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La co-op sei tu – Speciale sulla cooperativa

Domanda: che cos’è la cooperativa? Nel caso in cui siate soggetti estremamente impazienti o, ancor peggio, cultori del “tutto subito” potete saltare direttamente a fine articolo per sapere la risposta, ma il consiglio è ovviamente quello di leggerlo per intero perché sappiate che, anticipando parte della risposta finale, la cooperativa è un viaggio e come tale richiede un’accurata pianificazione.

“Vieni da me che giochiamo?”

Per sentire questa frase bastava drizzare le orecchie davanti a qualsiasi scuola media o superiore nel periodo dei primi anni 2000, un vero classico della “letteratura adolescenziale”; spendere interi pomeriggi a casa di amici a scazzottare su Tekken piuttosto che Final Fight, gare all’ultima corda di chitarra sull’ennesimo capitolo di Guitar Hero, adrenalina a mille in un sequenza infinita di sparatorie a Time Crisis (con la G-Con 45 per i più romantici e simulativi) oppure intavolare focose discussioni sul piano di azione perfetto in SOCOM. Se avete vissuto anche solo qualche anno di quell’epoca, nemmeno troppo lontana, tenetevi stretti quei ricordi più che potete e mostrateli con orgoglio quando qualcuno vi chiede cosa sia il videogioco per voi.

L’esistenza del videogioco cooperativo risale però all’alba del medium, sin dai cari e vecchi cabinati era possibile invitare un amico a fare una partita; a dire la verità il periodo dei cabinati non fu così “cooperative oriented” come si possa pensare dato che ogni partita costava e il valore anche solo di osservare un’altra persona giocare era inestimabile. Questo portava a favorire il gioco in singolo per far si che si giocasse a turni in modo da “vedere” due partite invece di una sola. Con la diffusione e la massificazione del medium questo tipo di pensiero è andato scemando fino a scomparire data la facilità di accesso che il videogioco si è guadagnato nel tempo.

Con il passare degli anni l’esponenziale progresso tecnologico e le differenti richieste di un mercato in continua espansione hanno relegato il gioco cooperativo ad essere un’opzione o comunque una piccola parte di un’esperienza ben più massiccia; opzione tanto marginale da essere accostata alla parola “modalità” riducendone di fatto l’importanza e cambiandone completamente i connotati in termini di percezione da parte dell’utenza. Il quesito che salta subito alla mente è il perché di questo disinteressamento generale da parte delle case di produzione, la risposta seppur complessa, sta principalmente in richieste di mercato differenti rispetto agli anni sopracitati e nell’utilizzo ormai largamente distribuito di piattaforme online che promuovono più l’aspetto competitivo del medium rispetto a quello cooperativo appunto. Se il gioco cooperativo non è ancora scomparso del tutto, la struttura a schermo condiviso è ancora più in bilico per via di una richiesta hardware sempre maggiore dei titoli in uscita con le software house che preferiscono puntare sui dettagli tecnico-grafici a discapito dell’inserimento di una struttura split-screen.

Al di là delle prolissità e delle ragioni economiche, il cuore del discorso è quello di cercare di capire i valori della struttura cooperativa nei videogiochi per evitare che possa essere sottovalutata e/o considerata un mero riempitivo, capire l’importanza di condividere le esperienze con qualcuno e soprattutto capire che la co-op può essere molto più di “giocare in due invece che da soli”.

Avventure solitarie in compagnia

Sin dal principio il videogioco viene considerato come un tipo di intrattenimento che tende ad isolare le persone, compromettendo le capacità comunicative con altri individui. In alcuni casi il videogioco potrebbe effettivamente portare ad un isolamento, ma in molti titoli, nella fattispecie proprio quelli cooperativi, la comunicazione, creatasi dalla necessità di completare il gioco al meglio, si intensifica a tal punto da trasformarsi in qualcosa di molto più sincero e naturale che potremmo identificare con il concetto di “legame”, anche se inizialmente solo a fini ludici. Tutto questo per dire che se le meccaniche cooperative vengono inserite in maniera intelligente all’interno del game design del titolo il risultato è quello di unire le persone e non isolarle.

Negli ultimi mesi sono arrivati sugli scaffali alcuni titoli che hanno alzato leggermente l’asticella dal punto di vista cooperativo, mi riferisco in particolare a Sea of Thieves, Far Cry 5 e A Way Out.  Tutti posseggono una cooperativa che funziona molto bene e non è relegata ad una semplice modalità ma ben integrata all’interno del game design, valorizzando però l’utilizzo del secondo giocatore in due modi diametralmente opposti.

Far Cry 5 e Sea of Thieves inseriscono il giocatore in un contesto di completa libertà di gioco, facendo estremo focus sulla parte migliore dell’esperienza: rispettivamente il Montana e le isole piratesche. La bellissima ambientazione del territorio statunitense ricreata da Ubisoft unita ad una colonna sonora eccezionale permette ai giocatori di creare di fatto il loro “gameplay”; non è necessario completare missioni una dopo l’altra ed avanzare nella trama principale per godere dell’esperienza cooperativa. La stessa cosa, ma con una moltitudine di possibilità in più la fa Sea of Thieves, il quale diventa esso stesso un parco giochi ove noi giocatori siamo le attrazioni. L’obiettivo non è quello di fornire una valutazione sui titoli posti in essere, per quello vi rimandiamo alle recensioni, bensì di sottolineare come, in particolare nel titolo Rare, l’idea principale sia di mettere i giocatori al centro dell’esperienza, dove però quest’ultima è creata dai giocatori stessi, plasmando di fatto un sistema pregno di puro divertimento e che permette di inspessire sia la struttura di gioco che, perché no, i rapporti con il nostro compagno di avventure.

Di una visione completamente opposta invece è A Way Out il quale nel cuore dell’esperienza inserisce sempre la cooperativa, ma l’intento del team di sviluppo risulta più improntato ad un concetto artistico rispetto al puro intrattenimento. Il titolo di Hazelight Studios spinge fortissimo sulla comunicazione narrativa nei confronti del giocatore; mette in piedi una struttura magnificamente architettata per la quale un alter ego comunica con l’altro, insieme “interagiscono” con la narrativa influenzandola e quest’ultima comunica direttamente con gli interpreti. Si nota immediatamente come la struttura circolare sopracitata implichi un’esperienza molto più strutturata e precalcolata rispetto a quella presente in Far Cry 5, ma non per questo inferiore, anzi.

L’idea alla base di A Way Out funziona splendidamente perché permette ai giocatori di occupare la parte centrale del vortice di emozioni che scaturisce dalla narrativa e, grazie al dialogo e alla comunicazione, riuscire addirittura ad influenzarla; ma la struttura, come detto prima, è circolare poiché sul finale, che non vogliamo spoilerarvi ovviamente, è la narrativa stessa ad influenzare voi, portandovi a compiere azioni che sono frutto di sentimenti ed emozioni provate grazie a ciò che vedete a schermo e non proveniente dalla vostra volontà diretta in quanto giocatori, ma in qualità di personaggi. Ed è in questo momento che scatta l’interruttore dell’immedesimazione, questo concetto moltiplicato per due può portare ad una potenza emotiva senza pari. Q

Questa è l’incredibile forza della cooperativa.

Il futuro è in mano nostra

Ripropongo dunque la domanda: cos’è la cooperativa? La risposta sta esattamente nel titolo di questo articolo, la cooperativa siamo noi. I giocatori diventano essi stessi game design, creando di fatto un viaggio all’interno di un altro, dove il primo sarà però sempre diverso perché personale e plasmato dai noi in quanto essere umani capaci di provare emozioni. La speranza per il futuro è quella di vedere aumentare il numero di produzioni che fanno un uso non marginale della struttura cooperativa, ma perché questo accada è necessario che noi consumatori, detentori dello scettro del mercato, ne capiamo l’importanza a livello artistico e comunicativo poiché un fiocco di neve è una creazione incredibile, ma quello che i fiocchi possono fare attaccandosi insieme lo è ancora di più.

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