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Degrees of Separation: la linea tra estate e inverno – Recensione

Dividere a metà uno schermo per unire due cuori è una magia che solo il videogioco in locale sa compiere. Quali siano le differenze tra i giocatori e i loro avatar, condividere una sessione di multiplayer crea una linea di condivisione forte sulla quale hanno deciso di giocare gli sviluppatori del titolo che abbiamo per le mani oggi. L’obiettivo finale è chiaro: far vivere ai giocatori l’esperienza dell’unione e della separazione, in un’unica volta, in tutti i loro gradi.

Quello di grado, nello specifico, è un concetto molto importante all’interno di Degrees of Separation, l’ultimo titolo sviluppato da Moondrop e Modus Games, e il fatto è chiaro sin dall’incipit della storia trattata nel gioco. In quella che è di fatto una delicata fiaba, i protagonisti delle vicende sono Ember, una ragazza che sembra collegata al potere del calore e che dorme da tempo immemore in un a terra dove vige un’estate perenne, e Rime, un giovane che al contrario, legato al potere del gelo, vive da eoni una veglia di guardia in una landa dove regna un inverno eterno.

La narrazione ha inizio quindi in medias res, quando per qualche motivo misterioso, i due ragazzi sono come chiamati ad abbandonare i loro secolari postazioni e finiscono per incontrarsi, scoprendo così che le loro due terre in realtà sono una sola, divisa però da una barriera che condanna le stagioni e i giovani a non potersi mai davvero incontrare.  Questo confine ineluttabile però sembra inizialmente solo fisico, in quanto Ember e Rime riescono per la prima volta a non sentirsi soli e a stringere un legame tra loro per quanto sempre opposti e terribilmente divisi.

Collaborando tra loro e cercando di sfruttare l’uno i poteri dell’altra i ragazzi possono ora cominciare il loro viaggio per scoprire il destino del regno nel quale avevano vissuto per così tanto tempo e il motivo che li ha portati a incontrarsi. Se i due riusciranno a far luce sui misteri e a non perdersi di nuovo in una solitudine eterna sarà deciso solo dalla loro capacità di elaborare e fare tesoro di questa loro maledetta separazione.

Il gameplay che propone il titolo di Moondrop è una diretta conseguenza della situazione in cui si trovano i personaggi: immersi in un ambiente a scorrimento orizzontale, i giocatori saranno chiamati in prima persona a sfruttare tutte le potenzialità che la barriera, che divide sempre parallelamente Ember da Rime, offre “splittando” lo schermo a metà. A seconda della stagione presente in una determinata metà dello schermo infatti un lago potrà essere ghiacciato permettendo a Rime di camminarci agevolmente sopra, oppure allo stato liquido in modo tale che Ember possa nuotare al suo interno e aprendo nell’uno o nell’altro caso una nuova via per proseguire nel viaggio. La stessa meccanica funzionerà per alcuni tipi di strutture che, collegate a delle lanterne volanti, verranno sollevate se sottoposte al clima caldo e si abbasseranno nel caso contrario. In quello che è a tutti gli effetti un puzzle game ambientale quindi, gli utenti saranno chiamati a sbrogliare ogni nodo sul loro percorso attraverso la gestione delle potenzialità della barriera, sia che l’obiettivo sia proseguire sul percorso, sia che si tratti di voler trovare il modo di raggiungere una “sciarpa”, unica classe di oggetti collezionabili presenti nel titolo indispensabili per aprire le porte che porteranno Ember e Rime nelle aree del gioco sempre seguenti.

Due protagonisti, due stagioni, due metà dello schermo: Degrees of Separation si mostra sin da subito perfetto per divertenti sessioni di multiplayer locale. Questo modo di avere esperienza del prodotto, più che una possibilità, sembra una vera e propria chiave di lettura supplementare dell’esperienza, che si propone così in maniera tale da mettere alla prova la coordinazione, l’affiatamento e l’intelletto dei due giocatori nell’impersonare ognuno uno dei protagonisti al fine di proseguire nella trama e nell’esplorazione.

Se Rime e Ember sono divisi sullo schermo, oltre la quarta parete non esiste nulla che può dividere i giocatori di Degrees of Separation.

Quelle che invece sono le ambientazioni proposte all’interno del titolo si dimostrano essere uno dei primi punti di forza della produzione. Supportate da un impianto sonoro perfettamente in linea con la delicatezza che caratterizza il colpo d’occhio offerto, le rese a schermo del misterioso regno di Ember e Rime sono a dir poco splendide.

La divisione netta tra i colori pastellati di inverno e estate non stanca mai, e le semplici quanto leggiadre animazioni di movimento dei due protagonisti si sposano perfettamente con un comparto che nel suo complesso ha la parola “delicatezza” davvero come dictat.

In conclusione, a discapito dell’usuale poco clamore che accompagna l’uscita di produzioni come queste, Degrees of Separation è veramente un piccolo gioiello. Nonostante in termini di gameplay la formula proposta all’interno del titolo sia alla lunga un po’ troppo meccanica, la possibilità di giocare ad una fiaba di questo tipo da soli o avvalendosi dell’apprezzatissimo multiplayer locale è una benedizione da non perdersi.

Degrees of Separation, col suo comparto artistico limato nei minimi dettagli è in grado di trascinare il giocatore in un vortice di candore e meraviglia, sia per il colpo d’occhio, che per la colonna sonora, che per la narrativa delicata.

Non esiste estate troppo torrida o inverno troppo rigido in Degrees of Separation, solo il piacere di vivere sulla linea che le divide.

*Versione testata: PC, tramite chiave Steam fornita dal publisher

Degrees of Separation

0.00
8

Gameplay

7.5/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

7.5/10

Trama/Ambientazione

8.0/10

Pro

  • Ambientazioni
  • Comparto artistico
  • Narrativa

Contro

  • Puzzle ambientali troppo macchinosi

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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