Pirate Borg è uscito originariamente nel 2023, creato da Limithron LLC e pubblicato a livello internazionale da Free League Publishing, mentre l’edizione italiana è arrivata nel 2025 a cura di Need Games, ed è uno di quei manuali che riescono a comunicare il proprio tono ancora prima di entrare nel dettaglio delle regole, trascinando il lettore in un immaginario immediatamente riconoscibile e poi lentamente corrotto, piegato, infettato. Non c’è alcuna volontà di raccontare l’avventura piratesca nella sua declinazione romantica o cinematografica, qui il mare è un confine sottile tra la vita e ciò che continua a muoversi anche dopo la morte, i Caraibi sono una terra consumata dalla violenza, dal soprannaturale e dalla disperazione, e la Cenere dei non morti diventa persino merce di scambio e droga, un simbolo narrativo potente che racconta il collasso morale prima ancora di quello sociale. Il gioco è compatibile con Mörk Borg ma è autonomo e non necessita del manuale del capostipite dei giochi Borg per essere giocato.


L’ambientazione dei Caraibi Oscuri è costruita come una cronaca in costante disfacimento, una sequenza di eventi storici, rivolte, guerre coloniali e catastrofi soprannaturali che trasformano le Grandi Antille in un teatro apocalittico coerente e credibile. La storia reale è una base solida, ma non una gabbia, viene riconosciuta, distorta e utilizzata come trampolino per introdurre il Flagello, le maree arcane, i porti che marciscono dall’interno e le rotte che diventano trappole. Luoghi iconici come Tortuga o Nassau sono presenti, ma privati di ogni patina romantica, diventano covi di contrabbandieri, cultisti, schiavisti, mercanti di Cenere e pirati sull’orlo del collasso. Il manuale non racconta una trama, ma costruisce uno stato del mondo instabile, lasciando spazio al tavolo per decidere se cavalcare il caos o esserne divorato.
Dal punto di vista delle regole, Pirate Borg adotta una filosofia estremamente chiara, rapidità, letalità, poche eccezioni e una forte responsabilità narrativa affidata al gruppo. Il sistema ruota attorno a un d20 contro un Valore di Difficoltà, con modificatori legati alle caratteristiche, ed è progettato per non rallentare mai il flusso di gioco. Gli esempi di difficoltà sono concreti e immediatamente applicabili, ma il regolamento spinge costantemente a valutare il rischio piuttosto che a cercare l’ottimizzazione, incoraggiando soluzioni creative, ritirate strategiche e scelte disperate, perfettamente in linea con il tono dell’ambientazione.

Il combattimento è interamente player facing, una scelta che incide in modo netto sul ritmo e sulla percezione della violenza. I nemici non tirano mai, sono i personaggi a tirare per colpire e per difendersi, e ogni fallimento ha conseguenze immediate. I Critici e i Disastri non sono semplici variazioni numeriche, ma eventi che modificano la scena, le armi si spezzano, le armature si deteriorano, le armi da fuoco possono esplodere o incepparsi, rendendo ogni scontro imprevedibile e memorabile. Anche l’armatura non è un valore statico, ma un dado che riduce il danno e che può degradarsi nel tempo, trasformando l’equipaggiamento in una risorsa viva, destinata a consumarsi e a fallire nel momento peggiore.
Uno degli elementi più riusciti del sistema è la Fortuna del Diavolo, una riserva limitata che permette di piegare la realtà nei momenti critici, massimizzare danni, ridurre ferite, annullare critici avversi o ritirare dadi. Non è eroismo nel senso tradizionale, ma un colpo di coda disperato, una bestemmia urlata al cielo prima di affondare. Il fatto che la Fortuna si rigeneri solo quando è completamente esaurita spinge i giocatori a usarla davvero, accettando periodi di estrema vulnerabilità, e rafforza la tensione costante che il gioco vuole mantenere.
La creazione del personaggio è rapida, brutale e fortemente caratterizzante. Le statistiche sono essenziali, i punti ferita spesso ridicoli, e ogni scelta ha un peso immediato. Ma il vero valore sta nei dettagli narrativi, difetti, idiosincrasie, peculiarità fisiche, oggetti preziosi, abbigliamento e segni distintivi che non sono mai puramente estetici, ma strumenti per generare conflitti, sospetti, alleanze e tradimenti. Pirate Borg non chiede ai giocatori di interpretare eroi, ma superstiti, e lo fa già al tavolo di creazione.

Le classi principali rappresentano archetipi pirateschi chiari e funzionali, dal Bucaniere specialista delle armi da fuoco al Filibustiere che vive di fortuna e sotterfugi, dallo Zelota fanatico capace di piegare il clima allo Stregone che maneggia forze che non dovrebbe comprendere. Ogni classe ha una progressione contenuta ma significativa, con abilità che rafforzano il ruolo narrativo prima ancora di quello meccanico. Le classi opzionali spingono ulteriormente verso il weird e l’orrore, permettendo di interpretare nonmorti, posseduti, mutanti marini e creature che sfidano apertamente l’idea di normalità, trasformando la ciurma in un gruppo di mostri tollerati solo finché il bottino continua ad arrivare.
Il manuale è estremamente generoso sul piano dei contenuti pratici. L’equipaggiamento è chiaro, immediato e pensato per essere usato al volo, dalle armi bianche alle armi da fuoco, fino alle bombe e agli esplosivi improvvisati, che sono un invito costante al caos. Il loot non è mai banale, ogni oggetto trovato suggerisce una storia, un problema o un’opportunità, e il collegamento tra cimeli, rituali e maledizioni crea una catena narrativa naturale che alimenta il gioco senza bisogno di preparazione eccessiva.

La magia è trattata come una forza instabile e pericolosa, i rituali arcani portano sempre con sé il rischio di incidenti, e il potere non è mai gratuito. Questa impostazione rafforza il tono del gioco e garantisce che l’occulto resti qualcosa di temuto e desiderato allo stesso tempo, perfetto per campagne che vogliono spingersi lentamente verso l’orrore.
Il cuore pulsante di Pirate Borg resta comunque il mare. Le regole per la navigazione, il clima, gli scontri navali e la gestione della ciurma trasformano la nave in un vero personaggio, soggetto a tensioni interne, ammutinamenti, incidenti e incontri imprevedibili. Le tabelle per gli eventi in mare sono una miniera inesauribile di spunti, relitti alla deriva, sogni profetici, mostri abissali, carestie e superstizioni che rendono ogni traversata un’avventura a sé stante.
A completare il manuale c’è l’avventura inclusa, La Maledizione di Punta Scheletro, che funziona più come una sandbox introduttiva che come uno scenario lineare. L’isola, le sue fazioni, i PNG e la maledizione che fa risorgere i morti al tramonto creano un ambiente dinamico e riutilizzabile, ideale sia come punto di partenza per una campagna sia come scenario auto-conclusivo per gruppi che vogliono assaggiare subito il tono del gioco.

Nel complesso, Pirate Borg è un manuale estremamente consapevole di ciò che vuole essere, un gioco di pirati sporco, veloce e spietato, che utilizza una struttura OSR per generare storie emergenti, piene di fallimenti memorabili, colpi di fortuna improvvisi e decisioni sbagliate pagate a caro prezzo. Le regole sono leggere ma mai vuote, le tabelle sono un vero motore narrativo, e l’ambientazione riesce a distinguersi nettamente all’interno del panorama piratesco e OSR. È un titolo che funziona benissimo sia al tavolo tradizionale sia in streaming, perché ogni tiro ha conseguenze, ogni scelta lascia cicatrici, e il mare, costantemente presente, non è mai un semplice sfondo ma una minaccia viva e famelica.
*Copie digitali del manuale in inglese ed in italiano fornite dagli editori in cambio di una recensione onesta.
Abbiamo portato Pirate Borg in live con una one shot improvvisata masterata dal nostro Marco Scaruffi, trovi il VOD qua sotto:







