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Pillars of Eternity II: Deadfire – L’Ombra del dio della Luce – Recensione

C’è chi di buoni vecchi giochi di ruolo non è mai stanco.

Attraverso gli anni infatti questo vasto quanto prolifico genere di videogiochi è stato in grado ben più di altri non solo di allargare il proprio bacino d’utenza, ma soprattutto di mantenere stabilmente fedeli i fan con più di un paio di generazioni videoludiche sulle spalle.
Il percorso degli RPG però è iniziato ben più di due generazioni, ed è proprio questa strada che ha portato oggi, nel 2018 l’avvento di Pillars of Eternity II: Deadfire.

Sviluppato da Obsidian, il titolo in questione si presenta come secondo capitolo del primo Pillars of Eternity, di cui è sequel diretto. La narrazione riprende qui esattamente dove si era interrotta appunto in PoE, quando il nostro personaggio, avendo messo fine alla crisi di Thaos, aveva visto sorgere dalle profondità della fortezza di Caed Nua un colosso posseduto dal dio della luce Eothas, che aveva distrutto la piazzaforte e concluso gli avvenimenti del primo capitolo.

Anche il nostro avatar non ha trovato scampo dall’esplosione di energia divina che il risveglio del dio ha provocato, ma mentre chiunque altro è stato privato della sua anima, risucchiata all’interno del colosso, e trasformato in un essere vacuo e senza senno, per noi, il guardiano di Caed Nua, la storia è tutta diversa: ritrovandoci infatti nel Mondo di Mezzo, saremo convocati a consiglio da Berath, il dio della morte. La divinità a questo punto ci intimerà di diventare suoi araldi, con la missione di scoprire quale sia la motivazione del gesto di Eothas e quale sia l’obiettivo celato del signore della luce, che continua la sua avanzata proprio nel momento in cui parliamo.

Risvegliati dalla morte e ritrovatici su una nave partirà dunque l’inseguimento del colosso, che avrà per la verità breve durata a causa del naufragio del nostro mezzo marino, la Sprezzante, sulla costa di una delle moltissime isole che formano l’arcipelago di Mortafiamma, che da il nome al progetto.

Queste isole sono pressochè infinite e tutte da scoprire: è attraverso queste che dovremo muovere i nostri passi, sulle orme di un criptico dio della luce e di un suo scopo che nulla di buono può portare.

Il gameplay proposto da Pillars of Eternity II: Deadfire, punto di forza che si era imposto già con il primo capitolo, è in grado di regalarsi al giocatore in mille sfaccettature, proponendo un solido GDR tattico in tempo reale per quanto riguarda il sistema di combattimento, e miriadi di altre feature, che passano dal crafting al farming per la gestione della ciurma della Sprezzante. A supportare tutto il comparto c’è una componente ruolistica old school profonda, soddisfacente e capillare, che accompagna il giocatore nella creazione del personaggio e del suo background distribuendo conseguentemente abilità e statistiche in modo tale che queste possano davvero modificare la nostra esperienza di gioco di fronte agli ostacoli e alle diverse situazioni che troveremo nel corso dell’avventura. Il sistema di potenziamento classico per il genere ha come base la scelta di una classe tipica: se novizi potranno però scegliere tra solo una di quelle presenti, i veterani avranno la possibilità di abbinarne due, creando un sistema multiclasse tanto complicato da padroneggiare quanto soddisfacente e performante una volta “masterato”.

Prendendo in considerazione il comparto tecnico di PoEII, mi è simpaticamente (o forse no, dipende dal cattivo gusto di ognuno) venuto d’istinto alla mente di paragonare l’intero progetto al colosso di Eothas che muove le fila della narrazione: come la gigantesca statua posseduta dal dio, Pillars of Eternity II è un mastodonte il cui potere fa spavento, ma che proprio in virtù della propria forza e grandezza deve necessariamente cedere al compromesso, lasciando qualche angolo cieco poco difeso e dei punti deboli appena necessari a rendere l’intero costrutto comunque non fattivamente invincibile.

Passo a spiegare.

A fronte di un comparto artistico di ottima fattura, un gameplay già analizzato come profondo e soddisfacente ed una narrativa classica quanto riuscita (con una riserva che esamineremo tra pochissimo), il lato tecnico del progetto si fa sorprendere una volta di troppo: i cali di frame costellano troppo frequentemente fasi di gioco in cui nemmeno si assiste ad una particolare apertura di sfondi o altro, e se nel primo Pillars i membri del party potevano arrivare ad un massimo di sei, nel secondo, dove questi sono invece fino a cinque, il sesto nostro compagno potrebbe essere lo stuttering. Aggiungi a queste problematiche anche un tempo di caricamento medio non lunghissimo ma comunque capace di “farsi notare” e si avrà il quadro complessivo di un apparato che poteva essere supportato in maniera migliore, nonostante ovviamente le carenze comunque presenti non inficino troppo pesantemente su quella che alla resa dei conti è un’esperienza di primissima qualità.

In conclusione, Pillars of Eternity II: Deadfire è davvero uno degli ultimi punti di arrivo di un genere, il GDR, che ha compiuto un percorso lungo quanto la storia della videoludica stessa. Un percorso che, nonostante i suoi intoppi e i suoi inciampi, ha raggiunto risultati maestosi.
Così è anche per l’ultima fatica di Obsidian: nonostante qualche pecca sul piano narrativo cui accennavo poc’anzi, che con la meccanica delle isole da esplorare frammenta un po’ troppo l’unità della storia dell’inseguimento di Eothas, qualche imperfezione sul piano tecnico altre zone d’ombra minori, il titolo offre un gameplay capillare e vastissimo, bellissimo da esplorare, gestire e dominare, unito ad una storia fantasy e articolata. Tutto quello che ogni fan del gioco vuole, ancora oggi.

*Codice digitale fornito dal publisher

Pillars of Eternity II: Deadfire

Pillars of Eternity II: Deadfire
7.8

Trama

8.0 /10

Gameplay

8.5 /10

Grafica

7.5 /10

Sonoro

7.2 /10

Longevità

8.0 /10

Pro

  • Gameplay profondo

Contro

  • imperfezioni tecniche

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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