Recensioni Serie TV Serie TV

The Handmaid’s Tale: La pluripremiata serie di Bruce Miller – Recensione No Spoiler

Agli Emmy Awards di quest’anno, tra le tante serie televisive in concorso c’è stata una che ha notevolmente prevalso sulle altre, ossia: “The Handmaid’s Tale” ideata da Bruce Miller. Vincitrice di ben otto premi, la serie è arrivata in Italia il 26 settembre, trasmessa da TimVision. Basata sul romanzo distopico di Margaret Atwood, la serie ci introduce in una realtà governata da un regime spietato, dove June dovrà sopravvivere a una dittatura che tenterà di piegare la sua volontà.

Il futuro immaginato dalle produzioni audiovisive ha sempre, negli ultimi anni, come cornice un mondo distopico perciò un altro prodotto con questa formula, poteva davvero non decollare. Lo sfondo socio-politico poco originale non influisce sulla resa del prodotto, il quale trova nella sua identità televisiva, pretenziosa, moltissimi dettagli in grado di ammaliare lo spettatore. Distribuita da Hulu, The Handmaid’s Tale racconta la disfatta dell’essere umano, il quale ha costruito barriere mentali per annullare la personalità, cercando attraverso il capitale di assegnare un ruolo per ogni donna e uomo.

 

Se da un lato il prodotto incontra la moda della realtà distopica, d’altra parte segue un percorso narrativo assolutamente contro corrente. Uno dei temi più frequenti nel panorama cinematografico è la sovrappopolazione, difatti possiamo individuare un blockbuster come Inferno di Ron Howard ma non solo; anche il lungometraggio d’apertura dell’ultima mostra del cinema di Venezia, presenta il tema della densità demografica. Completamente indifferente all’argomento attuale dell’eccedenza della popolazione, The Handmaid’s Tale racconta l’infecondità sempre maggiore, per la quale varie cooperazioni hanno instaurato un regime ai limiti del verosimile.

June è un’ancella, una donna che una volta al mese deve compiere un rapporto sessuale con il signore della casa, attraverso una cerimonia molto peculiare. Il sistema classista offre all’ancella il minimo indispensabile per procreare, il suo unico ruolo è il futuro della specie, non importa a quale costo. Il voice over ci descriverà le tradizioni, nelle quali ogni piccolo errore può costarti una mutilazione o anche peggio; i guardiani, gli Occhi osservano tutto, ogni tuo gesto, ogni tua micro espressione può spedirti nelle colonie o in qualche centro di esperimenti.

Le carrellate a precedere enfatizzeranno gli occhi dell’ancella, i quali sono gli unici testimoni della follia umana esercitata dai credenti; la fotografia dipinge spesso di bianco le inquadrature, quasi a voler sottolineare la purezza dello spirito che è richiesta alle donne fertili; il rosso invece è la rabbia, l’esplosione della performance di Elisabeth Moss in cui si distacca dal suo ruolo di ancella. Il tempo plasma la normalità ma per la nostra protagonista esso non è stato abbastanza, i ricordi di sua figlia e di suo marito sono ancora molto forti; l’annullamento della sua personalità però è sempre più vicino.

The Handmaid’s tale è una delle serie più potenti degli ultimi anni grazie a Elisabeth Moss che regala una performance magistrale, una messa in scena spaventosamente curata e molti spunti interessanti affrontati con consapevolezza. Nonostante l’ottima fattura della serie, essa non è priva di difetti; verso le fasi finali corre molto e si lascia qualche buco di sceneggiatura, non sminuendo tuttavia l’opera.

8.5

Regia

8.7/10

Fotografia

8.7/10

Montaggio

8.5/10

Sceneggiatura

8.0/10

Interpretazioni

8.5/10

Pro

  • Ottima messa in scena
  • Elisabeth Moss è magistrale
  • Ottima sceneggiatura

Contro

  • Qualche forzatura verso il finale

Potrebbero anche interessarti