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#FeministFriday Ep.7: Luce contro i Draghi: Aurora

Siamo al settimo appuntamento con il #FeministFriday di Serial Gamer Italia, e nessuno qui a Villa Pido (?) ha intenzione di mollare.

Voglio, prima di cominciare,  ricordare che lo scopo di questa rubrica è diverso dalla lotta per parità di stipendi e diritti, la quale andrà combattuta ben più aspramente di come stia facendo io in questi appuntamenti e soprattutto in sedi molto più importanti di questa. Su Serial Gamer Italia io, al settimo appuntamento, sto solo svolgendo un lavoro che nel suo piccolo vuole sensibilizzare non tanto sbattendo le folle davanti al grosso concetto, ma facendo passare una goccia alla volta attraverso l’ambito dell’intrattenimento l’idea che la figura femminile non sia semplicemente in molte storie “piazzata li” perché esteticamente gradevole, ma perche a fronte di una gradevolezza estetica presente o meno, ci si ricordi come questi personaggi combattono le loro battaglie come un uomo e spesso più duramente.

È un concetto che spiattellato in questa maniera può sì colpire, ma lascia il segno in maniera maggiore se accompagnato da esempi, edulcorato da storie, o meglio ancora, inserito come morale di favole e fiabe.

È proprio da una fiaba che vado a prendere la protagonista di oggi: il mattone l’ho già fatto a sufficienza e voglio che il messaggio di questo appuntamento sia affidato a qualcuno che può renderlo il più semplice possibile, offrendolo a chiunque come un sorso di acqua fresca.

Un metodo di comunicazione solo apparentemente diretto, perfetto per essere adottato da una bambina; diamo dunque il benvenuto, da Child of Light, ad Aurora.

Come perfettamente spiegato dall’incipit di Child of Light (per l’adorazione del quale potremmo tranquillamente prenderci un quarto d’ora in cui elogiare scelte artistiche e doppiaggio italiano di Patrizia Mottola), Aurora è la figlia del Duca d’Austria in carica nel 1895, che muore la notte del venerdì santo appena dopo il secondo matrimonio del padre con una donna oscura e misteriosa. Invece di trovarsi però nell’Ade e dichiarare di voler uccidere Zeus, Aurora si sveglia su un altare nel regno di Lemuria, una terra martoriata da una strega oscura che la governa come una despota, dopo aver tolto con il sotterfugio il regno alla Regina della Luce.

La bambina dai capelli rossi sarà qui chiamata ad inserirsi in un contesto del tutto fiabesco, che vede apparire tutti gli elementi propri del genere: proseguendo nel suo viaggio per tornare in Austria e salvare suo padre dalla seconda moglie, che appare subito implicata nella morte di Aurora e misteriosamente collegata alla figura della Strega di Lemuria, la piccola si troverà ad avere a che fare con tanti nuovi e colorati amici, oggetti magici indispensabili per sbrogliare la vicenda e un’ambientazione dai colori acquerello semplicemente sublime, impreziosita dalla colonna sonora di Coeur de Pirate, che non sfigurerebbe al concerto di capodanno al teatro La Fenice di Venezia.

Riuscirà Aurora a fare luce sulla sua morte? A capire perché si sia trovata a Lemuria? A salvare il regno fatato riportando sole, luna e stelle nel cielo? E che ne sarà dell’Austria?

Sono tutte domande che si fa il giocatore, non certo una bambina nel mezzo di una fiaba. E forse è per questo che Aurora non può fallire.

Alla faccia di quel brutto burbero che è Freud, Aurora è semplicemente la bambina migliore dell’universo corrente. Se avete una sorellina, una cuginetta o una nipotina, suggerisco anzi di mettere una bella foto di Aurora sul loro comodino, e farla guardare tutte le mattine alle interessate per motivarle a migliorarsi, come si faceva negli anni ’80 con Arnold Schwarzenegger. O anche oggi con Padre Pio.

Probabilmente esistente solo in una fiaba, la piccola è in pratica l’incarnazione di ogni buon sentimento, refrattaria a qualunque richiamo del male in ogni sua forma e immune allo sconforto. Buona come solo i bambini buoni sanno essere, Aurora agisce come un’eroina senza nemmeno saperlo: non perché essa pensi che farlo sia  un gioco, ma perché è esattamente così che un bambino vivrebbe un’avventura del genere. Il fallimento non è contemplato perché semplicemente non è preso in considerazione.

Durante un viaggio che è solo in parte di formazione, come comune in ogni fiaba, la figlia della Luce si impegna ad aiutare ogni creatura che incontra, incurante del suo aspetto o della sua natura, permettendo in questo modo al bene, alla pace e alla serenità di diffondersi in maniera capillare per tutta la landa e nel finalissimo, in cui per la verità la narrazione abbassa il livello, Aurora arriva addirittura a salvare sia Lemuria che il Ducato d’Austria, finalmente abbastanza matura da poter portare sulle spalle il peso di essere un’eroina canonica.

Neil Gaiman scriveva che il fantastico non esiste per raccontare a tutti che i draghi esistono, ma per rivelare che questi possono essere sconfitti.

È in questa cornice sognante che Child of Light permette a sua volta di scoprire che un bambino non metterebbe mai in dubbio l’esistenza di un drago, ma pur senza alcuna preparazione, addestramento o armatura, non esiterebbe un secondo a fronteggiarlo.

È per questo che Aurora è la protagonista del settimo episodio di #FeministFriday: la piccola dai capelli rossi incarna perfettamente quel momento della vita in cui una bambina diventa una ragazza, e riesce a prendere sulle spalle il peso delle sue responsabilità senza perdere una goccia dell’innocenza che caratterizza questa infanzia.

Con Aurora nasce l’eroe e non muore la bambina.

Un saluto dal vostro amichevole Pido di quartiere e a venerdì prossimo!

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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