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Best of 2017 – Non ci si può lamentare – di Pietro Rapanelli

Scegliere in un panorama cinematografico così vasto i tre titoli migliori di questo 2017 non è certo compito facile, oggi come non mai abbiamo un’ampia varietà di pellicole di generi diversi per soddisfare ogni tipologia di spettatore: dall’horror ai classici d’animazione, dal fantasy alla commedia, dal musical al war movie.

Il 2017 è stato anche l’anno dei remake e reboot di grandi saghe cinematografiche, va detto però che il rimaneggiamento di grandi opere del passato è sempre rischioso: il pericolo di snaturare l’originale è sempre dietro l’angolo. In alcuni casi lo sforzo è stato premiato dalla critica, in altri gli scarsi incassi hanno decretato il fallimento su tutta la linea. Passiamo quindi in rassegna i migliori titoli di questo 2017.

Terzo posto: Saw Legacy

Ottavo capitolo della serie cult iniziata nel 2004 con Saw – L’enigmista, Saw – Legacy si pone come obiettivo quello di rilanciare una delle saghe horror più acclamate degli ultimi anni. Malgrado la sua morte John Kramer colpisce ancora: grazie ai suoi fedeli seguaci la leggenda di Jigsaw viene portata avanti nonostante siano passati 10 anni dalla sua scomparsa. Particolarità della saga è la trama comune ad ogni film; quasi a comporre un vero e proprio serial cinematografico, ogni pellicola è connessa alle altre andando a comporre un mosaico che di volta in volta appare sempre più definito. Dopo sette capitoli risulta difficile aggiungere novità alla serie, e allo stesso tempo inserire i fatti narrati in maniera logica nella macro-trama. La continuity con il filone principale in alcuni punti appare quanto mai forzata, ma la pellicola, esattamente come i suoi predecessori, è ricca di colpi di scena. La struttura narrativa ricalca quella dei film precedenti, con la soluzione finale dell’enigma e la scoperta nell’epilogo dell’identità del killer. I fan nostalgici della saga come il sottoscritto non possono che apprezzare questo ottavo capitolo, che nonostante i suoi difetti riesce ad imitare degnamente le gesta dei suoi predecessori.

Secondo posto: Dunkirk

Dunkirk rappresenta per Christopher Nolan una sorta di esperimento, la pellicola è infatti il primo war movie diretto dal regista. Lo stile personale e inconfondibile nolaniano si nota fin dalle prime scene: il film è strutturato lungo tre linee narrative ambientate in archi temporali differenti, le quali però si vengono ad intrecciare con il proseguimento della storia. Nolan si dimostra ancora una volta abile nel manipolare il tempo, tema con cui il regista è solito cimentarsi, facendone un concetto proprio e analizzandone la componente relativa. La storia racconta da tre punti di vista differenti l’evacuazione della città di Dunkerque durante la seconda guerra mondiale. I dialoghi sono ridotti al minimo, sono invece le immagini e il suono a fare da padrone; ma se da una parte questo rappresenta un punto di forza della pellicola, dall’altra non permette l’approfondimento maggiore che alcuni personaggi avrebbero meritato. Non troviamo poi un vero e proprio protagonista nell’opera, quasi a voler far intendere che la guerra non ha né vincitori né vinti ma solo pedine di un disegno più ampio, lo scopo delle quali è unicamente quello di sopravvivere.

Primo posto: Logan-The Wolverine

Non poteva mancare alla lista uno tra i cinecomic più apprezzati di questo 2017: Logan. Il termine “cinecomic” è oltremodo riduttivo in questo caso, perché con Logan si vuole andare oltre il puro intrattenimento; si vuole dare una degna conclusione a un personaggio cinematografico che ci ha fatto emozionare con le sue gesta per 17 lunghi anni; si vuole sperimentare la decostruzione del personaggio in una nuova chiave di lettura. Logan non è certo un certo un film per tutti, la regia di James Mangold intende distanziarsi il più possibile dai canoni del cinefumetto classico, riducendo gli effetti speciali al minimo, esplorando il lato umano dell’eroe, quasi dimenticandosi di quello “super”. Il messaggio di fondo viene trasmesso senza mezzi termini allo spettatore, ma se da una parte la drammaticità che traspare da ogni scena non è che il preludio di quello che sarà il finale, a tratti quasi scontato; dall’altra il rapporto familiare tra i protagonisti sembra quasi infondere un messaggio di speranza che in film di questo genere non può essere certo tralasciato. Non mancano inoltre le sequenze action, sanguinolente, caratterizzate da urla furiose e colme di rabbia, le quali insieme alle atmosfere tipiche del genere western contribuiscono a tenere alta la tensione che permea per tutto il film fino a giungere al suo apice nel finale, nel quale il destino di un protagonista si conclude e quello di un altro è appena agli arbori. Quello di Logan, è un tentativo di innalzare il semplice cinefumetto a cinema d’autore, di percorrere strade ancora inesplorate, di intrattenere lo spettatore ma allo stesso tempo smuovere la sua etica.

Ma a questo punto è lecito chiedersi: lo scopo è stato raggiunto? Come sovente si dice in questi casi, ai posteri l’ardua sentenza.

Ci sono altre pellicole che avrebbero meritato un posto in classifica, ma a mio giudizio la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo, di offrire nuovi spunti in un mercato così variegato e competitivo come quello del cinema, va sempre premiata.

Quali grandi opere ci riserverà il 2018? Lo scopriremo solo vivendo.

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