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Need for Speed Payback – Corse, fughe e derapate – Recensione

A due anni dal “reboot” della serie, Electronic Arts e Ghost Games riportano su PC, PlayStation 4 e Xbox One una delle serie racing arcade più amate dai videogiocatori, con Need for Speed Payback, disponibile dal 10 novembre (e dal 2 novembre in versione di prova su EA Access e Origin Access).

Gli sviluppatori di Ghost Games erano chiamati a riportare il brand corsistico di EA ai fasti del periodo d’oro della serie, tra il 2003 e il 2006 con gli episodi Most Wanted, Carbon e Underground, i più amati dalla critica e dal pubblico, e migliorare quanto di buono fatto con il titolo del 2015, scoprite se ci sono riusciti nella nostra recensione.

Tanta carne al fuoco, prediligendo la spettacolarità e l’accessibilità alla simulazione

Al terzo capitolo del brand sviluppato, i ragazzi di Ghost Games hanno scelto di ambientare il titolo a Fortune Valley (fortemente ispirata da Las Vegas), con una mappa open world interamente esplorabile e di offrire la più vasta scelta di contenuti nella storia della saga, ma procediamo con ordine.

La trama di Need for Speed Payback è incentrata sulle vicende di tre protagonisti principali: Tyler “Ty” Morgan, Sean “Mac” McAlister e Jessica “Jess” Miller, tre brillanti piloti di diverse “discipline” che hanno deciso di mettere assieme le proprie abilità per alcune remunerative attività clandestine e che traditi da Lina Navarro durante un colpo importante si trovano a combattere “La Loggia”, un’organizzazione criminale che controlla le corse e relative scommesse in tutta Fortune Valley.

Per cercare vendetta, i tre piloti aiutati dal meccanico “Rav” e dallo “Scommettitore” (che ha perso un super bolide nel colpo mancato del prologo e rischia di perdere il suo casinò proprio per colpa della Loggia) dovranno sconfiggere tutte e 10 le “fazioni” presenti sul vasto territorio di gioco per poter prendere parte alla sfida finale contro la malvagia organizzazione. La sceneggiatura, seppur non particolarmente brillante ed originale, scorre piacevolmente per le circa 20 ore necessarie ad arrivare alla fine della storia principale, durata che sale fino ad oltre le 30 ore volendo completare tutte le missioni secondarie, i collezionabili e le moltissime sfide presenti nella fittizia Las Vegas creata dagli sviluppatori.

A livello di gameplay, una delle novità di Need for Speed Payback è l’utilizzo, alternato, di tutti e tre i protagonisti: Tyler è specializzato nelle corse classiche, Mac nelle derapate fuoristrada e Jess nelle fughe; durante la campagna dovremo sfidare le diverse fazioni in una serie di gare, usando uno dei tre sopracitati piloti, e sconfiggendo i capi delle “gang” si sbloccheranno dei relitti, bolidi del passato che possono essere portati dal fidato Rav per una messa a punto ed essere aggiunti al proprio garage, in maniera analoga a quanto visto in titoli come Forza Horizon. La guidabilità delle sezioni con Tyler e Jess è del tutto simile a quella classica della serie, molto arcade ed accessibile con poche opzioni personalizzabili e tre livelli di difficoltà (facile, medio, difficile) che modificano leggermente l’aggressività e le prestazioni dei rivali gestiti dall’IA. Altra novità rilevante è l’introduzione delle Speed Card, ottenibili dopo ogni gara (scegliendo casualmente tra tre carte coperte) che sono il vero e proprio “cuore” di questa produzione. Saranno infatti le carte, divise per categorie a sostituire i potenziamenti dei bolidi. Le gare offrono anche una ricompensa in punti reputazione e una buona quantità di crediti, che possono aumentare accettando la scommessa che precede ogni gara (che pone un obiettivo diverso ogni volta, come stare in testa per una determinata quantità di secondi o colpire un certo numero di oggetti nelle gare di derapate) e permette di ottenere corposi extra, così come sfidare i tempi dei propri amici. I crediti saranno spendibili sia per acquistare le Speed Card dai venditori (ad un prezzo decisamente alto, facendo preferire il rigiocare le corse già sbloccate per ottenerne di nuove piuttosto che la compravendita) sia per acquistare nuovi bolidi. Le Speed Card possono anche essere vendute, sempre per crediti, oppure scambiate in una sorta di lotteria sperando di aver fortuna e di ottenerne una più performante o con bonus più utili alla modifica di una delle vetture in nostro possesso. La somma delle Speed Card equipaggiate fornirà il livello dell’auto, in modo da poter capire sempre quali gare sono alla nostra portata e quali no, grazie all’icona di livello consigliato disponibile ad ogni segnalino missione sulla mappa.

Le diverse tipologie di gare disponibili, la vastità della mappa e le molteplici attività secondarie che Need for Speed Payback, tra cui i classici Autovelox e le Sfide di velocità, i gettoni da trovare i cartelloni da distruggere, rendono questa produzione davvero la più ricca del brand, a livello contenutistico, caratterizzata anche da una buona fisica, tranne in qualche eccezione, soprattutto nelle gare di derapate, e per qualche collisione che durante la nostra prova, sia su console che su PC, ha generato l’effetto “flipper”, mandando la nostra vettura in traiettorie esilaranti e costringendoci a riavviare la gara in un paio di occasioni, niente comunque che possa influire sulla comunque ottima giocabilità di questo racing. I danni restano solo estetici e la guidabilità arcade permette anche ai giocatori più inesperti di recuperare facilmente posizioni in corsa senza bisogno di ripetere le gare, se non per motivi di “loot”.

Ottima anche la sensazione di velocità, sia nelle gare tradizionali che in quelle di derapate, ben differenziata come gli effetti sonori in tutti i bolidi presenti nel nutrito roster di Need for Speed Payback, composto da cinque tipologie di auto: Corsa, Accelerazione, Derapata, Fuga e Fuoristrada per un totale di oltre 70 autovetture.

Tecnicamente al passo coi tempi

A livello tecnico, sia su PC che su Xbox One il titolo regge il paragone con le produzioni più recenti, con l’ambientazione open-world che offre diversi scenari, cittadini e non, con un buon dettaglio grafico, ovviamente migliore su PC che sulle console standard. Su Xbox One le gare in notturna soffrono di qualche piccolo calo di framerate, ancorato altrimenti a 30fps stabili. I modelli poligonali di ambienti e vetture sono di ottima fattura così come il sistema d’illuminazione e le ombre. L’unica vera nota negativa della produzione è che Fortune Valley è scarsamente popolata e gli ambienti cittadini risultano “privi di vita” e abbastanza desolati, soprattutto nelle fasi notturne dell’ottima rotazione fra giorno e notte presente nel gioco.

Mentre dell’effettistica abbiamo già parlato, anche la colonna sonora, spiccatamente pop, presenta decine di brani famosi in grado di accontentare pressoché tutti i gusti musicali, buono anche il doppiaggio in italiano così come i sottotitoli. Il comparto multiplayer, elemento non portante della produzione, è funzionale e presenta due modalità per sfidare gli amici sulla stessa mappa del single player.

In definitiva Need for Speed Payback prende spunto dal proprio passato aggiungendo funzionalità, anche se non originali e già viste in altri racing open world, permettendo ai fan della saga di avere il titolo con più contenuti di sempre e la zona “sandbox” più vasta del brand. Consigliato a tutti gli estimatori dei titoli arcade, mentre ovviamente se cercate la simulazione pura da un titolo racing il nostro consiglio è di guardare altrove, vista l’IA volutamente permissiva e la mancanza della visuale interna o dal cofano e l’impossibilità di cambiare le impostazioni della guidabilità, così come i danni solamente estetici. I ragazzi di Ghost Games sono sicuramente sulla strada giusta per riportare la saga al suo passato splendore, e lo hanno dimostrato abbastanza bene con questo terzo tentativo.

*Versione testata: Xbox One (EA Access) e PC, grazie ad un codice fornito da Electronic Arts.

Need for Speed Payback

7.9

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.0/10

Ambientazione/Trama

7.5/10

Longevità

8.0/10

Pro

  • Tantissimi contenuti
  • Campagna longeva e varia
  • Molte tipologie di gare

Contro

  • IA troppo permissiva
  • Qualche calo di framerate su console

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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