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Nioh: il Soulslike che mancava – Recensione

Nioh

Un’introduzione al genere di Nioh

Oramai, si sa, moltissime software house sfornano il proprio Soulslike.

I ragazzi di City Interactive e Deck 13 lo hanno fatto con il problematico Lords of the Fallen nel 2014, Grasshopper Manufatcure ha sviluppato il curioso Let it Die nel 2016 e così altri.

Ma cosa succede quando Team Ninja decide di mettersi in gioco per creare il proprio Soulslike?

Cosa succede quando chi ha creato la serie reboot di Ninja Gaiden si cimenta nella realizzazione di un titolo di questo genere?

Prima di rispondere a questa domanda facciamo un passo indietro: che cos’è un Soulslike?

Un Soulslike, per definizione, è quel gioco action-rpg che ricorda nelle meccaniche la celebre “Serie Souls” di Hidetaka Miyazaki, quindi Demon’s Souls, la trilogia di Dark Souls e Bloodborne.

Un Souls è un GDR nelle meccaniche con una forte componente action e arcade, a contraddistinguerli dai normali giochi action è solitamente un’elevata difficoltà e una narrazione silenziosa.

Uno dei punti più delicati per creare un titolo di questo genere degno di nota, sta proprio nella difficoltà: esistono giochi difficili e giochi “forzatamente” difficili.

Un gioco è divertente e avvincente quando nonostante la difficoltà ti fornisce i mezzi per superare una situazione, sei tu a dover capire come utilizzare questi mezzi e, una volta capito questo inferno in terra, diventa il tuo parco giochi.

D’altro canto un gioco smette di essere interessante quando la difficoltà è artificiosa, quando diventa fine a se stessa, quando il buon vecchio “trial&error” non serve più a niente.

La difficoltà è una sfaccettatura estremamente delicata ed importante in un Soulslike e può veramente fare la differenza sul prodotto finale e, sotto questo aspetto, Team Ninja ha fatto centro.

Fatta questa piccola premessa, è ora possibile rispondere alla domanda iniziale: “Quando Team Ninja crea un souls-like il risultato è Nioh: difficile ma mai disonesto, complesso ma facilmente leggibile, con un combat system estremamente interessante che porta i Soulslike ad un nuovo livello“.

Ma andiamo per gradi.

Il gameplay

In Nioh troviamo naturalmente i classici elementi Souls: esplorazione, raccolta di oggetti, combattimenti impegnativi e boss spietati.

Il sistema di combattimento presenta un’interessante variante rispetto ai classici titoli della stessa tipologia: le armi sono divise per categorie, troviamo infatti katane, katane doppie, lance, asce e kusarigama come armi melee, quindi non aspettatevi un’immensa pool di armi come su Dark Souls.

La mancanza di molti tipi di armi è però largamente compensata dal sistema di combattimento.

Avremo infatti per ognuna di queste tre diverse posture con cui utilizzarle:

  • Alta, che da la possibilità di sferrare attacchi lenti ma molto forti.
  • Media, ideale in molte situazioni in quanto è la migliore per parare e colpire in modo efficace.
  • Bassa, che è molto veloce ma provoca meno danni, ideale per incalzare il nemico a corto raggio.

Ciò che è veramente interessante è che vanno utilizzate tutte per poter superare in modo efficace le sfide e quando un nemico diventa problematico molto spesso basta cambiare postura per passare in vantaggio.

In più di una situazione in cui la frustrazione prende il sopravvento è possibile cambiare postura per togliersi dai guai permettendo così di proseguire l’avventura.

Le armi a distanza sono estremamente semplici nel loro funzionamento (con meccanica punta e spara) ma maledettamente potenti!

Riuscendo a centrare i nemici alla testa con un fucile a miccia molto spesso risulterà in una morte istantanea dell’avversario.

I comandi sono estremamente reattivi, non aspettatevi quindi situazioni alla Dark Souls 2 in cui bisogna calcolare il delay dall’input di comando all’azione del personaggio, tutto è estremamente rapido ed immediato, i nemici sono aggressivi ed i danni importanti.

Altro fattore molto apprezabile è proprio il fatto che i nemici non sono così “stupidi”, facciamo un esempio: siamo sul ciglio di un burrone ed ingaggiamo un combattimento; in un Dark Souls il nostro avversario, molto probabilmente, si getterebbe nel vuoto effettuando una schivata o tentando di aggirarci.

In Nioh invece è molto più problematico ingannare l’IA, senza alcun dubbio un grande punto a favore.

Un’altra componente interessante del combattimento sono le abilità attive.

In ogni postura e con ogni arma avremo infatti a disposizione delle abilità, sbloccabili utilizzando l’arma stessa, che potremo usare con precisi comandi.

Per fare un esempio, un calcio sferrato alla fine di una combo o un attacco in salto può togliere stamina al nemico.

Questa componente amplia ancora di più il combat system rendendolo molto vario.

Il sistema di leveling è il classico dei Souls: uccidendo nemici si accumula un punteggio (nei Souls sono le anime, qui sono le Amrita) che si può poi spendere per aumentare le caratteristiche del nostro personaggio, le quali sono sorprendentemente semplici da intuire.

Al momento del level-up infatti per ogni caratteristica potremo vedere quali parametri aumentano e che cosa governa, una cosa difficile da trovare in un Soulslike dato che solitamente è un po’ tutto criptico.

Al posto dei celebri falò qui abbiamo dei piccoli altari di preghiera dove potremo salire di livello e fare molte altre cose interessanti.

Ai santuari potremo evocare altri giocatori per farci aiutare a terminare l’area, offrire oggetti ai piccoli Kodama in cambio di Amrita e consumabili, imparare tecniche di ninjutsu quali shuriken, kunai e altre da utilizzare in combattimento, preparare magie e persino cambiare spirito guardiano.

Quest’ultimo è una componente importante sia per il combattimento che per la trama, ne abbiamo a disposizione una gran varietà nel corso del gioco e selezionando uno di questi spiriti otteniamo dei bonus passivi e la capacità di utilizzare l’arma vivente, una tecnica che trasforma la nostra arma aumentandone i danni e rendendo noi temporaneamente invulnerabili (eventuali danni subìti riducono la durata del buff).

Il gioco è impostato a livelli e per progredire nella storia dovremo selezionare una missione dalla mappa della zona dove ci troviamo.

Questi sono quindi “chiusi”, a differenza dei classici Souls che solitamente presentano un modo relativamente connesso ed aperto.

Ogni storia in genere termina con una boss-fight, altro punto a favore per Nioh perchè molto diversificate.

I boss sono molto diversi tra loro sia esteticamente che a livello di combattimento, con una sola cosa che li accomuna: sono maledettamente aggressivi!

Il primo try in ogni boss-fight quasi sempre atterrisce poichè è necessario comprendere il moveset del nemico, capire se ha abilità speciali (per esempio immobilizzamento o veleno), trovare le aperture nella difesa e scoprire quanti colpi è possibile dare prima di dover arretrare.

Tutto questo contro nemici che non danno il minimo respiro e si avventano sul nostro protagonista senza pietà.

Una volta terminate le missioni principali saranno disponibili quelle secondarie: queste ultime si svolgono nelle stesse mappe delle missioni storia ma sarà modificata ad hoc ed ogni volta il percorso ed i nemici saranno diversi, un modo diciamo “smart” per riutilizzare gli stessi livelli per scopi diversi.

Stessa cosa accade per le missioni crepuscolo, queste in particolare sono estremamente impegnative in cui torneremo nei livelli delle missioni storia ma questa volta la mappa sarà completamente inondata di demoni yokai.

Per chi cerca la sfida, queste sono le missioni perfette.

Non bisogna far confusione tra il riutilizzo furbo delle mappe e la mancanza di varietà perché i luoghi da visitare in Nioh sono molti e molto vari.

Per spendere giusto due parole sul level design: le mappe sono molto ben strutturate e leggibili, quindi se vediamo una sporgenza che non riusciamo a raggiungere possiamo intuire la strada da percorrere per arrivarci, questo fattore rende l’esplorazione estremamente intuitiva e divertente.

Ciò fa riflettere sulla mappa che si sta percorrendo e senza perdersi è possibile esplorare efficacemente ogni angolo del luogo.

A rendere più avvincente l’esplorazione sono le frequentissime trappole piazzate con estrema arguzia: il gioco riesce a tenere sull’attenti anche quando non ci sono nemici nelle vicinanze perché non si sa mai se dietro al prossimo angolo ci sarà qualcuno o qualcosa che ci spingerà giù da un burrone o nell’acqua.

Ultimo, ma non per importanza, punto del gameplay da analizzare è l’hub principale: nei Souls è rappresentato dal santuario del legame del fuoco, in Bloodborne dal sogno del cacciatore, qui invece è la mappa stessa.

Da questa infatti possiamo accedere alla nostra “base delle operazioni”.

Da qui potremo unirci ad altri giocatori, partecipare a battaglie pvp, recarci al dojo per provare le nostre abilità ed impararne di nuove e sfruttare il vasto sistema di crafting del gioco.

A differenza dei Souls classici infatti, dove gli oggetti che troviamo non sono così tanti, nel sol levante di Team Ninja è presente un’immensità di oggetti durante le missioni: pezzi di equipaggiamento, consumabili, armi la lancio e chi più ne ha più ne metta.

I nostri bottini potranno essere scomposti per ottenere materiali da costruzione che serviranno poi per creare nuovi oggetti.

Tramite il fabbro possiamo anche fondere due armi o due pezzi di equipaggiamento per potenziarli ed aumentarne cosi il livello ed i bonus che ci offrono, insomma si possono perdere ore a sperimentare le combinazioni di oggetti per creare armi fenomenali.

Una feature di estrema eleganza è la personalizzazione che si può dare al personaggio.

Difficile trovare un single-player che permetta di cambiare l’aspetto del proprio equipaggiamento; è possibile infatti cambiare l’apparenza delle armi e delle armature per creare così il nostro samurai preferito.

Chi preferisce il minimal può lasciare il personaggio in camicia e infradito mantenendo sulla carta i bonus di tutto ciò che indossa per farvi un esempio.

Insomma, non c’è più il problema “da degli ottimi bonus ma è brutto da vedere“.

La grafica

Il comparto grafico di Nioh è totalmente rispettabile, il gioco ci fa scegliere ancora prima di iniziare se bloccare gli fps a 30 o se usare una sorta di modalità dinamica in cui il framerate si stabilizza automaticamente.

Il titolo risulta estremamente fluido anche in situazioni di “pressione” e, anche su piattaforma PlayStation 4 fat, non vi sono cali imprevisti degli fps o situazioni fastidiose.

La grafica è piacevole alla vista, troviamo la classica tavolozza di colori degli anime e dei film sui samurai, armature vistose ricche di dettagli quali fibbie e legacci in una definizione del tutto rispettabile se non un pelo sopra la media.

Anche qui estrema eleganza senza sfociare in esagerazione, come è successo in Blooldborne coi dettagli maniacali.

I concept e i design dei demoni Yokai sono veramente deliziosi, a tratti qualcosa di già visto, ma numerosissimi davvero studiati, ricchi di dettagli nella loro complessità, colorati ma al punto giusto, inquietanti e a volte anche simpatici.

Era dai tempi di Onimusha che non si vedevano idee così ben realizzate per quanto riguarda i demoni in stile giapponese.

È sostenibile l’ipotesi che in generale Team Ninja non volesse rendere Nioh “cinematografico” ma volesse mantenere più uno stile nelle sue corde e, anche questo, costituisce un punto a favore.

La trama

A differenza della serie Souls, in cui la storia viene narrata in modo molto velato e misterioso, in Nioh abbiamo una storia ben definita e contestualizzata storicamente.

Vestiamo i panni di William, un ex pirata inglese di fine ‘600.

La storia è interessante, sopratutto per chi è appassionato delle storie inventate ma ispirate a fatti accaduti: la trama inizia durante la guerra tra Inghilterra e Spagna, durante la quale però, a differenza della nostra “linea temporale”, la prima vinse grazie ai poteri dei frammenti della Pietra Filosofale.

Questi frammenti sono stati ritrovati anche grazie a William che, inspiegabilmente, possiede uno spirito guardiano e li può percepire (cosa che apparentemente nessun “occidentale” può fare normalmente).

Viene imprigionato e nella fuga perde il suo spirito guardiano; per ritrovarlo si imbarca verso il Giappone, qui scoprirà che, a causa della mancanza di armonia causata dai conflitti in corso, i demoni yokai fuoriescono dal loro regno e si riversano nel nostro mondo per seminare caos e distruzione.

William possiede inoltre un talento naturale nell’apprendere la via del samurai e nel combattere contro i demoni.

Questo aspetto da outsider del protagonista lo rende ancora più carismatico, fa molto 47 Ronin, l’unico “occidentale” a conoscere la via del samurai, bravo a combattere i demoni, insomma l’eroe inaspettato della situazione.

Durante la ricerca del suo perduto spirito guardiano, incontrerà molti alleati e nemici, tra cui nomi molto noti quali Hattori Hanzo (un vero samurai vissuto nella seconda metà del ‘500) e altri.

La longevità

Nioh è un gioco estremamente longevo. Ha una rigiocabilità estrema dovuta anche al fatto che in ogni livello dovremo trovare i piccoli Kodama nascosti in giro da ricondurre ai santuari.

Ogni boss va sconfitto più volte per sbloccare informazioni su di esso, così anche ogni tipo di nemico.

Per diventare “maestri” nell’uso di un’arma bisogna uccidere determinati avversari per moltissime volte, quindi si è sempre spronati al backtracking.

La stessa raccolta di materiali o oggetti da far scomporre al fabbro fa perdere la nozione del tempo a qualsiasi appassionato di gdr.

Si potrebbe definire forse una longevità “artificiosa” perché di fatto la storia in sé non dura certo 100 ore; diciamo che i patiti del completismo avranno senza dubbio pane per i loro denti.

Ovviamente il multiplayer gioca un ruolo fondamentale nella longevità di questo titolo, visto che potremmo ripetere missioni in compagnia di altri giocatori, rendendo così il tutto più semplice e scorrevole, permettendoci così di raccogliere tonnellate di oggetti senza fatica.

In definitiva, Nioh è consigliabile vivamente a qualunque appassionato del genere Soulslike.

Un po’ perché rispecchia tutto ciò che amiamo di questo genere, un po’ per mettersi alla prova con qualcosa di più impegnativo rispetto alla media e un po’ perché mancava veramente da molto tempo un bel gioco sui samurai e sui demoni!

Nioh

8.3

Gameplay

9.0/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

7.5/10

Trama

8.0/10

Longevità/Multyplayer

9.0/10

Pro

  • Longevità estrema
  • Grande atmosfera e design originale
  • Combat system

Contro

  • Grandi disattenzioni nella localizzazione italiana
  • Connessione tra giocatori problematica
  • Poche armi

Alain Busi

"Malato" di videogames sin dalla tenera età di 5 anni. Inizia con i cabinati delle sale giochi per poi tuffarsi nel mondo console e successivamente anche sul PC gaming. Recensore dilettante e Youtuber a tempo perso.

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