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Limbo: La portabilitá in scala di grigi – Recensione

Limbo

L’importanza del sound design nell’industria dell’intrattenimento è ormai ben nota a tutti, ma ció che viene sottovalutato molto piú spesso è l’utilizzo del silenzio sia come elemento di design che di gameplay. John Carpenter, maestro del cinema “a secco” da un po’ anni, ha dimostrato di sapere utilizzare in maniera estremamente evocativa lunghi silenzi i quali, all’apparenza inutili, secernono una quantità impressionante di narrativa.

Nel nostro amato medium tale pratica è molto raramente utilizzata, a causa anche della sua enorme difficoltà di bilanciamento, tanto che non se ne sente mai parlare. Ma com’è importantissimo l’utilizzo intelligente del suono al fine di creare un’atmosfera, lo è anche l’utilizzo del “non suono” il quale da un punto di vista narrativo permette di inglobare il giocatore nella bolla auditiva dell’ambiente di gioco, focalizzando quest’ultimo su micro suoni che non sarebbero udibili con la presenza di una colonna sonora classica. Dal punto di vista dell’interazione ricorrere all’assenza di suoni porta invece ad un focus maggiore nei confronti della scena e veicola il gameplay attraverso l’istinto e la capacita di reazione del giocatore.

Un mix tra questi dei due aspetti sopracitati lo si può trovare proprio in Limbo, il quale anche dopo otto anni dalla data d’uscita sembra non accusare per nulla il peso del tempo e torna sugli scaffali con questa versione Switch piú in forma che mai.

In cerca della sorella

La trama di Limbo ci vede impersonare un ragazzino, il cui nome non ci è pervenuto, risvegliatosi in una foresta buia e misteriosa. Lo scopo è quello di ritrovare la sorella perduta, incontrando numerose difficoltà rappresentate da varie creature intente per un qualche motivo ad ostacolarci.

Se da un punto di vista narrativo Limbo non sorprende, ció che suscita parecchio stupore è l’impasto estetico del titolo il quale è disegnato interamente su scala di grigi; la semplicità a livello di colorazione lascia spazio ad effetti di vario genere i quali riescono perfettamente nel trasmettere il senso di angoscia nell’attraversare una foresta tetra e pericolosa.

Scuola Nintendo su console Nintendo

Le dinamiche di gameplay di Limbo sono quelle classiche dei platform a due dimensioni, scuola Nintendo per capirci, infatti il nostro ragazzino ha la possibilità di saltare e aggrapparsi a vari elementi dello scenario, i quali verranno quasi sempre utilizzati per superare i numerosi enigmi posti dinnanzi al giocatore durante tutto il corso dell’avventura. Il livello di difficoltà di questi ultimi premette di completare le circa 3 ore di avventura con poche se non quasi nessuna problematica, ma questo non significa che si possa farlo senza vedere il nostro ragazzino sbriciolato in mille modi possibili, poiché la morte in Limbo, come succede in altre produzioni, oltre ad essere particolarmente crudele a livello visivo, deve essere vista come un passaggio quasi obbligatorio in certi frangenti anziché come un fallimento.

Switch: un limbo fra incantevole e meraviglioso

Come abbiamo avuto modo di constatare in questo anno e mezzo di vita della nuova ammiraglia di Nintendo, tantissime esperienze una volta portate su Switch acquisiscono un valore diverso risvegliando qualità sopite od addirittura inesistenti in altre versioni. Limbo, sotto questo punto di vista, non fa alcuna eccezione tanto da far sembrare la sua uscita quasi un “day one” del titolo originale; cosa sorprendente considerando il lungo tempo che ci separa dalla prima release.

La configurazione in mobilità è quella in cui sicuramente Limbo riesce a donare il meglio di sé, grazie all’atmosfera che è possibile concretamente creare unendo l’ormai sovracitato silenzio al buio della nostra cameretta, illuminata solo dal riflesso dello schermo della console e scossa dall’ansia e dall’angoscia di una foresta piena di ombre e irta di pericoli.

La totale assenza di bug (almeno noi non ne abbiamo riscontrato alcuno) e un frame rate pietrificato sui sessanta fotogrammi al secondo compongono, in termini di pura qualità tecnica della conversione per Nintendo Switch, una versione di Limbo di ottima fattura, la quale dimostra ancora una volta la dedizione e la passione di Playdead per un titolo con così tanti anni sulle spalle.

Conclusioni

Dopo otto anni Limbo torna con un porting per Nintendo Switch che non aggiunge nulla di suo, se non pregi direttamente attribuibili alla console, ma dona ai giocatori la possibilità di vivere, o rivivere, quest’angosciosa esperienza ancora una volta, ma con una prospettiva ed un gusto diverso. Anche se avete già giocato il titolo in piú di una delle sue apparizioni, dare una possibilità a questa versione Nintendo Switch potrebbe, ai vostri occhi, farlo brillare ancora di piú o perché no, anche sotto una luce diversa e migliore; nel caso in cui invece non abbiate mai giocato al titolo, questa è la vostra ultima occasione, pena la fustigazione.

*Versione testata: Nintendo Switch con codice fornito dagli sviluppatori.

8

Trama

7.0 /10

Gameplay

7.5 /10

Grafica

9.5 /10

Sonoro

9.0 /10

Longevità

7.0 /10

Pro

  • Conversione praticamente perfetta
  • Invecchiato meravigliosamente

Contro

  • Struttura trial and error non appetibile a tutti

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