che questo brand ha lasciato in eredità ad un numero spropositato di produzioni moderne. Aldilà del voto finale, penalizzato dal comparto grafico e sonoro, chi darà un’occasione a questa remastered, dedicandogli il giusto tempo ed immergendosi nelle atmosfere asiatiche degli anni ’80, capirà sicuramente perché, nonostante il fallimento commerciale, il brand Shenmue è a tutti gli effetti una delle pietre miliari del videogioco moderno.

*Copia promo del gioco (in versione PS4) ricevuta dal publisher.

Shenmue I & II

Shenmue I & II
7.3

Trama

7.5 /10

Gameplay

8.0 /10

Grafica

6.5 /10

Sonoro

6.5 /10

Longevità

8.0 /10

Pro

  • Attività secondarie in quantità
  • Edifici esplorabili e ambientazioni vaste
  • Grafica e gameplay uguali al 2001/2003

Contro

  • Alcuni problemi con la telecamera
  • Alcuni bug sonori
  • Grafica e gameplay uguali al 2001/2003

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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