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Yakuza 6: The Song of Life – Un finale all’altezza di un Drago – Recensione

Yakuza 6

Dopo Yakuza Zero, Yakuza Kiwami (di cui trovate qui la nostra recensione) ed aver annunciato l’arrivo in Europa del remake del secondo capitolo, Yakuza Kiwami 2 (uscito a dicembre in Asia), SEGA propone anche in Occidente il capitolo finale della saga, Yakuza 6: The Song of Life, in cui saremo chiamati nuovamente a vestire i panni virtuali di Kazuma Kiryu, storico protagonista del brand, in quello che potremmo definire un vero e proprio “Canto del Cigno”, sia dal punto di vista tecnico/grafico che a livello narrativo. In tempo per l’uscita, prevista per oggi, 17 aprile, in esclusiva su PlayStation 4, eccovi la nostra recensione del sesto capitolo della storia del Drago di Dojima.

Tutti i nodi vengono al pettine, a suon di botte

Nonostante Yakuza 6: The Song of Life prosegua la storia dei precedenti cinque capitoli del brand dedicato alla mafia giapponese, il gioco è perfettamente fruibile anche dai neofiti della saga a patto di resistere alla prima fase di gioco che potrebbe risultare piuttosto confusionaria per chi non ne ha dimestichezza; dopo i primi capitoli infatti tutto viene spiegato durante i numerosissimi filmati ed attraverso i dialoghi con i molteplici NPC presenti nelle tre location che visiteremo durante l’avventura. Certamente aver giocato i precedenti capitoli rende l’esperienza molto più immediata ed immersiva, e giocare a questo capitolo farà ovviamente perdere un po’ di “appetibilità” ai precedenti 5 titoli del brand, che quindi vi consigliamo se possibile di giocare (o guardare i numerosi video walkthrough su YouTube).

La trama prende il via con Kazuma Kiryu, il drago della famiglia Dojima , che ha trascorso tre anni in prigione ed è convinto a lasciare definitivamente la vita da mafioso per dedicarsi completamente ai bambini dell’orfanotrofio di Okinawa. Purtroppo però i piani del nostro protagonista cambieranno praticamente subito, una volta scoperto che la sua protetta, Haruka Sawamura, si trova in coma all’ospedale dopo un ictus ed ha pure avuto un figlio, Haruto, di cui sarà proprio Kazuma a doversi occupare, portando nel frattempo tutti i nodi dei cinque capitoli precedenti al pettine in un’escalation di conflitti mafiosi che coinvolgono quattro clan in guerra, tra famiglie mafiose giapponesi, cinesi e coreane.

Senza spoilerare ulteriormente gli avvenimenti di Yakuza 6: The Song of Life, vi basti sapere che la trama principale si dipana in 13 capitoli che vi terranno impegnati per una ventina di ore, ovviamente contando solo ed esclusivamente la trama principale. La longevità “totale” della produzione, invece, è ovviamente almeno raddoppiata nel caso si vogliano completare tutte le quest secondarie, i mini giochi e le tantissime attività presenti all’interno della mappa di gioco.  Ad accompagnare Kazuma Kiryu in questo epilogo troveremo molti vecchi “amici” e conoscenze della serie, a partire da Goro Majima, Makoto Date, Shun Akiyama e la stessa Haruka, e oltre 30 nuovi personaggi ben caratterizzati e variopinti. La storia è come al solito un “mix” di eventi drammatici, grotteschi/assurdi ed umoristici in salsa Noir con abbondante contorno di elementi caratteristici giapponesi a 360°, dal culturale allo storico passando per il sociale, senza dimenticare i numerosissimi riferimenti ad altri videogiochi nipponici (anche presenti in versione giocabile completa). Come detto in precedenza, durante il gioco sarà possibile visitare tre diverse zone, due abbastanza vaste, il quartiere Kamurocho (ovvero il quartiere a luci rosse, Kabukichō, di Tokyo nella realtà) e quello di Onomichi, sulla costa di Hiroshima, e una meno vasta ma lo stesso importante che è l’orfanotrofio di Okinawa, Morning Glory. La possibilità di esplorare i due quartieri cittadini liberamente permette di accedere alle oltre 50 quest secondarie, alla ricerca delle classiche chiavi delle cassette di sicurezza dove trovare oggetti rari, ai negozi, ristoranti e distributori automatici dove acquistare oggetti, consumabili ed un sacco di prelibatezze nipponiche necessarie per rendere sazio (ed offrire punti esperienza e bonus) il Drago di Dojima. Ancora più numerosi rispetto al passato i mini-giochi, che partono dai titoli SEGA del passato interamente giocabili tra cui Virtua Fighter 5: Final Shodown con tutti e 19 i combattenti del roster, Puyo Puyo ed i classici Space Harrier, Super Hang On, Out Run e Fantasy Zone già visti in Yakuza Kiwami, per arrivare a quelli che possiamo catalogare come “sportivi” come il baseball, il mahjong, la caccia subacquea e le freccette e finire con il classico spassoso Karaoke, la novità rappresentata dalle chat “erotiche” con le camgirl e numerosi giochi in cui dovremo interagire con il piccolo Haruto. Completa l’offerta una modalità strategica che ci metterà a capo di diverse tipologie di compagni che dovremo reclutare lungo la storia e schierarli contro la mafia Justis, facendoli progredire via via di livello e migliorandone le abilità; una variante divertente che aggiunge ulteriori ore di divertimento, una volta presa dimestichezza con tutte le dinamiche inerenti.

Il sistema di combattimento, a differenza di Yakuza Kiwami, propone un solo stile utilizzabile in cui dovremo, grazie alle combo, riempire alcune sfere di energia per poter liberare il “Drago”(“Ultimate Hit Mode“) di Kazuma con tanto di aura blu che ci permette di ottenere nuovi colpi e mosse conclusive ed una potenza molto più devastante. Nonostante la mancanza dei diversi stili di combattimento, il sistema studiato da SEGA risulta ugualmente profondo ed ampliamente personalizzabile grazie ai numerosi upgrade disponibili ed è una naturale evoluzione di quello del quinto capitolo, con l’aggiunta di tantissime animazioni, abilità e mosse conclusive ed una spettacolarizzazione, soprattutto durante le boss-fight, molto cinematografica. Sarà possibile inoltre utilizzare alcune armi da mischia ed una quantità smodata di oggetti disseminati negli scenari, che potranno essere lanciati (a mano o coi calci) o usati come oggetti contundenti, oltre ovviamente alla possibilità di terminare (o ammaccare seriamente) uno dei nostri nemici contro uno degli appositi oggetti presenti negli scenari. Ogni azione nel gioco ci farà guadagnare Punti Esperienza in una determinata categoria, con cui potremo mano a mano sbloccare nuove mosse, abilità attive e passive per il nostro protagonista, oltre a permetterci di aumentarne le caratteristiche, dall’attacco alla velocità di schivata, sempre con l’utilizzo delle differenti tipologie di XP disponibili.

I muscoli del Dragon Engine

Il comparto tecnico è eccellente ed il Dragon Engine di SEGA mostra i muscoli su PS4 e PS4 Pro: i quartieri nipponici sono ancora più realistici e “vivi” rispetto al passato ed ai recenti remake, dai semplici pedoni al traffico delle due città, l’illuminazione ed in generale gli effetti sono davvero di ottima fattura ed i volti incredibilmente dettagliati ed espressivi. Gli scenari sono ottimamente ricreati e ricchi di dettagli ed al buon Kazuma Kiryu sono state aggiunte numerose animazioni ed in generale i comandi risultano più precisi ed ottimizzati del passato. Durante la nostra run, in cui abbiamo completato la storia principale e diverse secondarie e provato la maggior parte delle attività e dei mini-giochi, abbiamo riscontrato solamente qualche sporadico effetto “tearing” su Tokyo (soprattutto in determinate zone) e alcuni sporadici cali di framerate, che non hanno però influenzato negativamente né l’esperienza né il nostro parere complessivo. Il comparto sonoro è di qualità eccellente tanto nella musiche d’accompagnamento quanto nel doppiaggio giapponese, in cui compaiono oltre al doppiatore storico del protagonista, Takaya Kuroda, numerosissimi attori e celebrità della terra del Sol Levante. Ottimi i sottotitoli in inglese, abbastanza semplici e comprensibili, mentre è assente la localizzazione nel nostro idioma, cosa che potrebbe tenere lontani, vista la natura comunque molto narrativa della produzione, i giocatori che non hanno particolare dimestichezza con la lingua britannica.

In conclusione, Yakuza 6: The Song of Life è il perfetto epilogo della saga dedicata alle epiche gesta di Kazuma Kiryu, in un’avventura longeva e ricca di contenuti che faranno la felicità dei completisti e degli appassionati del Giappone in generale,che SEGA ci propone con la maturità narrativa e tecnico/grafica adatta all’ultima avventura del Drago di Dojima.  Non possiamo che consigliare a tutti gli appassionati del brand l’acquisto di questo sesto capitolo, che risulta, come detto in precedenza in questa nostra recensione, appetibile e giocabile anche dai neofiti della saga dedicata alla mafia giapponese.

*Recensione effettuata su PS4 Pro grazie ad una copia promo ricevuta da Koch Media, distributore italiano del gioco.

8.7

Trama/Ambientazione

9.0 /10

Gameplay

8.0 /10

Grafica

8.5 /10

Sonoro

9.0 /10

Longevità

9.0 /10

Pro

  • Narrativamente uno dei migliori capitoli della saga
  • Tantissime attività secondarie
  • Tecnicamente eccellente

Contro

  • Mancanza di sottotitoli in italiano

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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