Nel corso degli anni, soprattutto gli ultimi, il genere videoludico del metroidvania è stato tra quelli che più di tutti hanno saputo imporsi sul panorama.
Stiamo parlando di un tipo di videogioco di base semplice, e che ha sempre goduto dell’amore di una fetta di pubblico importante: negli ultimi anni però, anche grazie ad alcune uscite notevoli, ha saputo prendere conoscenza di se, puntando sempre più sui suoi punti di forza e regalare qualcosa di importante.
La chiave del successo, a mio personale parere, è che la formula ludica non ha grandi possibilità di evoluzioni, e quindi ritrovandosi da quel punto di vista “al capolinea” gli sviluppatori che si avventurano in questo genere hanno modo di esplorare tutte le possibilità ulteriori che si possono trovare, a lato del core gameplay.
La parte artistica può essere esplorata in maniera più personale e coraggiosa, le meccaniche secondarie possono caratterizzare il fulcro del gioco in modo più distintivo, e ancora tanti altri comparti possono essere presentati in maniera più brillante, proprio grazie all’attenzione che gli viene data da sviluppatori e pubblico, ora non più solo di nicchia.
La chiave per leggere i metroidvania quindi è in una parte importante proprio questa: avere il coraggio di prendere una formula nota e interpretarla nella maniera più personale possibile. Non è per forza necessario inventare qualcosa del tutto nuovo, o invertire la rotta della corrente digame design: gli sviluppatori possono prendere la ricetta e metterci mani in maniera genuina, per regalare qualcosa che non mira a scardinare il nostro mondo, ma semplicemente ad arricchirlo.
M.I.O. Memories In Orbit, non in poche parole fa proprio questo.
Sviluppato da Douze Dixièmes, esito da Focus Home e reso disponibile il 20 gennaio per PlayStation, Xbox, PC e Nintendo Switch/2, M.I.O. Memories In Orbit ci cala immediatamente nei panni di un piccolo essere non precisamente definibile, gettato in un mondo misterioso.
MIO ricorda un piccolo insetto, un piccolo robot, o più probabilmente entrambe le cose.
Risvegliandosi all’inizio del gioco sembra prendere man mano coscienza tanto di se tanto del mondo che la circonda: siamo all’interno di una struttura altamente tecnologica e in rovina abitata da robottini che sembrano stare perdendo la loro lotta per la sopravvivenza in un ambiente piagato dall’inerzia di una fine che sembra già avvenuta.
Facendoci strada per le sale abbandonate scopriamo che le varie aree della struttura hanno il nome di organi e funzioni di un corpo umano, ma di umano qui c’è ben poco.
Mentre proseguiamo scopriamo che abbiamo modo di riportare in funzione queste aree: veniamo investiti di una missione che pare eroica, ma che si basa su davvero troppi punti di domanda per lasciarci andare spediti. Dove siamo? Cos’è successo alla misteriosa struttura? Chi è Mio?
Il viaggio nella stazione è solo all’inizio, ma c’è davvero tanto da scoprire tra le rovine.

Il gameplay di M.I.O. Memories in Orbit, come anticipato, è quello di un classico metroidvania, che ci lascia la libertà di esplorare le mappe abbastanza liberamente. Le aree sono leggibili in maniera semplice, e benché siano presenti molti passaggi secondari sui percorsi “principali”, l’esplorazione risulta sempre interessante e mai opprimente, anche grazie ad un posizionamento dei nemici e delle ricompense gratificante. Man mano che ci facciamo strada tra gli avversari e i boss, Mio acquisirà nuove abilità, che ci daranno la possibilità di aprire nuove strade, prima chiuse, e luoghi precedentemente non accessibili.
Mentre ci muoveremo per le sale della struttura dovremo poi fare i conti con i numerosi nemici che troveremo. Questi appaiono piacevolmente diversi tra loro sia in termini di design che di approccio alla battaglia, aggressività e potenza: per riuscire a rendere il nostro viaggio vivibile dovremo imparare il prima possibile a conoscere loro e il loro moveset, in modo tale da avvicinarli nella maniera corretta e non fare evaporare i punti vita di Mio( che inizialmente sono pochi, ma potranno aumentare avanzando nell’avventura).
Insomma, per quanto riguarda il gameplay possiamo dire che M.I.O. Memories in Orbit non ha grandi sorprese o variazioni su un tema, come dicevamo, ben noto nel genere. L’ambito invece dove il titolo colpisce maggiormente e quello artistico.

Il comparto grafico e sonoro è infatti di un livello superiore al resto, regalando in primis un impatto visivo notevole grazie a ambientazioni e modelli che ricordano volutamente dei bellissimi disegni a matita, colorati con toni pastello e studiati per creare un’atmosfera pacata anche nel mezzo della battaglia più cruenta. Dal lato sonoro la cura e l’impatto non sono da meno: sin dalle primissime battute del gioco, quando ancora si deve capire con che cosa si ha a che fare, M.I.O. regala subito arie sognanti e introspettive, che aiutano ad approcciare il gioco in maniera unica. La colonna sonora non caladi qualità poi durante l’avventura, sposandosi perfettamente con le atmosfere su ogni momento ed esaltandola per creare davvero molti momenti di gioco notevoli.

In sintesi, M.I.O. Memories in Orbit è questo: un prodotto piccolo, indipendentemente e di qualità, concentrato a imporsi nel panorama di riferimento grazie agli aspetti su cui consapevolmente punta, lasciando perdere inutili orpelli aggiungibili al resto dei comparti, che avrebbero solamente appesantito il prodotto complessivo.
M.I.O. è un progetto che fa della semplicità della sua formula la sua forza, regalando un’esperienza diretta e concreta ai giocatori, a cui sarà impossibile sentirsi persi o sovrastimolati all’interno del mondo di gioco.
Coerenza, arte e poco altro: il titolo di Douze Dixièmes non si presta a nient’altro che a essere respirato come desiderano gli sviluppatori, che si voglia camminare per delle rovine desolate o combattere contro i suoi aggressivi abitanti.
Genuino e senza menzogna, M.I.O. vale per il giocatore esattamente quanto l’attenzione che questo gli darà, e quanto sarà disposto a costruire delle sue, personali, memorie in orbita.
*Versione testata: PS5, grazie al codice fornito dal publisher







