Lamentations of the Flame Princess continua a presidiare con ferocia quella zona d’ombra del gioco di ruolo dove l’orrore incontra il bizzarro più estremo, e The Lair of the Brain Eaters, avventura data alle stampe nel 2024 dalla casa editrice omonima, non fa assolutamente eccezione alla regola non scritta del Weird Fantasy. Come ormai consuetudine per le produzioni nate dalla mente di James Edward Raggi IV e dei suoi collaboratori, anche questo supplemento non è disponibile in lingua italiana, una scelta che obbliga gli appassionati nostrani a masticare un inglese spesso gergale e tecnico per immergersi nelle atmosfere disturbanti e graficamente esplicite create da D.M. Ritzlin. L’avventura si presenta come un modulo agile, racchiuso in una manciata di pagine dense di cattive idee per i giocatori, pensato per personaggi di livello compreso tra l’uno e il tre che decidono di addentrarsi nelle profondità inquietanti della città di Desazu. Non siamo di fronte a un semplice dungeon crawl di stampo classico, ma a una vera e propria incursione in un ecosistema di follia dove la brama di conoscenza, tema carissimo a chi mastica pane e OSR, viene distorta in un atto di puro cannibalismo cerebrale, offrendo ai partecipanti una sfida che mette alla prova tanto la loro fibra morale quanto la capacità di sopravvivenza in un ambiente ostile, umido e grottesco.
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La premessa narrativa poggia le sue basi sulla figura di Obb Nyreb, un negromante la cui repulsività fisica è superata solo dalla sua perversione intellettuale , un uomo che ha fondato un culto, i cosiddetti Yoinog, convinto erroneamente che il termine significasse “cercatori di conoscenza” in un’antica lingua dimenticata. Di fronte al fallimento totale nel reclutare seguaci volontari per le sue ricerche eretiche, il negromante ha optato per una soluzione più drastica e pragmatica, forzando prigionieri e ignari cittadini a consumare cervelli incantati tramite un incantesimo di sua invenzione denominato Devolutionary Delicacy. Il risultato è la creazione di una schiera di servitori ottusi, privi di volontà propria e fisicamente mutati , caratterizzati da una folta peluria ferina e da un odore nauseabondo che ricorda un cane bagnato rimasto per una settimana nelle fogne della città. Questa trasformazione non è puramente estetica, poiché riduce drasticamente l’intelligenza e la saggezza delle vittime, rendendole strumenti perfetti, ancorché maleodoranti, per i piani di Nyreb, il quale ha stabilito la sua base operativa in un complesso di caverne situato strategicamente proprio sotto il cimitero monumentale di Desazu.
Il modulo eccelle nel costruire una tensione crescente fin dai primi passi investigativi, suggerendo diversi ganci narrativi per coinvolgere il gruppo, dalla classica offerta di lavoro come guardiani notturni del cimitero , perfetta per chi ha bisogno di monete d’argento rapide, fino alla sparizione misteriosa del corpo di un conoscente prima del funerale. La struttura delle caverne è divisa in due livelli principali e presenta una varietà di accessi che premiano l’esplorazione attenta o la cautela tattica. Un ingresso, situato all’interno di un mausoleo decorato con sculture morbose di scheletri in adorazione , nasconde una trappola a gas venefico e un meccanismo a pressione occultato magistralmente nelle orbite di un teschio di pietra. L’alternativa, celata nel tronco cavo di una vecchia quercia nel bosco circostante , offre un approccio più discreto ma non meno pericoloso, introducendo i giocatori in un ambiente dove il sacro e il profano si mescolano in modo inestricabile.

L’analisi dei contenuti rivela una cura meticolosa nella caratterizzazione degli incontri casuali e degli abitanti del complesso sotterraneo, andando ben oltre i soliti cliché del genere. Oltre agli onnipresenti Yoinog, che pattugliano le caverne armati di lance e vestiti di rozze pellicce, gli avventurieri dovranno fare i conti con creature ben più inquietanti che popolano le tenebre. Particolarmente originali sono i ratti mutanti, i cui crani sono cresciuti a dismisura a causa del consumo accidentale di cervelli incantati, dotandoli di un’intelligenza collettiva e, in alcuni casi spettacolari, della capacità di soffiare fiamme contro i malcapitati esploratori. Ancora più terrificanti sono gli Skullfaces, esseri non morti che ricordano gorilla emaciati dal collo in giù, ma che possiedono teste prive di carne e crani di fattezza umana perfettamente levigati. Questi predatori devono nutrirsi regolarmente di tessuti umani freschi per evitare che i loro muscoli marciscano , e il loro tocco paralizzante rappresenta una minaccia letale per personaggi di basso livello, trasformando ogni scontro in una danza macabra sulla lama del rasoio.
Un elemento di spicco dell’avventura è la gestione del dungeon come un luogo vissuto, organico e profondamente degradato, dove ogni stanza racconta una storia silenziosa di depravazione o di antico mistero sepolto. Si passa dalla dispensa ricolma di cervelli coltivati su una pianta luminescente, che richiede costanti sacrifici di sangue per crescere e fruttificare , alla cucina lurida dove la schiava Loea è costretta a preparare pasti cannibalistici per i suoi carcerieri sotto minaccia costante. Loea rappresenta un punto di svolta narrativo importante, offrendo ai giocatori la possibilità di ottenere una guida esperta per i livelli superiori in cambio della libertà , sebbene la sua situazione sia resa ancora più bizzarra e disturbante dalla presenza di uno Skullface innamorato di lei, il quale ha divorato il corpo del suo precedente amante e ne ha assorbito i ricordi e i sentimenti. Questo tipo di intrecci grotteschi e moralmente grigi è il marchio di fabbrica di Lamentations of the Flame Princess, capace di trasformare un classico salvataggio in una situazione carica di disagio psicologico e orrore surreale.

ATTENZIONE SPOILER: Da questo punto in poi analizzerò meccaniche e segreti che potrebbero rovinare l’esperienza di gioco a chi intende partecipare come giocatore, procedete con cautela se non siete il Dungeon Master.
Il cuore pulsante della sperimentazione di Obb Nyreb si trova nel suo laboratorio, una stanza perennemente illuminata da lampade a olio e disseminata di giare di vetro contenenti cervelli pulsanti. Qui il supplemento introduce una meccanica estremamente interessante legata al consumo di questi organi, che fungono da equivalenti solidi e decisamente più disgustosi delle classiche pozioni magiche. Mangiare una porzione di cervello può garantire poteri temporanei come l’invisibilità, la capacità di volare o una velocità accelerata , ma ogni assunzione comporta il rischio di effetti collaterali devastanti determinati da una tabella specifica che non lascia scampo agli sventati. Si spazia da disturbi minori ma debilitanti come l’incontinenza o la nausea persistente fino a mutazioni permanenti e orribili, come la crescita di un terzo braccio tra le scapole o, nel peggiore dei casi, una combustione spontanea o un’esplosione letale causata dall’incompatibilità chimica tra diversi cervelli ingeriti, una dinamica di rischio e ricompensa che incarna perfettamente lo spirito nichilista del gioco.
Il negromante stesso è descritto con una dovizia di particolari che lo rende un antagonista memorabile, lontano dagli stereotipi del mago oscuro avvolto in mantelli di seta. Nyreb si presenta solitamente vestito solo di un perizoma macchiato, mettendo in mostra strati di grasso sudato e una pelle pallida punteggiata di macchie violacee che suggeriscono una salute cagionevole. La sua voce stridula e la sua propensione a mentire spudoratamente, cercando di corrompere gli intrusi con offerte di potere fasullo, lo rendono una figura patetica e al contempo estremamente pericolosa proprio per la sua imprevedibilità. In combattimento si affida a una combinazione di incantesimi classici e nuovi poteri terribili, come Enchant Organ, che gli permette di preparare i suoi peculiari contenitori magici organici partendo da resti freschi. La sua sconfitta non segna necessariamente la fine dei problemi per la città di Desazu, poiché il modulo prevede diverse conseguenze a lungo termine, tra cui la possibilità che Nyreb riesca a prendere il controllo dell’intera nobiltà cittadina se non fermato con la dovuta risolutezza.

L’architettura delle caverne nasconde anche segreti legati a una divinità della morte dimenticata, Veshakul’a , le cui vestigia si manifestano in stanze segrete contenenti statue d’ebano e altari che richiedono rituali specifici per essere approcciati senza subire danni permanenti all’anima. Questi elementi aggiungono uno strato di esplorazione classica che bilancia l’orrore più esplicito della parte negromantica, offrendo enigmi basati su iscrizioni criptiche e prove di fede che richiamano i grandi classici del genere fantasy degli anni settanta. La qualità della cartografia e del layout, curati con la solita precisione da Glynn Seal , assicura una leggibilità eccellente anche durante le sessioni più concitate, mentre le illustrazioni di Paul Laane e Gonzalo Æneas catturano con efficacia l’estetica disturbante del testo, fornendo al Master un supporto visivo fondamentale per descrivere l’orrore indicibile che i giocatori si troveranno ad affrontare.
In conclusione, The Lair of the Brain Eaters è un’aggiunta di valore assoluto alla libreria di ogni Master che desideri sottoporre i propri giocatori a un’esperienza intensa, sporca e indubbiamente fuori dagli schemi del fantasy tradizionale. Il volume non è solo un manuale di avventura, ma un manifesto della filosofia LotFP, dove il pericolo è reale e le conseguenze delle azioni dei personaggi possono essere catastrofiche non solo per loro, ma per intere comunità. Valutando complessivamente l’opera, ci troviamo di fronte a un prodotto solido, scritto con un piglio autoriale forte e una chiara visione di ciò che il Weird Fantasy dovrebbe rappresentare nel panorama odierno. Nonostante la barriera linguistica dell’inglese, la ricchezza di dettagli e l’originalità delle meccaniche legate al cannibalismo cerebrale lo rendono un acquisto caldamente consigliato per chi cerca qualcosa di diverso dal solito dungeon pieno di goblin e tesori luccicanti, confermando ancora una volta che, nelle mani giuste, anche il tema più macabro può diventare un eccellente strumento di narrazione ludica.
*Copia fisica del manuale fornita dal publisher in cambio di una recensione onesta.







