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Yakuza Kiwami – Un remake ad opera d’arte – Recensione

17 Set 2017 | PlayStation 4, Recensioni, Recensioni Videogiochi

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In una generazione in cui fanno più notizia le edizioni remastered e i remake che le nuove IP, con poche eccezioni, Yakuza Kiwami è una piccola perla che permetterà ai giocatori più giovani di scoprire il primo capitolo delle avventure di Kazuma Kiryu, e ai fan storici della saga di poter vivere un’esperienza del tutto nuova, anche avendo già giocato il titolo originale.

Alla scoperta del quartiere Kamurocho di Tokyo

Sviluppato con lo stesso motore utilizzato per Yakuza Zero e ottimizzato con tutte le feature grafiche e di gameplay dei più recenti capitoli della saga, Yakuza Kiwami ha solamente la trama uguale al titolo di cui è remake, uscito nel 2005 per PlayStation 2.

La trama segue il prequel Yakuza Zero e comincia con lo storico protagonista che è in procinto di assumere il comando della propria famiglia, protetta dal Clan Tojo, quando il “capo” della famiglia Dojima rapisce la bella Yumi, di cui Kazuma è innamorato. La vicenda si fa drammatica quando l’amico d’infanzia di Kiryu, Akira, uccide Sohei Dojima per liberare la donna, e il nostro protagonista si assume le responsabilità dell’omicidio, finendo in carcere per i successivi dieci anni.

Espulso dal clan, dopo l’ingiusta permanenza in gattabuia, nei panni di Kazuma dovremo mettere ordine ad un mondo che nel frattempo è cambiato, non solo tecnologicamente ma anche socialmente, alla ricerca della bella Yumi, scomparsa misteriosamente.

La sceneggiatura è ottima ed è arricchita da inediti filmati in CGI che poco hanno da invidiare con titoli più recenti e più blasonati, con personaggi perfettamente caratterizzati, che riescono ad attrarre facilmente le simpatie dei giocatori.

Yakuza Kiwami

Come l’originale Yakuza, questo remake è ambientato interamente in un quartiere, precisamente il Kamurocho di Tokyo, una piccola ambientazione sandbox inventata dagli sviluppatori ispirandosi all’iconico quartiere a luci rosse Kabukicho di Shinjuku.

L’ambientazione è arricchita però, rispetto al gioco del 2005 da innumerevoli minigiochi e attività secondarie, che fanno dimenticare in fretta quanto “minuscola” possa apparirvi la location rispetto a quanto visto nei capitoli più recenti della saga.

Oltre ai minigiochi e la simpatica feature “Majima Everywhere” che ci permette di picchiare Goro Majima in ogni angolo del quartiere della capitale giapponese, la principale aggiunta in termini di gameplay riguarda il combattimento, dove ci sono ben 4 diversi stili con cui far combattere il nostro protagonista, a differenza dell’unico tipo di lotta presente nel titolo originale, con tante personalizzazioni e una discreta profondità ruolistica. Anche se il combattimento è tutto tranne che “simulativo” risulta davvero appagante e occorrerà utilizzare più volte le varie abilità delle diverse tipologie, per riuscire a battere i boss più forti.

Oltre ad essere molto più fluido e coinvolgente, il gameplay di Yakuza Kiwami introduce anche una videocamera dinamica, controllata dal giocatore, molto più moderna, comoda e pratica di quella fissa del primo capitolo originale della saga.

La mappa è ora open-world e consente di passare immediatamente e senza caricamenti dalle fasi esplorative a quelle di combattimento, creando un’esperienza molto più personalizzata e immersiva, senza le continue interruzioni di cui era pieno zeppo lo storico gioco di cui questo è il remake.

Yakuza Kiwami

Una nuova veste ad una bella storia

Tutto il comparto grafico ha tratto particolare giovamento in questo remake, con nuove texture su tutti i vecchi modelli poligonali e miglioramenti a tutto tondo, dagli ambienti all’effettistica, su PlayStation 4 Pro (e su PS4) il gioco gira a 1080p e 60 FPS con pochissimi e davvero ininfluenti cali di framerate nelle situazioni più concitate. Il titolo risente in generale della natura cross-gen, essendo stato creato per il mercato PS3-PS4 ed essendo comunque uscito oltre 18 mesi fa in Giappone, con il solito ritardo nella localizzazione europea ed americana.

Anche il comparto audio è stato migliorato, con una colonna sonora sempre adatta alle situazioni proposte dal gioco ed un doppiaggio in lingua nipponica davvero di altissimo livello, con nomi importanti nel panorama giapponese, che aiuta ad immergersi nella Tokyo del 2005, di cui abbiamo una perfetta riproduzione, con un’IA migliorata sia dal punto di vista delle routine nemiche che di quelle di tutti gli NPC sparsi per il colorato quartiere. Unica vera “pecca” l’assoluta mancanza dei sottotitoli in italiano, presenti invece quelli in lingua inglese, chiari e comprensibili.

Yakuza Kiwami

Divertenti i mini-giochi, tratti dagli altri capitoli della serie giapponese, tra cui il karaoke, il nuoto, le freccette, le carte i giochi tradizionali, il corteggiare le hostess, che permettono di alternare le fasi di esplorazione e combattimento. Presenti anche numerose chiavi e collezionabili che allungano ulteriormente la longevità di Yakuza Kiwami, che si assesta sulle 12 ore circa saltando diverse missioni secondarie.

Titolo assolutamente consigliato a tutti gli amanti del genere, ai novizi della saga che vogliono iniziarla ora e ai fan sfegatati delle avventure di Kazuma Kiryu, in attesa dell’arrivo di Yakuza Kiwami 2, remake annunciato poche settimane fa del secondo capitolo. Yakuza Kiwami è un ottimo lavoro ed è la dimostrazione che i remake ed i reboot possono avere senso se fatti ad opera d’arte.

*Versione Testata: PS4 su PlayStation 4 Pro grazie alla copia review fornita dal distributore italiano.

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Yakuza Kiwami

8.6

Trama

9.5/10

Gameplay

8.5/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

8.0/10

Pro

  • Remake splendido
  • Storia ben sceneggiata
  • Gameplay molto migliorato e moderno

Contro

  • Mancata localizzazione in italiano

Paolo Lorenzini

Dispotico caporedattore di Serial Gamer Italia, dopo anni a girovagare per le redazioni di settore ha deciso di costruirsi una “casa” su misura che gli permettesse di offrire un’informazione libera, priva di clickbait e gestita in maniera equa e meritocratica.

Paolo Lorenzini

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