La parola Giapponese “Nioh” ha come significato letterale quello di “Re Benevolo”, e fa riferimento ad una figura tradizionale presente nella cultura buddista nipponica.
I Nioh sono divinità guardiane poste all’ingresso (solitamente in coppia, uno all’esterno e uno all’interno) dei templi buddisti in Giappone con la funzione di proteggere il tempio dalle forze negative.
I Nioh, nella loro duplice espressione, vengono solitamente rappresentati come Agyō (Un Nioh con la bocca aperta a simboleggiare il suono “A” (l’inizio di tutto), e come Ungyō (con la bocca chiusa, a mimare la pronuncia del suono “Un” o “Om” (la fine di tutto).
Similmente ad alcune accezioni del fuoco nella mitologia norrena (garante della vita e suo ultimo distruttore) o al Cristo definito come alfa e omega (la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco) i Nioh rappresentano l’inizio e la fine dell’universo, simboleggiando la totalità dell’esistenza.
Il nostro rapporto con Nioh, nel mondo dei videogiochi, e iniziato ormai nel lontano 2017, dando vita (anche un po’ a sorpresa) ad una brillante e fortunata trilogia, che si conclude ora nel 2026 con Nioh 3, quello che ad ora è l’Ungyō della saga.

Nioh 3 è stato reso disponibile lo scorso 6 febbraio per PlayStation 5 e PC Windows, sviluppato come i precedenti capitoli da Team Ninja ed edito da Koei Tecmo. Abbiamo impiegato un po’ di tempo, nella pagoda di Serial Gamer Italia, a concludere il nostro viaggio fantastico nella terra del sol levante, ma una volta soppesato l’ultimo colpo di katana, siamo pronti a sederci a narrare cosa abbiamo visto, in una immaginaria e, speriamo interessante, cerimonia del tè videoludica.
La trama di Nioh 3 affonda le sue radici nel setting di lore e world building sviluppato nei precedenti capitoli della saga: il Giappone è ancora un paese che fa fatica a rimanere in equilibrio tra le forze politiche e militari che lo muovono, così come fatica a gestire in maniera organica la presenza sul suo territorio delle pietre dello spirito.
Queste, col nome di amrita, offrono un enorme potenziale a chi le possiede, ma nutrendo l’ego e le ambizioni dell’individuo, creano dei veri e propri mostri, e alimentano le fiamme di un rogo che sta ancora bruciando il paese.
In questo scenario il giocatore veste i panni di Tokugawa Takechiyo, un giovane pronto ad assurgere al ruolo di shogun, dopo anni di educazione mirata a preparalo per questo importante ruolo.
Proprio nel giorno in cui è prevista la nostra elezione però, forze oscure e tumultuose si muovono, facendo invadere il palazzo dai violenti yokai, mostri che presto scopriremo mossi da volontà maligne ben al di fuori della portata della nostra spada.
L’attacco al palazzo vanifica la nostra presa del titolo e anzi ci mette alla mercè di un inaspettato nemico, per fuggire dal quale ci troveremo addirittura lanciato indietro nel tempo, in un momento storico dove ben presto scopriamo che l’oscura presenza che ha ordito il nostro attacco, sta scatenando le sue malevole forze.
Ci ritroviamo così all’interno di una guerra tra forze che non comprendiamo da subito, ma con la coscienza che il nostro viaggio attraverso il tempo non ha lo scopo di salvare unicamente la nostra ascesa allo shogunato, ma ogni nostro fendente sui nemici sarà volto a garantire la sopravvivenza della storia del Giappone stessa.

La narrazione all’interno di Nioh 3 è notevolmente più curata rispetto a quella dei capitoli precedenti.
Certo, anche nella prima e nella seconda uscita c’è sempre stata una buona attenzione a presentare personaggi del periodo sengoku giapponese in modo tale da renderli interessanti e carismatici anche per il pubblico occidentale, ma sembra che il migliore tentativo da parte degli sceneggiatori sia proprio la terza uscita.
Il rischio grosso (non dei tutto scampato nei primi due capitoli), era quello di gettare addosso al pubblico occidentale, o comunque quello che non mastica la storia del paese del sol levante come prima pietanza, una valanga di nomi di personaggi storici che avrebbero tentato di esercitare un forte ascendente sui giocatori, ma che non sarebbero riusciti ad avere il peso desiderato nella sceneggiatura proprio perché non così noti fuori dal Giappone.
Con Nioh 3 invece, sebbene i personaggi siano davvero tanti, e divisi per diversi periodi storici, i protagonisti vengono introdotti con più calma e presentati con più attenzione, rendendo in questo modo più semplice (ma mai semplicissima) l’elaborazione del loro peso storico e della loro importanza nella trama a tutti i giocatori.
È evidente che andando avanti nella sua storia, la saga di Nioh abbia preso sempre maggiore coscienza di essere si un videogioco fortemente basato sull’azione, ma anche profondamente immerso nella cultura di un paese con una storia davvero magnetica: le importantissime venature fantasy che caratterizzano la saga sono sempre presenti, ma se all’inizio la questione Nioh era sintetizzabile nella tipica reinterpretazione del periodo sengoku amalgamato con i mostroni da uccidere e la magia, ora sembra quasi che i protagonisti della storia giapponese siano ancora più interessanti delle creature mitologiche che li accompagnano; più degni di attenzione degli stessi yokai insomma, in una alchimia di gameplay e narrativa che si fa sempre più equilibrata, per chi ha la curiosità di guardare oltre le legnate che saremo chiamati a tirare.

Perché si, il gameplay di Nioh 3 ci chiederà ancora di tirare delle gran legnate sulla testa dei cattivi.
Il gameplay di Nioh infatti è quello di un viscerale soulslike, che tiene fede a tutte le ferali promesse con le quali il titolo si presenta.
I combattimenti sono caratterizzati come sempre da ritmi incalzanti, e chiedono al giocatore di essere ben capiti prima di essere approcciati, pena delle situazioni che possono sfociare in battaglie “ingiuste”
Il comparto verte tipicamente su sequenze di attacchi leggeri e pesanti, schivate, parate, abilità magiche e tecniche ninja, in una miscela esplosiva e sempre varia che richiede comunque una buona gestione delle proprie risorse, dalla stamina, alle munizioni.
Ad approfondire ulteriormente questa viscerale parte action, il titolo correla alle battaglie una profondità assolutamente notevole legata alla parte RPG.
La costruzione del personaggio infatti appare fin da subito molto importante per approcciare Nioh 3, e i giocatori avranno modo e necessità di sviluppare i PG in molti aspetti diversi, a partire dalle statistiche classiche fino alle sblocco di abilità specifiche e perk passivi, premio per l’esplorazione attenta delle aree (di cui parleremo tra poco).
Un ulteriore livello di profondità è dato dalla caratterizzazione dell’equipaggio e delle armi disponibili. Le armature infatti hanno già di per sé un enorme importanza: queste possono fare parte di dei classici set che sbloccano abilità specifiche quanti più pezzi vestiamo, e gli stessi pezzi sono sempre diversi tra loro, presentando ciascuno perk casuali che rendono questi perennemente unici.
Il loro ottenimento quindi, e la loro ricerca, diventa parte fondante del gameplay del titolo, dando a tutto Nioh 3 la stessa aura di profondissimo gioco di ruolo che avevano anche i suoi predecessori.

Una grande differenza del terzo capitolo rispetto ai suoi due precedenti, però, e la gestione delle mappe, a cui abbiamo accennato poco fa.
Per la prima volta infatti la saga si dota di un comparto esplorativo open map.
Ognuno dei periodi storici che visiteremo infatti sarà caratterizzato da una vera e propria mappa aperta, che regala grande libertà di esplorazione e si lascia alle spalle la struttura “a missioni” presente nell’1 e nel 2.
Va detto che anche in Nioh 3 sono presenti le missioni cui eravamo abituati: qui però svolgono il ruolo di attività secondarie, permettendo ai giocatori di ingaggiare attività più brevi in aree chiuse e tipiche boss rush.
Parlando delle aree, l’esplorazione di queste è soddisfacente e assolutamente moderna: le mappe sono intellegibili, ricche di tesori e diverse classi di collezionabili,che si riveleranno utili per sbloccare piccoli potenziamenti che però, sommati tra di loro, faranno davvero la differenza.
All’interno delle mappe saranno presenti anche altre missioni secondarie, in cui avremo modo di interagire con vari npc (spesso spettri) per svolgere compiti precisi e approfondire storie accessorie alla nostra grande avventura.
Si tratta di una meccanica leggera e divertente, che apre spesso ulteriori aree nascoste e dà un senso di ampiezza all’esperienza, regalandole appunto una grande modernità.
Sul piano estetico la mappa ha sia lati positivi che negativi.
Ciò che è fortemente positivo, a fare il paio con la già citata modernità dell’esplorazione, è in maniera fisiologica la diversità delle aree, che riescono ad operare una buona cesura tra di loro e rendersi sempre interessanti agli occhi del giocatore, il quale godrà sempre di un buon colpo d’occhio a schermo.
Anche la profondità delle zone è apprezzabile, grazie alla presenza di aree che si apriranno solo con il progredire nella storia o affrontando le missioni secondarie. Questa meccanica permetterà di operare un backtracking leggero e mai opprimente, che aiuterà ad arricchire l’esperienza di gioco in ogni area specifica.
Il lato meno gradevole che ho notato è legato alla natura stessa delle aree: ognuna di queste infatti e presente in un determinato periodo storico del Giappone, sempre diverso dal precedente.
Il fatto è che purtroppo questa cosa non è sempre avvertibile: a parte infatti gli yokai che stanno invadendo ogni tempo, i nemici umani saranno praticamente sempre gli stessi, e vestiranno in maniera un po’ incoerente le medesime armature sia nel periodo heian che nel terzo secolo dopo Cristo.
A parte queste, che volendo sono minuzie per i più, risulta comunque evidente il passo avanti in ambito di cura delle mappe di Nioh 3 rispetto ai suoi predecessori: il Giappone che esploriamo è infatti sempre coinvolgente, sviluppandosi in ampiezza in alcuni momenti e regalando sezioni intricate e labirintiche in altri momenti, senza mai sacrificare in questo ambito una buona coerenza.

Dal punto di vista tecnico, Nioh 3 corre senza intoppi nella versione PS5 che abbiamo testato.
La fluidità di gioco è incrollabile, e non abbiamo avuto nessun tipo di problema legato a incertezze di frame rate o crash dell’app.
I tempi di caricamento per i viaggi rapidi o a seguito delle (ben numerose) morti, sono poco più lunghe di quello a cui si è normalmente abituati nella generazione corrente, ma assolutamente accettabili in termini di tempistiche.
Il feedback del giocare, pad alla mano, è quello a cui ci hanno abituati sia i precedenti Nioh, sia gli altri titoli action rpg di team ninja, tra i quali ricordo il vituperato Final Fantasy: Stranger of Paradise.
L’azione è certamente frenetica, ma gli script delle varie azioni in game sono più stringenti di quello che sembra.
Gli input di comando che daremo al nostro aspirante shogun non possono essere sovrapposti, e le animazioni ci costringeranno a concludere un’azione prima di intraprendere un’altra. Il ritmo e la consequenzialità degli attacchi sarà quindi fondamentale, e dovranno dimostrarsi organiche nel flusso di ogni combattimento.

Per quanto riguarda invece il comparto sonoro, Nioh 3 presenta luci ed ombre.
Sono di buona qualità sia il doppiaggio inglese dei personaggi, sia gli effetti sonori che accompagnano ogni battaglia.
In più di un’occasionea colonna sonora originale del titolo si mette in mostra con arie epiche durante i combattimenti, è più toccanti quando il ritmo cala per fare spazio ad una presa di posizione più importante da parte della narrativa, che approfondisce i protagonisti.
La qualità media dell’ost non riesce però a mantenersi a questi livelli, soprattutto a causa di track davvero brevi ripetute allo sfinimento nelle lunghe sequenze di esplorazione, specie nei crogioli.

In conclusione Nioh 3 non è un titolo perfetto, ma è il migliore di una serie che, rispetto ai suoi capitoli precedenti, ha fatto dei passi avanti in ogni sua uscita.
La meccanica open map premia gli esploratori attenti, che avranno modo di vedere semplificarsi molte battaglie altrimenti ostiche.
La stessa difficoltà del titolo viene anche per questo avvertita come più accessibile, grazie ad una commistione tra i comparti che crea un prodotto più fresco e fruibile che in precedenza.
La nostra strada per diventare shogun non è certamente tappezzata di velluto, e avremo bisogno sovente di tutte le possibili intercessioni del Re Benevolo di guardia alle soglie.
Quello che però è certo è che non ci pentiremo di varcarle.
*versione testata: PS5, grazie al codice fornito dal publisher.







