Lo Starter Set di ALIEN The Roleplaying Game, Evolved Edition è uscito nel 2025 per Free League Publishing e, al momento in cui scrivo, non è ancora disponibile in italiano. È una scatola che dichiara fin da subito la propria identità, non come prodotto dimostrativo o introduttivo nel senso più povero del termine, ma come esperienza completa, autosufficiente, pensata per far vivere Alien al tavolo in modo diretto, fisico e narrativamente coerente, senza filtri e senza attenuazioni. Non c’è la volontà di semplificare l’orrore o di renderlo “accessibile” in senso rassicurante, c’è piuttosto l’idea di guidare anche chi non ha mai giocato ad Alien dentro una storia che funziona come un film, con tempi serrati, tensione crescente e un esito che raramente coincide con una vittoria pulita.

La prima sensazione, aprendo la scatola, è quella di un prodotto progettato con attenzione reale all’uso al tavolo. Lo Starter Set non si limita a includere libretti e schede, ma costruisce un ecosistema di strumenti che dialogano tra loro e che servono tutti a sostenere la stessa cosa, cioè il ritmo. Il regolamento è compatto ma completo per l’esperienza che promette, l’avventura è pensata per essere giocata in una singola sessione intensa, i personaggi pregenerati sono scritti per entrare immediatamente in conflitto con l’ambiente e tra loro, e la componentistica fisica non è decorativa, ma funzionale alla gestione dello spazio, dello stress e delle risorse.
Il regolamento incluso nello Starter Set fa un ottimo lavoro nel chiarire fin da subito cosa sia Alien come gioco. Spiega con precisione quando si tira e quando no, come si costruisce una riserva di dadi unendo attributo e abilità, e soprattutto introduce in modo molto chiaro la meccanica centrale dello stress, che resta il vero cuore pulsante del sistema. I dadi stress non sono solo un modificatore numerico, sono una promessa di potere immediato al prezzo di una futura perdita di controllo, e il testo è molto onesto nel dirti che ogni volta che accetti di aumentare lo stress stai facendo una scelta narrativa, non solo tattica. Il panico non arriva come una punizione arbitraria, arriva come conseguenza logica di una serie di decisioni prese sotto pressione, ed è proprio questo che rende Alien così efficace al tavolo.

L’Evolved Edition, già vista nel manuale base, mantiene qui una struttura molto solida, con procedure chiare per l’esplorazione, per il combattimento, per le situazioni di stealth e per la gestione del tempo. Il concetto di “stealth mode”, con il movimento scandito per zone, le linee di vista, il rumore e l’incertezza costante su cosa si trovi appena oltre l’angolo, è spiegato in modo sintetico ma sufficiente, e funziona perfettamente nell’avventura inclusa. Anche il combattimento, quando esplode, è rapido, brutale, raramente risolutivo, e coerente con l’idea che in Alien scontrarsi frontalmente con una minaccia sconosciuta è quasi sempre un errore.
Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è la qualità e la quantità dei materiali fisici inclusi nella scatola. Oltre ai libretti, alle schede e alle carte, lo Starter Set include una mappa dettagliata della colonia di Hadley’s Hope, carte equipaggiamento, carte iniziativa, carte stato e un supply dial che serve a tenere traccia di risorse fondamentali come aria, munizioni o batterie. Tutto è pensato per stare sul tavolo, essere toccato, spostato, girato, e questo rafforza moltissimo l’immersione. A questo si aggiunge un elemento che merita una menzione specifica, la presenza nel box di una miniatura di uno xenomorfo. Non è un semplice gadget, ma un vero e proprio segnalino tridimensionale della minaccia, qualcosa che quando entra in scena cambia immediatamente il linguaggio corporeo dei giocatori, perché non è più un concetto astratto, ma una presenza fisica al centro del tavolo. In un gioco come Alien, questa scelta ha un peso enorme, perché trasforma la paura da immaginata a condivisa.

I personaggi pregenerati sono scritti con grande intelligenza e, soprattutto, con una chiara comprensione di cosa renda Alien interessante dal punto di vista narrativo. Non sono eroi, non sono avventurieri, sono lavoratori, tecnici, militari, persone che stanno cercando di sopravvivere in una situazione che li supera. Janice MacWhirr è una caposquadra sindacalista, abituata a tenere insieme persone e turni più che a combattere mostri, Morgan Hirsch è un ex Colonial Marine segnato dall’esperienza e dalla fede, Hannah Singleton è una pilota pragmatica e opportunista, Sonny Sigg è uno scienziato che vede l’orrore come un problema da analizzare, e Holroyd è un androide Weyland-Yutani, freddo, efficiente e inevitabilmente sospetto. Ognuno di loro ha talenti che spingono verso scelte precise e un’identità che emerge subito, senza bisogno di spiegazioni lunghe o forzate.
Il vero motore narrativo, però, sono le agende personali. Ogni personaggio ne ha una per ciascun atto dell’avventura, e sono pensate per creare attrito, ambiguità e obiettivi divergenti. Non si tratta di obbligare i giocatori a comportarsi in un certo modo, ma di offrire incentivi narrativi chiari, che premiano chi interpreta il proprio ruolo anche quando questo rende la situazione più difficile. È una soluzione elegante, già collaudata in Alien, che qui trova una delle sue applicazioni migliori, perché l’avventura è costruita esattamente per far emergere questi conflitti.

L’avventura inclusa, Hope’s Last Day, è uno dei cinematic scenario più riusciti mai scritti per Alien. Ambientata nelle ultime ore della colonia di Hadley’s Hope su LV-426, gioca su un immaginario potentissimo, soprattutto per chi conosce Aliens(il secondo film), ma funziona benissimo anche per chi si avvicina al gioco per la prima volta. La struttura in tre atti è chiara, leggibile e soprattutto efficace nel modulare la tensione. L’inizio è relativamente controllato, con l’esplorazione della colonia e la scoperta graduale che qualcosa è andato terribilmente storto. Il secondo atto alza il ritmo, introduce la minaccia in modo più diretto e costringe il gruppo a fare scelte rapide, spesso sbagliate. Il terzo atto è una corsa disperata, in cui la sopravvivenza diventa una questione di compromessi, sacrifici e tempismo.
Dal punto di vista del master, Hope’s Last Day è scritta molto bene. Fornisce indicazioni chiare su quando introdurre determinati eventi, su come usare la mappa e i token, su quando passare allo stealth mode e su come gestire l’escalation senza perdere il controllo del ritmo. Non è un’avventura rigida, ma ha una spina dorsale solida che ti sostiene anche se improvvisi, ed è esattamente quello che uno Starter Set dovrebbe offrire, soprattutto a chi magari non ha ancora grande esperienza con Alien.
Un altro elemento che considero importante è l’attenzione dedicata alla sicurezza emotiva al tavolo. Il regolamento include una sezione sui safety tools, spiegando che ALIEN è un gioco che tocca temi duri, violenza, morte, perdita di controllo, e che è fondamentale che tutti i partecipanti siano a proprio agio. È una presenza discreta ma necessaria, che non annacqua l’orrore, ma lo rende giocabile in modo consapevole.

In definitiva, lo Starter Set di ALIEN Evolved Edition è uno di quei prodotti che dimostrano come uno starter possa essere molto più di una porta d’ingresso. È una scatola che puoi aprire, leggere e giocare senza bisogno di altro, ma che allo stesso tempo ti insegna davvero cosa sia Alien come gioco di ruolo. La combinazione di regolamento solido, avventura eccellente, personaggi ben scritti, componentistica intelligente e presenza fisica della minaccia, grazie anche alla miniatura dello xenomorfo, crea un’esperienza intensa, tesa e memorabile. È uno di quegli starter che non ti lasciano con la sensazione di aver “assaggiato” qualcosa, ma con quella, molto più rara, di aver vissuto una storia completa, sporca, claustrofobica e spietata, esattamente come dovrebbe essere quando ti siedi a un tavolo e qualcuno pronuncia la parola Alien.
*Box fisico e digitale fornito da Free League Publishing in cambio di una recensione onesta.
Se volete vedere le prime scene dell’avventura dello Starter Set, trovate qui sotto la nostra sessione, finita con un quasi TPK!







