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Caos a Deponia – Lo Chiamano Rufus! – Recensione

Caos a Deponia

Che Deponia abbia vissuto tempi migliori lo si può tranquillamente dedurre dando uno sguardo al panorama del mare di rifiuti, le discariche galleggianti e tutto ciò che c’è di obbrobrioso su questo strano pianeta. Alla situazione che dunque non appare delle più rosee, va ad aggiungersi la presenza del motore delle vicende per eccellenza, nonchè l’elemento che più di tutti è in grado di portare il Caos a Deponia: pochi ne nominano il nome, ma quelli che lo fanno, lo chiamano… Rufus!

Caos a Deponia è il secondo capitolo della trilogia di Deponia formata nell’ordine da Deponia, il titolo di cui trattiamo oggi e Goodbye Deponia, uscita tra il 2012 e il 2013 su PC; ne stiamo parlando in questa sede in seguito allo sbarco di questi su Playstation 4, per analizzare insieme come sia andato il tentativo di abbordaggio alla console di Sony da parte dell’interessantissimo progetto di Daedalic Entertainment.

 

La storia narrata all’interno di Caos a Deponia riprende i fatti esattamente da dove si erano interrotti col concludersi del capitolo precedente: dopo lo scontro con il malvagio Cletus, sosia del nostro protagonista che aveva convinto la bella Gal a venire con lui e distruggere Deponia, Rufus riesce a “salvare” la damigella dalle grinfie dell’antagonista, tornare sul pianeta discarica e rimettersi al lavoro per salvarne il futuro: purtroppo nella caduta dei due ragazzi dalla nave spaziale che li stava per portare a Elysium, Gal subisce un trauma e le sue personalità vengono frammentate dando vita a tre diverse Gal: una spavalda, una infantile e una raffinata. Rufus si troverà dunque ad avere a che fare con tutte e tre, con l’obiettivo di salvarle dagli attacchi di Cletus, che vuole riappropriarsi della ragazza robot per accedere ai codici di ascensioni racchiusi all’interno del suo chip cerebrale, con i quali intende tornare su Elysium e condannare Deponia alla distruzione. Servirà a questo punto uno dei proverbiali piani di Rufus per salvare la situazione, con tutto ciò che questo comporta…

Il gameplay proposto da Caos a Deponia, in linea con quello già messo sul piatto dal suo prequel è quello di un canonico punta e clicca in 2.5D, nel quale il giocatore, vestendo esclusivamente i sudici panni dell’eccentrico Rufus si immergerà nelle classiche meccaniche di gioco del genere che gli richiederanno la ricerca di oggetti chiave da combinare tra loro o utilizzare direttamente per innescare strampalate reazioni causa-effetto che vadano alla fine ad operare a nostro vantaggio per farci avanzare attraverso la narrazione. Il gameplay è anche cosparso da diversi puzzle e minigiochi in grado di stimolare la mente e presentare una sfida non per tutti, sia a livello intellettivo, sia in altri casi per quanto riguarda propriamente i riflessi e la coordinazione occhio mano.

Il comparto artistico rappresenta il punto di maggiore spessore per il progetto di Daedalic Entertainment: lo stile grafico risulta divertentissimo e incapace di stancare, grazie ai suoi colori vividi e il design di personaggi e sfondi curato e brillante.

Si tratta di un prodotto di prima qualità a livello di scelte artistiche: ogni animazione, ogni espressione facciale e ogni mutamento dell’ambiente viene resa all’interno di Caos a Deponia come se facesse parte di un lungometraggio cartoon esco, e tutte le ambientazioni del gioco sono degne di essere esplorate con lo sguardo per lunghissimi minuti, per essere sicuri di non perdersi nemmeno un particolare paesaggistico o legato agli strambi personaggi.

Anche dal punto di vista tecnico il titolo si dimostra essere solido e compatto: il frame rate risulta stabile e non soggetto ad alcun tipo di rallentamento e i tempi di caricamento di aree e partita sono a dir poco irrisori; durante il mio personale walkthrough dell’opera non mi sono imbattuto affatto in fastidiosi crash che affliggono altri titoli di questo genere, ma anche se fosse successo avrei potuto rimanere tranquillo, sicuro del fatto che l’efficiente sistema di salvataggio, sia automatico che manuale, avrebbe mantenuto al sicuro i miei progressi.

La seconda cosa che più colpisce di Caos a Deponia è il suo comparto sonoro: a fronte infatti di una colonna sonora che per quanto curata, non risulta un capolavoro (per quanto sia un’ottima opera di accompagnamento), il titolo gode di un doppiaggio completo in italiano come raramente se ne sentono: ogni battuta di ogni personaggio infatti è stata tradotta in italiano con una qualità ai limiti dell’incredibile, una drammatizzazione sintomo di una competenza ed una professionalità magistrali e una caratterizzazione di ogni singolo personaggio attraverso voce e accento sempre calzante, brillante e divertentissima. Capiterà più di una volta nel corso della partita, di sorprendersi a ridere da soli per una sagace battuta di qualche personaggio, o per un commento sarcastico ad una situazione simpaticamente assurda.

In conclusione, si può affermare a cuor leggero che Caos a Deponia è un ottimo titolo a livello generale, nonchè forse tra i migliori punta e clicca in 2.5D: con una storia godibile, un comparto artistico di prim’ordine e un apparato sonoro brillante grazie all’ottima localizzazione in italiano, il titolo di Daedalic Entertainment entra a pieno diritto nel pantheon di quelli emblematici del suo genere, grazie alla declinazione di parole chiave quali simpatia e sapiente sagacia per tutta la durata della raccomandata esperienza.

Il Caos e l’assurdo non sono mai stati così belli.

Versione testata: PlayStation 4 grazie al codice digitale fornito dagli sviluppatori

Caos a Deponia

Caos a Deponia
7.8

Gameplay

8/10

Trama

8/10

Grafica

8/10

Sonoro

8/10

Longevità

8/10

Pro

  • Doppiaggio Italiano
  • Comparto artistico

Contro

  • puzzle forse troppo macchinosi

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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