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Styx: Shards of Darkness, “mi è semblato di sentile un goblin” – Recensione

Styx: Shards of Darkness

Agile, furtivo, assolutamente brutto: potendo creare il mio avatar virtuale preferito, sarebbe sempre così. O donna. A parte questo, in Styx: Shards of Darkness, ci si ritrova a controllare praticamente quello che, secondo i parametri prima elencati, dovrebbe essere il mio personaggio ideale.

Il gioco, sviluppato da Cyanide Studio e distribuito da Focus Home Interactive, è uno degli stealth più puri che vi ritroverete a giocare.

Come ben sappiamo, però, trovare la formula perfetta per un gioco stealth è sempre difficile (se non impossibile?). Andiamo a scoprire se quest’ultima è stata dunque trovata o se Styx l’ha rubata dopo aver mostrato a tutti il dito medio!

Rapida occhiata e “colpo d’occhio”

I goblin si sono moltiplicati a dismisura. La Carnage Squad (rinominata S.T.R.A.G.E. in italiano) ha ormai il suo bel da fare per limitare la minaccia verde, diffusa al punto da occupare territori appartenenti alle altre razze. Ovviamente tra tutti i simpatici e puzzolenti mostriciattoli, ce n’è uno particolare: Styx, l’unico goblin in grado, oltre ad impensierire Batman tra gadget e acrobazie, di parlare. Eh si, anche perché sarebbe difficile portare avanti una trama e dare sfogo a montagne di scurrilità senza il dono della parola!

Senza scendere nel dettaglio, la trama di Styx: Shards of Darkness vive di alti e bassi. In generale, servirà giusto a dare un senso al prosieguo della storia, a creare i giusti presupposti per alcuni siparietti divertenti e per dare sfogo alla boccaccia di Styx. L’impressione è che la scelta di una sceneggiatura meno solida sia proprio voluta, accettando quindi qualche “buco” in favore della spettacolarità.

Parlando di questa, il titolo funziona alla perfezione, con Styx al centro della scena sempre pronto con citazioni, battutacce e persino insulti al giocatore durante le schermate di GAME OVER. Da questo punto di vista, insomma, tutto funziona egregiamente, a patto di perdonare qualche sporadico mancamento del lip-sync, tempi di battute che in alcuni casi risultano inspiegabilmente macchinosi e le già citate debolezze narrative.

Passando ad un discorso più ampio dal punto di vista grafico, il giudizio è decisamente positivo. Le ambientazioni sono moderatamente vaste e ricche di dettagli, la texturizzazione non è affatto male, e i modelli poligonali dei personaggi sono mediamente ben fatti: il tutto è concretizzato in uno stile ben definito sin dalle prime schermate di gioco. Le animazioni forse non sono invece allo stesso livello del resto ma si mantengono comunque su uno standard molto elevato. Insomma, il colpo d’occhio è garantito.

Dal punto di vista del sonoro, invece, il discorso si fa molto più semplice: molto buona la colonna sonora, molto buono il doppiaggio (a patto di accettare il pesante overacting) così come la campionatura generale dei suoni. Categoria a parte per Styx e relativo doppiatore, ben calato nella parte, soprattutto negli intermezzi con gli insulti al giocatore (al punto di chiedersi cosa lo abbia ispirato così tanto – ndr).

Gameplay, ovvero “mi è semblato di sentile un goblin”

Ok, arriviamo al lato più complicato da descrivere: il gameplay. Come ho detto in fase d’apertura, Styx: Shards of Darkness è uno degli stealth più puri sul mercato. Durante le nostre imprese, infatti, la furtività sarà la nostra migliore (e unica) amica. A schermo avremo un indicatore a segnalarci il nostro livello di visibilità, mentre sparsi per la mappa di gioco ci sono vari nascondigli come bauli, armadi, barili o semplici anfratti in cui nasconderci. E fin qui, nulla di strano.

Styx dispone anche di alcuni gadget, come la sabbia con cui spegnere le torce, i dardi per stordire le guardie a distanza, con l’aggiunta di più classiche pozioni di vita, di ambra o oggetti lanciabili da usare come diversivo.  Alcuni di questi oggetti possono essere craftati sui banchi di lavoro sparsi per il mondo di gioco, dopo aver raccolto gli “ingredienti” richiesti. Anche nel caso in cui vi trovaste a tasche vuote, Styx potrà contare sulla sua affilata lama: portandoci alle spalle del nemico, sarà possibile scegliere tra una morte rapida e indolore (ma rumorosa), o lenta e silenziosa. E anche in questo caso, nulla di strano.

Segnalando che Styx ha a disposizione poteri come creare cloni e diventare invisibile, e che dopo ogni missione raccoglieremo PA (Punti Abilità) da spendere per lo sviluppo del personaggio, direi che è il caso di parlare della parte più ambigua del gioco: lo stealth. Già, proprio lui.

Ma come può essere problematico lo stealth in un gioco che fa di esso il suo cuore pulsante? Vediamolo. Il gioco presenta quattro livelli di difficoltà: Cercatore, Iniziato, Goblin e Maestro. Andiamo per ordine:

  • Cercatore: praticamente è quasi inutile. È vero, così il gioco è accessibile anche ai meno esperti del genere, ma rende praticamente dei manichini i nemici, che si accorgeranno di Styx solo in casi veramente estremi. Se dovessimo essere beccati, sarà comunque possibile, tramite la pressione del tasto destro del mouse, parare gli attacchi, per stordire i nemici e ucciderli.
  • Iniziato: cominciano i problemi. La difficoltà in generale è bilanciata, ma comincia ad uscire fuori il problema principale del gioco: l’Intelligenza Artificiale legata al comparto “sonoro”. Non importa che sia la mezzanotte dell’uno Gennaio, se fate cadere una monetina, sappiate che “loro hanno sentito”, quindi preparatevi ad avere interi eserciti pronti a sgozzarvi. Ah si, gli attacchi fanno più male. E abbiamo finito le noccioline, str**zi.
  • Goblin: qui si entra nello stealth più puro. Niente contrattacchi: se vi prendono, siete morti… o fot**ti, come direbbe Styx. Oltre alla totale disattivazione del combattimento, i nemici ci individueranno ancora più velocemente. Se dal punto di vista “visivo” questo può rappresentare una sfida, facendoci valutare ogni passo fatto con attenzione, dal punto di vista “sonoro” il tutto diventa così punitivo da definirlo quasi “broken”. Toccate di striscio una sedia e diventerete il ricercato numero uno del pianeta.
  • Maestro: identica alla difficoltà Goblin fatta eccezione per i checkpoint, attivati solo all’inizio di ogni zona e all’ingresso del nascondiglio.

Conclusioni

Se siete dei puristi dello stealth, non dilunghiamoci: comprate Styx: Shards of Darkness RIGHT NOW!

Se invece vi volete avvicinare per la prima volta al genere, o semplicemente avete solo un leggero languorino (Ambrogio!), vi invito a riflettere. Il gioco offre una difficoltà accessibile a tutti ma, probabilmente, sarà così accessibile che vi perderete il 40% delle feature di gioco. Quello appena descritto non è un problema unico a Styx: Shards of Darkness: mi viene da pensare a Dishonored, per rimanere vicini al genere, dove a basse difficoltà non useremo quasi mai il nostro arsenale per intero; o i vari COD, dove la difficoltà è solo un mero moltiplicatore applicato alle meccaniche di gioco. Nel caso in questione, poi, la longevità è direttamente proporzionale alla difficoltà scelta: si passa da circa 10 ore a difficoltà bassa a… 20-30-40 ore a difficoltà più elevate. Non poca differenza.

Quando penso a difficoltà ben bilanciate, insomma, penso a Dark Souls, dove ne esiste un solo livello ma con diverse modalità d’approccio (e di imprecare – ndr). O al vetusto Killzone 2, dove all’aumentare della difficoltà aumentavano il numero di strategie utilizzate dagli avversari.

In ogni caso, Styx: Shards of Darkness è un titolo che consiglio per la qualità generale sopra la media, per l’ottimo doppiaggio e per passare, anche a basse difficoltà, quelle 10-15 ore piacevoli in un mondo ben realizzato e caratterizzato.

Styx: Shards of Darkness

7.9

Gameplay

7.4/10

Grafica

8.3/10

Sonoro

8.2/10

Longevità

7.9/10

Trama e personaggi

7.9/10

Pro

  • Personaggio carismatico
  • Ottimo colpo d'occhio
  • Per i puristi dello stealth

Contro

  • Sistema di difficoltà rivedibile
  • Nemici troppo reattivi...
  • ... ma a volte troppo poco!

Leonardo Scarfò

Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.

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