Sviluppato da Hyper Luminal Games e pubblicato da Numskull Games, The Day I Became a Bird è arrivato il 16 aprile 2026 su PC, PlayStation 5 e Nintendo Switch, trasformando in un’avventura interattiva l’omonimo libro per ragazzi di Ingrid Chabbert e Raúl Nieto Guridi. Il progetto nasce inoltre da un percorso piuttosto particolare, visto che la storia era già stata adattata in un cortometraggio nel 2023, incluso tra i contenuti extra del videogioco. Noi lo abbiamo provato su PC, ritrovandoci nei panni di Frank, un bambino che, come accade nelle storie sul primo amore, si innamora perdutamente di Sylvia, una compagna di scuola affascinata dal mondo degli uccelli. Il problema è che Frank non sa come attirare la sua attenzione e, invece di provare semplicemente a parlarle, decide di fare quello che a un bambino sembra assolutamente logico: diventare un uccello per conquistarla.
The Day I Became a Bird è un videogioco che parte da una premessa estremamente semplice, quasi disarmante, ma proprio per questo riesce a trasmettere immediatamente quella sensazione di innocenza che appartiene ai primi sentimenti. Frank non è un protagonista particolarmente complesso e non deve affrontare una grande minaccia, salvare il mondo o risolvere un mistero. Deve semplicemente trovare il modo di farsi notare da una bambina della quale si è innamorato. Ed è proprio questa semplicità a rappresentare uno degli elementi più riusciti dell’intera esperienza.
Il gioco racconta infatti il primo amore attraverso lo sguardo di un bambino, evitando di caricare la storia di significati eccessivamente adulti. Frank vive quello che gli sta accadendo con una serietà assoluta, trasformando una semplice cotta in qualcosa di enorme. Sylvia, invece, sembra appartenere a un mondo tutto suo, completamente affascinata dagli uccelli che osserva, disegna e riproduce continuamente. È proprio questa sua passione a spingere Frank verso la soluzione più assurda e, contemporaneamente, più tenera che gli venga in mente.
L’idea di diventare un uccello funziona quindi non tanto perché rappresenti una trovata narrativa particolarmente sofisticata, ma perché racconta perfettamente il modo in cui un bambino può affrontare qualcosa di completamente nuovo e incomprensibile come l’innamoramento. Frank non sa ancora come esprimere quello che prova e cerca quindi di comunicare attraverso ciò che pensa possa piacere a Sylvia. È una storia di goffaggine, fantasia e determinazione, ma anche un piccolo racconto sulla difficoltà di essere se stessi quando si vuole disperatamente attirare l’attenzione di qualcuno.

Questa dimensione emotiva viene accompagnata da una direzione artistica che rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza della produzione. The Day I Became a Bird sembra continuamente voler ricordare al giocatore di trovarsi all’interno di un libro illustrato che ha preso vita. Le ambientazioni utilizzano modelli tridimensionali semplici, arricchiti da elementi bidimensionali e da una forte componente disegnata a mano. Il risultato non punta al realismo e non ne ha alcuna necessità: tutto appare morbido, colorato e volutamente fiabesco.
La scelta è particolarmente azzeccata proprio considerando la natura del materiale originale. Invece di cercare di trasformare il libro in un videogioco tradizionale, Hyper Luminal Games mantiene quella sensazione di illustrazione per bambini e la adatta alle esigenze di un ambiente interattivo. Alcuni elementi dell’interfaccia e delle ambientazioni sembrano quasi essere stati disegnati direttamente sulle pagine di un libro, creando una continuità visiva che funziona molto bene.
È interessante anche il modo in cui il videogioco amplia il materiale di partenza. Un libro illustrato di poche decine di pagine non avrebbe naturalmente potuto sostenere un’esperienza videoludica senza l’aggiunta di nuovi contenuti. Gli sviluppatori hanno quindi inserito diverse situazioni quotidiane che permettono di trascorrere più tempo insieme a Frank e di conoscere meglio la sua vita, i suoi compagni di scuola e le sue attività.

Queste aggiunte rappresentano una delle scelte più importanti dell’adattamento, perché avrebbero potuto trasformarsi facilmente in semplice riempitivo. Invece, nella maggior parte dei casi, riescono a dare maggiore consistenza alla storia. Alimentare il cane, andare a scuola, giocare, raccogliere materiali e dedicarsi alle attività necessarie per costruire il costume da uccello permettono di seguire gradualmente l’evoluzione dell’idea di Frank.
È soprattutto la costruzione del costume a rappresentare uno dei momenti più riusciti. Quello che nel libro viene inevitabilmente raccontato attraverso poche immagini diventa qui una vera attività nella quale partecipiamo direttamente alla realizzazione del progetto. Raccogliere i materiali, prepararli e assemblare progressivamente il costume permette di percepire meglio quanto Frank sia determinato nel portare avanti la propria idea, per quanto assurda possa sembrare agli occhi di un adulto.
Ed è proprio qui che The Day I Became a Bird dimostra di aver compreso bene il potenziale dell’interattività. Non tutte le parti del gioco riescono a fare altrettanto, ma nei momenti migliori non ci limitiamo a osservare la storia: partecipiamo a piccoli gesti che ci permettono di comprendere meglio il protagonista.
Il problema emerge quando ci spostiamo sul gameplay vero e proprio. The Day I Became a Bird è un’esperienza estremamente semplice, pensata chiaramente per essere accessibile anche a un pubblico molto giovane. Le interazioni consistono prevalentemente nel muoversi negli ambienti, raccogliere oggetti, parlare con gli altri personaggi e completare attività attraverso semplici pressioni dei pulsanti o brevi sequenze interattive.

Non esiste praticamente alcuna difficoltà reale e il fallimento è quasi sempre privo di conseguenze. In diversi momenti basta mantenere premuto un pulsante o seguire una semplice indicazione a schermo per completare un’attività. La scelta è comprensibile considerando il pubblico di riferimento, ma per un giocatore adulto significa inevitabilmente trovarsi davanti a un’esperienza nella quale il gameplay non costituisce una vera sfida.
Tra una giornata e l’altra vengono inoltre proposti alcuni puzzle a tessere che permettono di ricomporre le illustrazioni e accompagnano la progressione narrativa. Sono enigmi estremamente semplici, ma rappresentano probabilmente uno degli elementi ludici più piacevoli proprio perché interrompono il ritmo dell’esplorazione e riportano direttamente alla dimensione del libro illustrato.
Anche le attività secondarie svolgono una funzione interessante. Esplorando gli ambienti possiamo infatti imbatterci in piccoli compiti opzionali, come interagire con alcuni oggetti o dedicarsi ad attività apparentemente insignificanti. Non sono necessari per completare la storia, ma permettono di ottenere piume da raccogliere e soprattutto restituiscono quella curiosità tipicamente infantile che caratterizza l’intero progetto.

È una filosofia di design che preferisce premiare l’esplorazione piuttosto che la bravura. Non dobbiamo essere particolarmente abili o avere riflessi straordinari: dobbiamo semplicemente essere curiosi e osservare quello che ci circonda. Per un gioco di questo tipo è probabilmente la scelta corretta, anche se contribuisce a rendere l’esperienza poco interessante per chi cerca un’avventura più tradizionale.
Non tutte le variazioni sul tema risultano però altrettanto riuscite. Alcune sezioni introducono una visuale tridimensionale differente e momenti nei quali dobbiamo guidare Frank attraverso percorsi prestabiliti, come nel caso delle sequenze in bicicletta. L’idea di cambiare prospettiva è apprezzabile, ma queste parti non raggiungono la stessa qualità dei momenti più narrativi. La gestione dello spazio può risultare poco intuitiva e la raccolta di alcuni elementi non è sempre immediata.
Anche l’utilizzo dei comandi tende a diventare ripetitivo. La maggior parte delle interazioni segue infatti schemi molto simili e, dopo aver compreso il funzionamento di una determinata azione, raramente troviamo qualcosa che ne sviluppi realmente le possibilità. È un sistema che funziona per accompagnare la storia, ma non per costruire un gameplay memorabile.
Questo porta inevitabilmente alla questione della durata. The Day I Became a Bird è un’esperienza estremamente breve e può essere completata in una singola sessione. A seconda del ritmo e del tempo dedicato alle attività opzionali, parliamo indicativamente di un’ora o poco più, anche se il tempo necessario può variare in base a quanto si esplorano gli ambienti e si cercano tutti i collezionabili.
Da una parte, questa brevità è perfettamente coerente con il tipo di esperienza che il gioco vuole offrire. The Day I Became a Bird non ha bisogno di diventare un’avventura di dieci ore e allungare artificialmente la storia avrebbe probabilmente compromesso la sua delicatezza. Dall’altra, è difficile non pensare che alcune delle idee introdotte avrebbero potuto essere sviluppate maggiormente.

Il gioco, infatti, sembra spesso mostrare scorci di quello che avrebbe potuto essere un sistema di interazione più ricco. Alcune attività funzionano molto bene proprio perché permettono di immergersi nella quotidianità di Frank, mentre altre sembrano semplicemente accompagnare il giocatore da una scena narrativa alla successiva. Una maggiore varietà avrebbe potuto rendere l’esperienza più coinvolgente senza necessariamente snaturarne la semplicità.
Il rapporto con il cortometraggio incluso nel pacchetto è inoltre particolarmente interessante. Guardarlo dopo aver completato il gioco permette di notare come le tre versioni della stessa storia utilizzino strumenti differenti per ottenere risultati simili. Il videogioco può approfondire alcuni momenti attraverso l’interattività e dare maggiore spazio alla quotidianità di Frank, mentre il cortometraggio punta maggiormente sulla sintesi e sulla componente emotiva delle immagini.
Anche il libro originale rimane chiaramente presente nella struttura narrativa. Il gioco non cerca di tradire il materiale di partenza per trasformarlo in qualcosa di completamente diverso, ma lo espande rispettandone lo spirito. È probabilmente questo il risultato più importante raggiunto da Hyper Luminal Games: riuscire a trasformare una storia estremamente breve in un’esperienza interattiva senza perdere la sua identità.
The Day I Became a Bird non è quindi un gioco che cerca di dimostrare quanto possa essere complesso il medium videoludico. Al contrario, sceglie consapevolmente di utilizzare gli strumenti più semplici possibili per raccontare una storia altrettanto semplice. Il problema è che questa filosofia può funzionare molto bene con il pubblico giusto e molto meno con chi cerca un’avventura capace di offrire una vera componente ludica.
Anche emotivamente il risultato è abbastanza particolare. La storia possiede indubbiamente una certa tenerezza e alcuni momenti riescono a strappare un sorriso, ma la durata estremamente contenuta impedisce di costruire un coinvolgimento particolarmente profondo. Conosciamo Frank e Sylvia, comprendiamo il loro rapporto e seguiamo la crescita del sentimento del protagonista, ma abbiamo poco tempo per affezionarci realmente a loro.
Questo non impedisce comunque al finale di funzionare. Il gioco riesce a chiudere il proprio piccolo racconto mantenendo quella leggerezza che lo ha accompagnato dall’inizio, senza trasformare il primo amore in qualcosa di eccessivamente melodrammatico. È una conclusione coerente con il tono generale e con l’idea che questa esperienza voglia soprattutto ricordarci quanto, da bambini, anche le cose più semplici potessero sembrare enormi.

The Day I Became a Bird è quindi un progetto particolare, soprattutto perché nasce da un’opera già esistente e decide di non limitarsi a riprodurla. Il videogioco aggiunge contenuti, amplia alcuni momenti e permette al giocatore di vivere direttamente la storia di Frank, riuscendo nella maggior parte dei casi a giustificare la propria esistenza come adattamento interattivo. La direzione artistica è delicata e coerente, la storia è tenera e alcune delle attività funzionano sorprendentemente bene.
A limitarne il potenziale sono soprattutto la durata ridotta e un gameplay estremamente semplice, che difficilmente riuscirà a soddisfare chi cerca una vera sfida. Alcune delle idee introdotte avrebbero inoltre meritato maggiore spazio, mentre certe sequenze sembrano più interessate a variare la formula che a svilupparla realmente. Ma sarebbe altrettanto ingiusto giudicare The Day I Became a Bird esclusivamente sulla profondità delle sue meccaniche: il suo obiettivo principale è raccontare una piccola storia sul primo amore attraverso uno sguardo infantile, e sotto questo aspetto il progetto riesce a essere coerente dall’inizio alla fine.
The Day I Became a Bird è, in definitiva, una piccola fiaba interattiva che non pretende di essere qualcosa di diverso da quello che è. È breve, semplice e talvolta fin troppo elementare, ma possiede una propria identità e soprattutto riesce a trasformare un libro per bambini in un’esperienza videoludica rispettosa del materiale originale. Non siamo davanti a un titolo destinato a lasciare il segno per le proprie meccaniche, ma a un’avventura capace di regalare poco più di un’ora piacevole e, soprattutto, di ricordarci quanto può sembrare gigantesco il primo amore quando lo si vive con gli occhi di un bambino.
*Versione testata: PC, grazie ad un codice Steam fornito dal publisher







