Il 2017 è stato un anno di importantissima maturazione sia per il panorama videoludico in generale, sia per me specificatamente come giocatore: se da una parte infatti la generazione corrente di videogames si è dimostrata finalmente pronta durante l’anno per surclassare le precedenti con le proprie importanti produzioni, io come videogiocatore sono più che mai cresciuto e ne ho vissuto gli spettacoli con occhi nuovi, e una coscienza che mai avevo avuto.
Quello del tirare le somme è un momento cruciale per capire a che punto del percorso siamo, e la lista dei tre migliori videogiochi che io personalmente ho avuto modo di esperire ne sono l’emblema.
Di seguito, il mio podio.
MEDAGLIA DI BRONZO: Hellblade: Senua’s Sacrifice
Il gradino più basso di un podio è sempre anni luce avanti a tutto ciò che c’è più giù di esso, e Hellblade si trova a occupare solo il terzo per una pura questione di sfortuna: se infatti il titolo si fosse contestualizzato in un 2015 o anche in un 2016, certamente occuperebbe una posizione addirittura più alta di quella di quest’anno, la cui fertilità in fatto di capolavori videoludici risulta un flagello solo nel momento in cui si stila una classifica.
Hellblade: Senua’s Sacrifice è stato uno dei giochi che ho più apprezzato in assoluto nel 2017.
Se guardando i primi trailer potevo essere scettico temendo l’ennesima tamarrata sui vichinghi e la fine del mondo, appena mi sono immerso nel gameplay mi sono immediatamente ricreduto: Ero totalmente nel mio elemento. L’ambientazione coerente e curata richiamante la mitologia celtica e norrena, unita al sublime degli sfondi, la profondità dei personaggi e della narrazione si sono trasformati fin da subito in un vero e proprio pugno nello stomaco capace di scuotermi sotto l’egida di parole chiave quali Streben e Introspezione. È questo infatti che fa dell’opera di Ninja Theory un capolavoro: la capacità di amalgamare la sensazione di meraviglia e terrore davanti ad uno scorcio o a un Dio che ci fa capire di essere insignificanti, con quella che ci impone di stare da soli con noi stessi, trasformandoci ai nostri occhi in dei veri giganti, l’unica entità che conta.

MEDAGLIA D’ARGENTO: Rime
Non so sinceramente da quanti anni latitasse il progetto di Rime, pericolosamente sull’orlo del baratro del dimenticatoio, e di conseguenza non so da quanto tempo io lo attendessi; quello che so è quanto ho adorato questa esperienza.
Per quanto infatti le atmosfere magiche e sognanti e i colori pastello suggeriscano volontariamente un certo tipo di produzione pensata per un pubblico giovanissimo, il procedere nell’esperienza rivela una narrazione molto più profonda di quella che anche io mi immaginavo, e una tragicità che non tutti saranno in grado di sopportare o addirittura di cogliere.
Rime è uno di quei giochi che, una volta concluso, ti lascia seduto sulla poltrona con gli occhi spenti sui titoli di coda, mentre la mente vola a tutto ciò che si è vissuto; il ricordo del nostro percorso a questo punto può portare verso una sola direzione: un secondo walkthrough, dove sia possibile rendersi conto ancora meglio, grazie alle conoscenze apprese nel finale, di come ogni elemento non sia messo a caso, ma vada a creare una magnifica ragnatela di coerenza e suggerimenti velati al giocatore.
Narrativa indiretta è il mezzo, magia e i lacrimoni di un ending dolceamaro il fine.

MEDAGLIA D’ORO: Horizon: Zero Dawn
Ogni parola è superflua: fin dalla sua release a inizio 2017, Horizon aveva sussurrato prepotentemente nelle orecchie di tutti i giocatori che difficilmente ci saremo scordati di esso, e aveva maledettamente ragione. Il capolavoro di Guerrilla Games è un opera di primissima qualità, che tocca i massimi livelli in ogni comparto di produzione; Il solo muovere Aloy attraverso le ambientazioni con l’accompagnamento della epocale colonna sonora varrebbe il prezzo del biglietto, ma Horizon offre anche una narrazione che unisce in maniera sublime atmosfere mistiche, tribali e Sci-fi, creando, stavolta davvero, qualcosa di unico.
Il giocare Horizon è di per se un climax di emozioni, ma anche una volta conclusa l’avventura e posato il controller, l’esperienza non finisce: le sensazioni che l’opera lascia sedimentano dentro l’anima, e maturano fino a rilasciare un’emozione calda e discreta, che tanto somiglia a del genuino affetto; Affetto per i personaggi, affetto per il momento della nostra vita in cui ci siamo avvicinati all’opera, affetto per l’esperienza.
E poi, proprio nel momento in cui la quiete di un bel ricordo ci promette di tenerci compagnia per sempre, Boom, altra esplosione di emozioni: The Frozen Wilds, un nuovo DLC, Nuove ambientazioni, nuove storie, nuove avventure: rinnovato amore, stessa qualità.
Horizon: Zero Dawn è un fuoco magnifico e solo tiepido, capace di scaldare chiunque cerchi vicino ad esso ristoro e di non spegnersi mai. Imperituro come il Sole, delicato come la brina.

Buone Feste da Pietro “Pido” Ferri!
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