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Into the Breach: L’umanità è condannata – Recensione

Quando nel 2012 uno sconosciuto studio Indie, grazie all’aiuto di Kickstarter nella sua epoca d’oro, riuscì a pubblicare il suo primo videogioco, nessuno si sarebbe aspettato un simile successo, specialmente se il gioco in questione è un roguelike, genere non precisamente di massa. Faster Than Light, riscosse successo alla stessa velocità che suggerisce il suo nome e alla medesima rapidità annuncia e rilascia (meno di un mese di distanza) il secondo titolo in cui lo studio Subset Games si cimenta. Into the Breach, disponibile su GOG e Steam dal 27 febbraio ha in comune solo una cosa con il predecessore, il genere roguelike, a questo vengono aggiunte battaglie strategiche a turni con visuale isometrica.

Qualcuno ci salvi

La civiltà umana è tenuta sotto assedio da giganteschi insettoidi alieni chiamati Vek, il compito del giocatore è governare dei potenti mech per cercare di debellare questo mastodontico problema. Durante la partita ci si troverà a dover difendere le città, infatti gli edifici civili alimentano i bestioni metallici, ogni fabbricato che cadrà avvicinerà il mondo alla fine con il conseguente game over, il fallimento in Into the Breach non è un’opzione e quando giungerà si manderà indietro nel tempo un pilota per cercare di salvaguardare un’altra linea temporale e finalmente liberare da quest’agonia l’umanità.

Sotto a chi tocca

Il titolo dei Subset Games spedisce il giocatore subito nello scontro, una volta posizionati i tre mech disponibili, inizierà la battaglia, ogni spostamento e attacco dovrà essere ponderato, qualsiasi errore potrebbe essere fatale. Fortunatamente la mappa è un “semplice” quadrato 8×8 con una visuale isometrica. Nel’area di gioco, generata proceduralmente, saranno presenti costantemente gli edifici che si dovranno difendere ad ogni costo, inoltre ogni quadrato potrà accogliere vari tipi di terreno oltre che dell’acqua o delle montagne. Ogni casella è fondamentale e potrà essere indispensabile per poter superare indenne la missione. Lo schema del gioco è semplice, ma padroneggiarlo sarà la vera sfida, riuscire a completare una battaglia senza subire nemmeno un danno e completare tutti gli obiettivi bonus da un grande senso di soddisfazione, ma il fallimento è sempre dietro l’angolo e basta pochissimo per essere mandati in un’altra linea temporale.

Scelte obbligate

Gli insetti nemici sono più evoluti di quelli che siamo abituati a trovarci intorno abitualmente nella vita di tutti i giorni, difficilmente caricheranno a testa bassa sul primo obiettivo che gli capita a tiro, anzi metterci in difficoltà sarà il loro compito primario, non sarà raro vedere l’avversario che cercherà di immobilizzarci mentre si sposteranno nel lato opposto per distruggere un paio di edifici o obiettivi. Toccherà al giocatore decidere e soprattutto riflettere sulle priorità da seguirsi quando non sarà possibile evitare completamente i danni, molte volte è meglio danneggiare un mech piuttosto che perdere altra indispensabile energia. Il team del giocatore è composto principalmente da un’unità di mischia, dotata di un alto danno ma corto raggio, una di artiglieria che agisce da lunghe distanze e serve per spostare oltre che per fare danni e una che varia a seconda della squadra e potrà essere un’altra bocca di fuoco oppure un mech di supporto, pronto a dare scudi o a trascinare alleati o nemici a piacimento. Sano presenti 8 squadre composte ovviamente da 3 robottoni ciascuna, inoltre è disponibile un team casuale composto da mech già sbloccati e un’opzione che permette al giocatore di scegliere quelli che preferisce. Ogni formazione avrà degli obiettivi unici da completare, che una volta riusciti ad eseguirli, ricompenseranno il player con delle monete che permettono lo sblocco di altre formazioni.

Caccia ai Vek

La “campagna” di Into the breach si snoda attraverso 4 isole, all’inizio saranno visitabili sono con un ordine prestabilito, ma una volta liberate si potrà scegliere l’ordine preferito. Esse sono divise in otto aree e appena si ripuliranno almeno 5 di esse si “attiverà” lo scontro con il “leader” di quartiere. Contro i boss la sostanza non cambia, bisognerà resistere per 5 turni, e se si avrà l’occasione, anche completare gli obiettivi secondari per portare a casa dei bonus che saranno utili una volta che si avrà messo in sicurezza l’isola, infatti prima di spostarci nella nuova location potremmo spendere i punti guadagnati, comprando armamenti e energia. Ogni isola creata ha un ecosistema diverso, con eventi relativi ad esso, nella zona coperta di neve, ad esempio, ci si troverà a combattere anche con le tempeste di neve, ma non solo il giocatore dovrà fare attenzione agli agenti atmosferici, infatti anche i Vek ne potranno restare immischiati.

Pixel isometrico

L’ultima fatica dei Subset Games, utilizza, come il predecessore, una pixel art davvero ben fatta, pulita e con pochi fronzoli, anche nelle scene più concitate si riesce tranquillamente ad avere tutto sotto controllo grazie anche all’interfaccia minimale e alle ottime animazioni. A tutto questo va ad aggiungersi un completo controllo della mappa, colpire e quindi distruggere una montagna solo per spostare l’insetto che a sua volta colpirà il suo alleato e bloccherà la “nascita” di un altro Vek, permettendoci di distruggerlo senza colpirlo evitando allo stesso tempo anche la distruzione di qualche edificio aumenta ancora di più la sfida proposta.

Uno tira l’altro

La grande varietà delle mappe, dei mech, degli alieni, e per farla breve di quasi tutto ciò che è Into the Breach, permette una altissima rigiocabilità. Subset Games, come fece per FTL, riesce a ricreare un genere scuotendo le fondamenta grazie a delle ottime idee e ad una perfetta implementazione delle stesse. Elaborare strategie e vederle compiersi portando le perdite al minimo da un grandissimo senso di approvazione e ogni click del mouse deve essere ponderato per non “buttare” all’ortiche tutto ciò di buono che si stava realizzando. L’altissimo numero di unità e la voglia di vederle all’opera fa mantenere la concentrazione al massimo e soprattutto diverte il giocatore, con una sfida, si punitiva, ma mai frustante. Speriamo che il detto “Non c’è due senza tre” sia valido e non ci resta che attendere continuando a giocare a Into the Breach, di sicuro non c’è da annoiarsi.

*Codice digitale fornito da GOG.com

9.1

Gameplay

9.6 /10

Grafica

8.7 /10

Sonoro

8.2 /10

Longevità

9.8 /10

Pro

  • Altissima rigiocabilità
  • Tante unità
  • Sfida appagante