È l’hunting game più celebre, il più fortunato e solido. Le sue tante uscite raccolgono sempre intorno loro i suoi appassionati, e anche i suoi progetti a lato della serie principale vengono accolti sempre con interesse e calore dai fan. Stiamo parlando ovviamente di Monster Hunter. Il 13 marzo è stata la volta del ritorno della spin off saga Monster Hunter Stories, che si è presentato ai fan di tutto il mondo nella sua terza uscita: Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection.
Il titolo, sviluppato ed edito da Capcom, è stato reso disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X, PC e Nintendo Switch 2, e a Serial Gamer abbiamo avuto modo di metterci le mani sopra per più di qualche tempo.

Dopo diverse ore passate tra esplorazione, combattimenti e gestione del team, Monster Hunter Stories riesce a dare una sensazione piuttosto chiara: questo è il punto più alto raggiunto finora dalla serie spin-off di Capcom.
Non è solo un’evoluzione, ma una rifinitura consapevole di tutto quello che ha funzionato nei capitoli precedenti, portata avanti con una direzione molto più solida e coerente.
Il risultato è un RPG che riesce a essere profondo senza risultare pesante, accessibile senza essere superficiale, e soprattutto capace di costruire un legame reale tra il giocatore e le creature che lo accompagnano per tutta l’avventura.
Fin dalle prime ore si percepisce chiaramente la differenza rispetto alla serie principale. Qui non si tratta di cacciare mostri, ma di comprenderli, allevarli e combattere al loro fianco. Il ruolo del Rider cambia completamente il ritmo dell’esperienza: non si entra in campo per dominare l’ambiente, ma per farne parte.

Il cuore dell’esperienza è costruito attorno ai Monstie, e il gioco fa un lavoro sorprendentemente efficace nel renderli qualcosa di più di semplici unità da combattimento: ogni creatura infatti ha un comportamento, una predisposizione agli attacchi e un’identità ben definita, e nel corso delle ore mi sono trovato a costruire il team non solo in base alle statistiche, ma anche in base a come ogni Monstie si adattava al mio modo di giocare.
Una delle meccaniche più particolari che ho incontrato durante l’esplorazione riguarda la presenza dei mostri invasivi, creature che possono comparire in aree dove normalmente non dovrebbero trovarsi.
Quando si attiva uno scontro con questi nemici, il gioco cambia completamente registro: non si tratta più di una classica battaglia da vincere abbassando la vita del mostro, ma di una sorta di evento con meccaniche e condizioni specifiche. In alcuni casi mi è stato richiesto di respingere determinati attacchi utilizzando una specifica arma, come il martello, mentre in altri l’obiettivo era semplicemente sopravvivere a una fase particolarmente aggressiva del nemico. Sono combattimenti più “restrittivi”, ma funzionano bene perché spezzano il ritmo classico e introducono situazioni diverse dal solito.
Una volta scacciata la creatura invasiva, il gioco ricompensa con qualcosa di davvero interessante: si sblocca l’accesso a uova di creature rare o in via di estinzione, spesso tra le più amate della serie. Mi è capitato di ottenere Monstie come Zinogre o Lagiacrus proprio attraverso questi eventi, e sono momenti che riescono a dare una forte soddisfazione, sia per la sfida proposta sia per il valore della ricompensa.

Parallelamente, il gioco introduce anche una meccanica legata alla preservazione della fauna, che aggiunge un ulteriore livello di profondità all’esplorazione. È possibile infatti rilasciare alcuni Monstie in ambienti specifici, e se le condizioni lo permettono, queste creature inizieranno a comparire stabilmente in quell’area. In alcuni casi sembra addirittura che si adattino all’ecosistema, sviluppando affinità elementali diverse o variazioni estetiche legate all’ambiente.
È una meccanica che non viene sempre spiegata in modo esplicito, ma che una volta scoperta aggiunge una componente quasi “ecosistemica” al gioco, rendendo il mondo molto più vivo.

Il sistema di combattimento risulta uno degli elementi più riusciti e, allo stesso tempo, più ingannevoli del gioco. In superficie si basa su un sistema “sasso-carta-forbice” tra Potenza, Tecnica e Velocità, ma con il passare delle ore emergono tutte le sue sfumature. Anticipare i pattern dei nemici, scegliere il Monstie giusto e gestire le abilità diventa fondamentale, soprattutto negli scontri più avanzati.
Le abilità “kinship” giocano un ruolo chiave nelle battaglie più complesse. Non sono semplici mosse spettacolari, ma strumenti strategici da utilizzare nel momento giusto per ribaltare l’andamento di uno scontro. In diverse occasioni mi sono trovato a conservarle per diversi turni, aspettando il momento perfetto per interrompere un attacco particolarmente pericoloso.
Il sistema dei geni infine, è probabilmente la componente più profonda dell’intero gioco. Attraverso la trasmissione genetica è possibile modificare radicalmente le abilità dei Monstie, creando combinazioni uniche che vanno ben oltre le loro caratteristiche base. È un sistema che richiede tempo, ma che una volta compreso diventa estremamente soddisfacente.

Anche l’esplorazione è stata migliorata sensibilmente. Le mappe sono più ampie, più varie e meglio strutturate, e le abilità dei Monstie giocano un ruolo fondamentale anche fuori dal combattimento, permettendo di raggiungere aree altrimenti inaccessibili.
La presenza dei draghi anziani alza ulteriormente il livello della sfida. Si tratta di alcuni degli scontri più impegnativi dell’intero gioco, soprattutto nelle prime fasi in cui si incontrano. Tuttavia, andando avanti e ottimizzando il proprio team, si arriva a un punto in cui è possibile gestirli con molta più facilità, dando quella sensazione di progressione che però, nel lungo periodo, rende il gioco un po’ più permissivo del previsto.
è proprio qui infatti che emergono i limiti principali dell’esperienza: una volta completata la campagna principale, manca un vero endgame strutturato, che sia capace di mettere alla prova il giocatore in modo continuativo. Allo stesso modo, pesa l’assenza di una componente coop o PvP, soprattutto considerando quanto il sistema di combattimento si presterebbe bene a sfide tra giocatori o contenuti cooperativi.

Nonostante questo, l’esperienza complessiva resta estremamente positiva. Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection riesce a prendere una formula già valida e portarla al suo massimo potenziale, costruendo un’esperienza solida, profonda e appagante.
Versione testata: PC, grazie al codice Steam fornito dal publisher.







