Scritto da Giovanni Poli, con copertina ed illustrazioni di Fabrizio Peraldo Neia e Maria Rosaria Monticelli e l’editing di Roberto Poli, Dossier n. 5 – Nuova Indagine: Marie Gunter è un nuovo caso investigativo per Modus Operandi: American Serial Killers, il gioco di ruolo di Coleman Piskins Roleplay Games dedicato alle indagini sui serial killer. Questa volta l’Unità K dell’FBI viene chiamata a Milwaukee, nel Wisconsin, nel giugno del 1975, per occuparsi di una serie di morti che hanno inizialmente attirato poca attenzione. Cinque donne anziane, tutte malate da tempo, sono state trovate senza vita nelle proprie abitazioni ed a collegare i casi è un dettaglio inquietante: un piccolo crocifisso nero disegnato sulla fronte di ciascuna vittima. Un particolare che trasforma decessi apparentemente naturali in una possibile firma criminale e dà il via a un’indagine nella quale sarà necessario ricostruire gli ultimi giorni delle donne, verificare le testimonianze e capire chi potesse avere accesso alle loro case.

La forza della premessa risiede nella natura stessa delle morti su cui gli agenti sono chiamati a indagare. Quando una persona anziana, affetta da patologie importanti, muore nella propria abitazione, non è necessariamente immediato sospettare un omicidio. Giovanni Poli costruisce il caso intorno a questa difficoltà, chiedendo ai giocatori di riconoscere un disegno criminale là dove, inizialmente, le autorità avevano individuato soltanto una successione naturale di decessi. Il crocifisso nero diventa così il primo elemento capace di incrinare una spiegazione apparentemente ragionevole, ma non basta, tuttavia, riconoscere una firma: occorre dimostrare che quelle morti siano effettivamente collegate e trovare riscontri sufficienti a sostenere un’accusa.
È un punto di partenza particolarmente adatto a Modus Operandi, perché assegna un peso concreto al metodo investigativo: i personaggi non sono chiamati ad inseguire un assassino già individuato, ma a mettere in discussione conclusioni precedenti, verificando quanto sia stato osservato e quanto, invece, sia stato dato per scontato. La ricostruzione dei fatti richiede pazienza e la disponibilità a tornare su informazioni che, alla prima lettura, potrebbero sembrare poco significative e l’autore sembra voler mettere alla prova soprattutto la capacità del gruppo di distinguere una supposizione plausibile da un’ipotesi sostenuta dalle prove.
Il Dossier accompagna questo lavoro con una struttura molto dettagliata. Ogni scena presenta indicazioni riservate al Procuratore, tempi di svolgimento, eventuali requisiti legali, abilità coinvolte e ricompense espresse attraverso punti indizio, punti profiling ed esperienza ed a questi elementi si aggiunge la gestione della pressione, che contribuisce a rappresentare le difficoltà incontrate dall’Unità K nel corso dell’indagine. L’organizzazione del materiale è funzionale: chi conduce può individuare rapidamente le informazioni necessarie e comprendere quali conseguenze abbia una determinata attività investigativa.

Il vantaggio di una simile impostazione si avverte soprattutto quando il gruppo decide di approfondire piste differenti, perché sopralluoghi, consultazione dei rapporti di polizia, esami medico-legali, interrogatori e verifiche documentali non hanno tutti la medesima funzione. Alcuni passaggi servono a stabilire i fatti, altri a confrontare dichiarazioni o ad ottenere gli elementi necessari per procedere legalmente ed il caso invita quindi a ragionare sulle informazioni disponibili anziché considerare ogni scena come una “fase da superare” per raggiungere quella successiva.
Poli precisa che l’ordine proposto non deve limitare le decisioni dei giocatori ed incoraggia il Procuratore a introdurre ulteriori scene quando il gruppo sviluppa iniziative sensate non previste dal testo, che è un’indicazione importante, perché riconosce una difficoltà tipica delle avventure investigative molto strutturate: gli autori e chi conduce il gioco conoscono già la soluzione, mentre i giocatori possono arrivarci attraverso ragionamenti e percorsi completamente diversi da quelli immaginati durante la scrittura.
La libertà dichiarata deve però confrontarsi con la quantità di procedure e collegamenti predisposti perché il Dossier fornisce una rete investigativa ampia, ma alcune informazioni assumono un’importanza decisiva per l’avanzamento del caso. Chi conduce deve distinguere ciò che è indispensabile scoprire dalle modalità attraverso cui quella scoperta può avvenire, altrimenti si rischia di concedere ai personaggi libertà nella scelta delle scene, mantenendo però un percorso sostanzialmente obbligato nella progressione delle informazioni. È una differenza sottile, ma al tavolo può determinare quanto i giocatori percepiscano l’indagine come il risultato delle proprie intuizioni e non di un percorso guidato.

La preparazione del Procuratore diventa perciò parte integrante della riuscita dell’avventura ed una lettura preliminare completa ed approfondita ed una buona organizzazione dei materiali offerti dallo scenario sono assolutamente necessarie per comprendere le relazioni tra i diversi elementi, anticipare le conseguenze delle scelte del gruppo e riuscire a gestire al meglio eventuali deviazioni. Non è sufficiente conoscere la scena che si sta per giocare: occorre sapere quali informazioni potrebbero emergere altrove e quali collegamenti devono restare disponibili anche quando gli investigatori imboccano una strada inattesa. Il materiale offre un sostegno considerevole, ma richiede una buona quantità di tempo per essere assimilato prima delle sessioni.
Un’altra scelta significativa riguarda gli eventi che intervengono durante l’indagine: il Dossier prevede due tabelle dedicate a differenti fasi del caso ed indica un’attivazione periodica, pur lasciando al Procuratore il compito di calibrare l’effettiva pressione sul gruppo. È un modo per impedire che l’investigazione si trasformi in una successione indisturbata di controlli ed interrogatori, e le circostanze esterne possono modificare le priorità degli agenti, introdurre complicazioni e ricordare che il loro lavoro non si svolge in condizioni ideali.
Questa soluzione funziona quando gli eventi vengono interpretati alla luce di quanto sta accadendo nella fiction, mentre se applicati con eccessiva rigidità, rischiano invece di interrompere il ragionamento dei giocatori proprio nel momento in cui stanno costruendo una pista promettente. L’autore lascia spazio alla valutazione del Procuratore, ma tale flessibilità presuppone una certa esperienza nella gestione del ritmo investigativo ed il risultato dipende meno dalla frequenza degli eventi che dalla loro capacità di produrre conseguenze credibili.

Anche il profiling è trattato come un’attività che richiede una base investigativa adeguata: non è sufficiente accumulare punti ma il Dossier stabilisce condizioni precise prima che gli agenti possano elaborare un profilo attendibile. Questa scelta impedisce di utilizzare l’analisi comportamentale come una scorciatoia capace di anticipare conclusioni che il gruppo non ha ancora giustificato ma al tempo stesso rende evidente la componente procedurale del sistema: il Procuratore deve far percepire il significato delle scoperte, evitando che il raggiungimento di una soglia numerica diventi più importante del ragionamento che dovrebbe rappresentare.
Nel complesso, le meccaniche sostengono un’idea di investigazione fondata sulla verifica e sull’accumulo ragionato delle evidenze. I giocatori che apprezzano la discussione delle ipotesi, il confronto tra testimonianze e la ricostruzione cronologica degli eventi troveranno numerose occasioni per contribuire. Chi preferisce un approccio più rapido, basato su pochi indizi particolarmente eloquenti, potrebbe invece avvertire il peso delle procedure. Non si tratta di una caratteristica necessariamente negativa, ma di una precisa scelta di design, coerente con l’identità della linea.

ATTENZIONE: DA QUESTO PUNTO SONO PRESENTI SPOILER SULLA SOLUZIONE DELL’INDAGINE.
La soluzione riconduce gli omicidi all’ospedale Holy Virgin Mary, Mother of the Church e a due infermiere, Thelma Dickinson e Louise Sawyer. Le donne individuano le future vittime durante i ricoveri, approfittano della propria posizione per procurarsi l’accesso alle loro abitazioni e, dopo le dimissioni, le uccidono utilizzando una tossina botulinica e le condizioni di salute delle pazienti rendono meno immediato riconoscere la natura criminale dei decessi. Il crocifisso nero lasciato sulla fronte, apparentemente in contrasto con la volontà di non destare sospetti, rivela invece il bisogno delle assassine di attribuire un significato alle proprie azioni.
È proprio questa contraddizione a dare spessore alla costruzione del caso: le responsabili non interpretano i delitti come atti di crudeltà, ma li giustificano attraverso una distorta convinzione religiosa, autoconvincendosi che gli omicidi siano una forma di misericordia nei confronti di donne sofferenti. Il simbolo sulla fronte non è quindi un semplice espediente narrativo per collegare le vittime ma rappresenta la loro necessità pratica di trasformare l’omicidio in un gesto che ritengono moralmente legittimo. L’autore sceglie di rendere riconoscibile questa motivazione, pur senza affidarle il compito di spiegare ogni aspetto del comportamento delle due donne.
La relazione tra Thelma e Louise aggiunge un elemento psicologico più interessante della sola condivisione di un fanatismo religioso: Thelma domina il rapporto, prende le decisioni e mortifica ripetutamente la compagna, mentre Louise sembra aver costruito buona parte della propria esistenza intorno al bisogno di non deluderla. La loro collaborazione criminale non nasce dunque da una perfetta equivalenza di caratteri e responsabilità ed il rapporto di dipendenza permette di leggere le azioni delle due donne anche attraverso una dinamica di controllo, offrendo al Procuratore materiale utile per differenziarne atteggiamenti e reazioni.
L’indagine è progettata affinché questa verità emerga attraverso riscontri di natura diversa: l’accesso ai farmaci, i collegamenti con le vittime, le testimonianze e gli elementi recuperabili durante le perquisizioni concorrono a costruire un quadro accusatorio. La scelta di distribuire le prove su più fronti è appropriata: una soluzione tanto specifica sarebbe poco soddisfacente se dipendesse da un unico indizio risolutivo ma rimane tuttavia essenziale che il Procuratore sappia gestire le eventuali scoperte anticipate, senza costringere il gruppo a completare passaggi ormai superati dal ragionamento dei giocatori.
Il Dossier introduce inoltre una possibilità che amplia il significato dell’indagine: gli agenti possono occuparsi anche dei maltrattamenti subiti da alcuni pazienti dell’ospedale, favorendo un’azione legale che coinvolge l’istituzione e diversi suoi dipendenti. È una scelta che rivela l’intenzione di non circoscrivere ogni conseguenza alla cattura delle assassine e l’autore sembra chiedersi che cosa debbano fare gli investigatori quando, cercando la verità su una serie di delitti, incontrano altre forme di abuso. La risposta prevista dal testo è molto definita nei suoi sviluppi giudiziari e rischia di risultare più lineare di quanto sarebbe una vicenda simile, ma il suo inserimento offre al gruppo un’opportunità significativa di incidere sul mondo di gioco oltre la conclusione del caso principale.
FINE SPOILER.

Sul piano editoriale, il Dossier mantiene l’impostazione operativa della collana, privilegiando materiali immediatamente utilizzabili ed indicazioni concrete per la conduzione. La quantità di informazioni è considerevole e giustifica un lavoro preparatorio accurato.
Nuova Indagine: Marie Gunter conferma la volontà di Modus Operandi: American Serial Killers di trattare l’investigazione come un processo articolato, nel quale osservare, confrontare e dimostrare conta più dell’intuizione improvvisa. Il caso ha una premessa efficace ed offre un insieme di strumenti che permette al Procuratore di affrontare un lavoro complesso senza dover costruire autonomamente ogni passaggio. Il rovescio della medaglia è una struttura impegnativa da padroneggiare, che può diventare troppo prescrittiva se utilizzata senza adattarla alle decisioni del gruppo.
Il risultato è un’avventura che dà il meglio con giocatori disposti a dedicare attenzione ai dettagli e con un Procuratore capace di conoscere a fondo il materiale senza lasciarsene vincolare. Non è il Dossier più indicato per chi cerca una preparazione veloce o un’indagine fortemente improvvisata, ma offre soddisfazioni a chi apprezza la ricostruzione metodica dei fatti. La sua qualità non risiede soltanto nella quantità di scene e documenti predisposti, bensì nella possibilità di farli diventare gli strumenti di un’indagine che appartenga davvero ai personaggi e quando questo equilibrio viene raggiunto, Marie Gunter dimostra quanto la linea sappia valorizzare il lavoro investigativo al tavolo.
*Copia fisica e digitale del manuale fornita dall’editore in cambio di una recensione onesta.







