Il tempo è un predatore, specialmente nell’industria videoludica. Sono passati esattamente sette anni da quando il primo Code Vein provò a sfidare i giganti del genere soulslike con un’estetica anime e un sistema di classi flessibile. Oggi, dopo una lunga attesa, Bandai Namco Studios ha finalmente rilasciato il sequel. Disponibile dal 30 gennaio 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC, Code Vein II non è solo un seguito, ma un tentativo ambizioso di espandere una formula che molti consideravano “di nicchia”.
Siamo nel 2026 e, sebbene il mercato sia ormai saturo di cloni di Dark Souls e derivati, il ritorno dei Redivivi porta con sé una domanda fondamentale: c’è ancora spazio per l’edginess gotica e le “waifu” in un mondo post-Elden Ring? La risposta, come vedremo, è complessa quanto un albero delle abilità di questo gioco.
La narrazione di Code Vein II riprende i temi cari al franchise, ma sposta l’asticella molto più in alto. La Terra è stata devastata dalla Rinascita, un cataclisma che ha trasformato la popolazione in mostri assetati di sangue. Se il primo capitolo era una lotta per la sopravvivenza immediata, questo sequel introduce una variabile affascinante: il viaggio nel tempo.
Risvegliati come Redivivi, scopriamo che il presente è ormai una landa desolata senza speranza di redenzione. L’unico modo per salvare ciò che resta è tornare indietro di 100 anni, nel cuore del conflitto originale, per rintracciare quattro eroi leggendari che tentarono di fermare la Rinascita.
A differenza della narrazione criptica e frammentata tipica di FromSoftware, dove devi interpretare il posizionamento di un cadavere per capire la politica di un regno, Code Vein II sceglie la via dell’esposizione diretta. Cutscene cinematiche, dialoghi ben scritti e un ritmo che non disdegna momenti di puro melodramma nipponico. Non siamo di fronte a una sceneggiatura da Oscar, ma la trama scorre via con piacere, regalando alcuni “pugni allo stomaco” emotivi che non mi aspettavo e che danno un senso di urgenza reale alla nostra missione temporale.

Entrando nel vivo del gameplay, il cuore pulsante rimane il sistema Drain/Icore. In Code Vein II, combattere non significa solo svuotare la barra della vita del nemico, ma gestire una risorsa vitale. Ogni attacco di prosciugamento (Drain) andato a segno ricarica l’Icore, che a sua volta permette di scatenare i Forma, abilità speciali spettacolari e devastanti.
La libertà di build è, ancora una volta, il punto di forza assoluto. I Codici Sanguigni (le classi del gioco) possono essere cambiati in qualsiasi momento, permettendo una flessibilità che pochi altri esponenti del genere offrono. Volete essere un guerriero pesante con uno spadone che occupa metà schermo? Potete farlo. Preferite un assassino rapido con doppie lame o un caster che bombarda i nemici con magie di sangue dalla distanza? Basta un click nel menu.
Tuttavia, bisogna parlare del “nemico invisibile”: la telecamera. Nonostante siano passati sette anni, negli spazi angusti o durante i boss fight più frenetici, l’inquadratura tende ancora a incastrarsi negli elementi dello scenario o a perdere il focus sul bersaglio. È un difetto storico che speravo venisse risolto con il passaggio al nuovo motore, e che purtroppo può portare a morti frustranti che non dipendono dall’abilità del giocatore.

Una scelta che farà discutere è la rimozione del multiplayer cooperativo classico in favore di un sistema di Partner AI estremamente evoluto. Il vostro compagno non è solo una spalla, ma una risorsa strategica vitale. Potete scegliere se farlo combattere fisicamente al vostro fianco o se utilizzarlo come una “forza mentale” che potenzia le vostre statistiche base, trasformando il gioco in un’esperienza quasi solo.
La meccanica del sacrificio è il vero tocco di classe: se la vostra salute arriva a zero, il partner può sacrificare parte della sua vita per resuscitarvi istantaneamente. Da quel momento, però, sarete soli contro tutti finché il compagno non si rigenererà. In questi frangenti, il gioco passa da “accessibile” a “brutale” in un secondo. Questa dinamica rende Code Vein II uno dei soulslike più approcciabili per i neofiti, senza però sacrificare la sfida per i veterani, specialmente nei boss fight opzionali che richiedono una gestione perfetta delle risorse.

Visivamente, Code Vein II è un’esplosione di stile. Il Character Creator è senza ombra di dubbio il migliore sul mercato: la profondità con cui potete personalizzare il vostro avatar (che sia una waifu letale o un guerriero oscuro) è ai limiti del maniacale. Dagli accessori che clippano leggermente tra loro alle texture dei vestiti, l’impatto visivo dei personaggi è eccellente.
Il problema sorge quando guardiamo fuori dal nostro avatar. Il gioco prova a inseguire la tendenza dell’open world iniziata da Elden Ring, ma con risultati alterni. Le aree sono vaste, ma spesso appaiono vuote e prive di quella densità di segreti che ci si aspetterebbe nel 2026. Il riciclo degli asset negli ambienti urbani e industriali è evidente e, a lungo andare, genera un senso di déjà-vu che smorza l’entusiasmo dell’esplorazione.
Tecnicamente, su console la modalità performance punta ai 60fps ma fatica a mantenerli costanti, specialmente quando gli effetti particellari dei Forma più complessi riempiono lo schermo. Un plauso incondizionato va invece alla colonna sonora: un mix orchestrale potente e malinconico che eleva ogni singolo scontro, rendendo memorabili anche i momenti tecnicamente più incerti.

Code Vein II è un sequel solido che sa esattamente a chi vuole rivolgersi. Non cerca di convincere i puristi del genere souls più intransigenti, ma si concentra sul rafforzare la propria identità: un action-RPG profondo, narrativamente diretto e visivamente carismatico. Sebbene soffra di alcune pigrizie nel level design e di incertezze tecniche che nel 2026 iniziano a pesare, il divertimento derivante dal sistema di build e dal carisma dei personaggi è innegabile.
Se avete amato il primo capitolo, troverete qui tutto ciò che desideravate e molto di più. Se siete nuovi al mondo dei Redivivi, questo è il momento perfetto per versare un po’ di sangue.
*Versione testata: Xbox Series X, grazie ad un codice digitale fornito dal publisher
Code Vein II
€69,99Pros
- Personalizzazione senza pari: L'editor e il sistema di Codici Sanguigni sono allo stato dell'arte.
- Narrazione coinvolgente: Una storia diretta con personaggi a cui è facile affezionarsi.
- Partner System: Una gestione dell'IA che rende il gioco accessibile ma mai banale.
Cons
- Telecamera: Ancora troppo ballerina negli spazi chiusi.
- Open World spoglio: Molte aree mancano di carattere e soffrono di un riciclo di asset evidente.
- Performance: Cali di frame rate nelle situazioni più concitate.







