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Ash of Gods: Redemption – Una grande melodia fa centinaia di echi – Recensione

Hermann Melville (autore del capolavoro della letteratura “Moby Dick“) affermava che “è meglio fallire nell’originalità che avere successo nell’imitazione”; tralasciando il fatto che si possa essere in accordo o meno con il grande scrittore questo enunciato ha un riscontro marcato in moltissimi prodotti dell’era moderna. L’originalità è un fattore di un’operazione che porta come risultato il progresso del medium, poiché permette in primis di scoprire nuove soluzioni e formule di gioco, e da qui il concetto progressista, ma conferisce anche identità al titolo stesso.

Non vi è nulla di male ad imitare o prendere in prestito alcune meccaniche e/o strutture di gioco da titoli che fanno delle suddette le loro colonne portanti, sia chiaro, ma esagerando si incorre in un inevitabile comparazione con i titoli in questione e molto spesso si rischia di vivere all’ombra di essi.

Nella fattispecie è esattamente il caso di Ash of Gods: Redemption che non nasconde la sua forte ispirazione a The Banner Saga riprendendo pressoché tutte le meccaniche e aggiungendo qualche piccola novità degna di nota, sarà bastato per conquistarsi la sua identità atta ad essere ricordato nei cuori dei giocatori?

Tre fette di narrazione

La narrazione, tutt’altro che lineare, si dipana attraverso lo scorrere quasi parallelo di tre linee narrative le quali vedono protagonisti altrettante figure di spicco, in particolare Hopper Rouley, un ex-guerriero ormai in pensione, Thorn Brenin, guerrirero e padre di famiglia, ed infine Lo Pheng, assassino altamente addestrato del Clan delle Ombre.

Le prime ore di gioco possono risultare parecchio pesanti poiché caratterizzate da una moltitudine di nomi che entrano ed escono dalla narrazione all’impazzata e da un incipit narrativo abbastanza banale, ma il consiglio è quello di non mollare il colpo immediatamente poiché siamo di fronte ad un “motore a diesel”; la partenza è lenta e traballante, ma dopo qualche ora di gioco il background si amplia enormemente rivelando una cura per i dettagli sorprendente ed un universo narrativo molto interessante che potrebbe stuzzicare la curiosità di molti. Il background narrativo non ricalca il fantasy classico, ma troviamo toni spiccatamente dark con alcuni afflati orientali che danno una spruzzata di “long time no see” al contesto narrativo.

Non indugiamo oltre per non rovinarvi la sorpresa se non notificando la possibilità di influenzare le vicende narrate fino alle battute finali attraverso una serie di decisioni che non provengono solo dall’accurata scelta degli interventi durante i dialoghi, ma anche e soprattutto dalla possibilità di decidere le sorti di vita o di morte dei personaggi stessi, protagonisti e comprimari inclusi.

…tre fette di gameplay

Ash of Gods Redemption suddivide il gameplay in tre situazioni ben delineate sin dalle prime battute: una fase di dialogo tra personaggi, una fase di combattimento ed una fase esplorativa.

Durante i dialoghi, non doppiati ma disponibili comunque in lingua nostrana, sarà possibile interloquire con una moltitudine di comprimari e non; il quantitativo di risposte possibili è quasi sempre soddisfacente riuscendo anche a creare immedesimazione in certi momenti, inoltre sarà proprio dai personaggi più scontatamente secondari che si riusciranno a trarre sorprendenti approfondimenti caratteriali e di background.

Ash of Gods Redemption a livello di sistema di combattimento è quanto di più classico si possa immaginare nell’ambito degli strategici a turni, proponendo un campo di battaglia diviso a scacchiera che ha fatto la fortuna del già citato The Banner Saga. Esattamente come quest’ultimo propone una schiera limitata di combattenti da posizionare sul campo di battaglia con statistiche e abilità differenti; sia nemici che alleati sono dotati di vitalità ed energia e, come da tradizione, quest’ultima risulta utile sia per muoversi nel campo di battaglia sia per lanciare attacchi speciali i quali variano in base alla classe del personaggio. L’elemento che salta subito all’occhio durante i combattimenti è la possibilità di gestire i turni a nostro piacimento non avendo una sequenza a cascata come nei classici del genere; interessante aggiunta che cambia un po’ le carte in tavola in certe situazioni permettendo combinazioni interessanti.

Le fasi esplorative traggono palesemente spunto da The Banner Saga ancora una volta ove vediamo i nostri protagonisti attraversare una piuttosto estesa mappa del mondo di gioco innescando particolari eventi lungo il cammino i quali, a seconda delle nostre scelte, possono modificare il morale del gruppo.

Vi è poi, come ogni gioco di ruolo ormai richiede, una sezione di gestione della squadra in cui è possibile entrare in contatto con il sistema di progressione orientando lo sviluppo di protagonisti e comprimari attraverso una serie di skill-tree, uno per ogni personaggio, i quali non si impegnano più di tanto per aggiungere varietà ad un gameplay nel complesso veramente troppo classico.

Dal punto di vista del gameplay il titolo, al netto di un’intelligenza artificiale non sempre al top e a qualche problema di bilanciamento, si comporta piuttosto bene negli scontri; la pecca di Ash of Gods Redemption giace nella quasi completa inesistenza di un’identità personale, risulta quindi estremamente derivativo dal punto di vista del gameplay senza aggiungere nulla di rilevante ad una formula che sappiamo essere già ben rodata.

Il disegno di un viaggio

Visivamente parlando ci troviamo di fronte a stupende, per quanto molto rare, scene animate disegnate a mano che pur rimanendo nel campo della doppia dimensione regalano momenti epici e molto belli da vedere.

Gli scenari che esploreremo durante tutto l’arco dell’avventura risultano sempre molto ben caratterizzati e diversificati e, seppur statici, riescono a creare un’ottima atmosfera fantasy la quale, unitamente ad un comparto sonoro d’eccezione, dona la giusta pesantezza emotiva a pressoché tutte le situazioni proposte.

Il lavoro dei ragazzi di AurumDust Studio sotto il punto di vista puramente estetico-emotivo riprende sicuramente tanto dall’ormai ridondante The Banner Saga nei singoli elementi, ma come somma delle parti riesce ad avere un pizzico di identità personale riuscendo probabilmente a lasciare qualcosa ai giocatori che sapranno apprezzare e dare il giusto valore al contesto narrativo messo in piedi dagli sviluppatori.

Conclusioni

Potremmo dire che l’esistenza di Ash of Gods Redemption risulti superflua dato il fatto che The Banner Saga fa le stesse cose in maniera migliore, ma no, vi consigliamo caldamente di dare più di una possibilità al titolo di AurumDust Studio poiché siamo sicuri che, al netto di un gameplay visto e rivisto, una gestione ruolistica dei personaggi non proprio al top ed un incipit narrativo un po’ lento e farraginoso, saprà sicuramente divertirvi e regalarvi momenti epici di pieno coinvolgimento emotivo grazie ad un comparto artistico e sonoro eccellente. Nel caso in cui fosse il primo approccio ad uno strategico a turni il titolo in questione può sicuramente essere un punto di partenza per scoprire uno dei generi più “antichi” del nostro medium, ma che è riuscito nel tempo ad innovare la formula non dando mai l’impressione di avere a che fare con meccaniche e strutture obsolete.

Vi ricordiamo che Ash of Gods Redemption è disponibile su Steam dal 23 Marzo al prezzo di 22,99€.

*Versione testata: PC , grazie al codice fornito dagli sviluppatori.

Ash of Gods Redemption

Ash of Gods Redemption
7

Trama

7.0 /10

Gameplay

5.5 /10

Grafica

7.0 /10

Sonoro

8.0 /10

Longevitá

7.5 /10

Pro

  • Background narrativo molto interessante
  • Colonna sonora azzeccata
  • Ottimi e numerosi approfondimenti narrativi
  • Esteticamente più che piacevole

Contro

  • Troppo derivativo e semplicistico nel gameplay
  • Gestione ruolistica poco approfondita
  • Incipit narrativo confusionario

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