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Shadow of the Colossus Remake: Molla l’osso, Colosso! – Anteprima

Shadow of the Colossus

Filtro di luci verde muschio, un cavallo che corre su una pozzanghera e la telecamera che, alzandosi, fa intravedere in lontananza un ponte che chiunque abbia giocato a SOTC conosce molto bene: è bastato questo secondo e mezzo di immagini mostrate durante la conferenza Sony dell’E3 per farmi interrompere ogni cosa in quel momento stessi facendo e farmi buttare la testa all’indietro emettendo suoni gutturali.

Sony è salita sul palco a presentare la sua line-up di titoli nella notte tra il 12 e il 13 giugno, ma già durante il pomeriggio precedente allo “show” si erano inseguite notizie riguardanti ad un rinnovo della licenza di Shadow of the Colossus da parte della multinazionale giapponese; a questo proposito c’era chi si mostrava scettico sulla veridicità della voce di corridoio e chi, come me e qualcun altro, temeva nell’ennesima rimasterizzazione anche su console di nuova generazione, come era avvenuto per Kingdom Hearts solo pochi mesi fa; Pochi però potevano sospettare cosa sarebbe stato reso noto quella notte.

COS’È DAVVERO SHADOW OF THE COLOSSUS

Shadow of the Colossus è il titolo con il quale mi sono innamorato dell’opera di Fumito Ueda, collocando il giapponese nella lista dei i miei creativi preferiti, saldamente sul podio: pubblicato per la prima volta su Playstation 2 nel 2006 e successivamente riedito in alta definizione su Playstation 3 nel 2011 insieme a ICO, suo predecessore spirituale, il gioco è stato all’epoca della sua uscita qualcosa di unico con il quale non avevo mai avuto a che fare prima, un modo di videogiocare in grado di spalancare le porte di un mondo allora sconosciuto, dove l’intrattenimento principale non veniva più offerto dal coefficiente di divertimento proposto dal gameplay, da un susseguirsi di meccaniche in grado di portare una sfida o nel complesso, da un “giocare” nel senso semantico del termine, ma dove ciò che c’era di più bello era dato dall’avere un’esperienza visiva la quale penetrava in ogni sfera di sensibilità, coinvolgendo prima tutti i modi materiali di percepire ciò che si ha d’innanzi e successivamente facendolo assaporare anche a livello sia di cervellotico intelletto, sia del più puro cuore.

Il gameplay che venne proposto nel 2006 e nel 2011 era quello di un Open World Action game incentrato sulle tematiche della lotta e del viaggio: nel concreto l’obiettivo del giocatore era quello di viaggiare in compagnia della sola nostra cavalla Agro per una vastissima landa chiamata Forbidden Lands, nella quale si trovava ad essere l’unico essere umano e affrontare quelle che di fatto erano sedici boss-fight, concluse le quali il titolo vedeva il suo epilogo. Semplice e diretto, quasi volutamente superficiale; ma allora perché Shadow of The Colossus è considerato da molti (e da me) un capolavoro rivoluzionario che ha scosso il concetto stesso di videogioco?

Perché, semplicemente, ha ridisegnato gli obiettivi del videogiocare, concentrandosi solo sull’avere esperienza del pellegrinaggio verso una meta, più che su quest’ultima, e sul riflettere profondamente riguardo a ciò che scopriamo passo dopo passo sul sentiero.

UNO SGUARDO AI TRAILER

Analizzando il trailer mostrato all’E3 2017 e comparandolo con quelli pubblicati quando il progetto venne presentato per la prima volta, si possono notare diversi elementi di stacco, nonostante l’ultimo video reso disponibile voglia chiaramente da una parte imporsi come punto di arrivo di un percorso tecnico migliorato in grado di rendere il remake la modalità finale di avere esperienza dell’opera, dall’altra un magnifico omaggio portato alla versione del 2006, che celebra quest’ultima per quello che ha significato per tutti i giocatori.

Oltre al comparto grafico totalmente tirato a lucido grazie al nuovo motore impiegato, che promette di regalare le stesse emozioni che si provarono su PS2 in maniera esponenzialmente maggiore e in chiave moderna, l’elemento mostrato ha evidenziato un dettaglio che spero essere solo dovuto al caso o comunque ad un mio errore di valutazione causato dalla giusta e costruttiva preoccupazione che si ha quando si maneggia un capolavoro: comparando le immagini degli stessi scorci di paesaggio presenti nei trailer per la seconda console di Playstation e la quarta, ho notato che nella versione PS2 questi sono sì meno definiti a causa della grafica ormai obsoleta, ma anche che la telecamera li mostra spesso più da “lontano” rispetto alla versione Playstation 4, dove per privilegiare il focus sul dettaglio molto migliorato, si sacrifica la percezione di un ambiente ampio e sconfinato, diminuendo il grandangolo dell’immagine.

Questo personalmente spero sia dovuto, come dicevo, alla velleità di mostrare da vicino i miglioramenti grafici e non al fatto che per privilegiare questi ultimi si debba perdere uno degli elementi cardini del gioco, ovvero il concetto di spazio vasto e desolato.

Lo stato di sviluppo di Shadow of the Colossus Remake è ovviamente al momento ignota; il titolo è stato presentato per la prima volta solamente sei giorni fa e non se n’era sentito parlare precedentemente: la mancanza di elementi in questo senso obbliga dunque a sperare in un’assenza di ritardi da parte degli sviluppatori che hanno fissato il lancio ad un generico 2018 (The Last Guardian, ultima opera di Ueda e a sua volta rinviato di due mesi, era stato pubblicato a dicembre del 2016. È possibile che anche il lancio di SotC possa avvenire in concomitanza delle vacanze natalizie? Pure supposizioni prive di fondamento).

Ciò che mi aspetto da questo remake è dunque intuibile: io, come immagino molti degli appassionati dell’opera, desideriamo che questa tenga fede alla sua promessa di riportarci quelle stesse emozioni che ci regalò la prima volta che a lei ci rapportammo; almeno due terzi delle ore di gameplay spese su PS2 e su PS3 erano state votate infatti all’esplorazione, al girovagare per le terre chiamate Forbidden Lands, in pellegrinaggio per scoprire sempre qualcosa che prima non avevamo notato, o addirittura, a cercare qualche indizio che riguardasse ad un mitologico “Last Big Secret” che si vocifera essere ancora presente nel titolo (e di cui lo stesso Ueda ha alimentato la leggenda) ad oggi tuttora mai scoperto.

Non vogliamo niente di più di quello che avevamo. Vogliamo Shadow of The Colossus, e lo vogliamo su Playstation 4.

 

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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