Pubblicato nel 2024 da Chaosium, Pendragon, Core Rulebook si presenta come la sintesi più matura e consapevole della visione arturiana di Greg Stafford, un manuale che, pur non essendo ancora disponibile in italiano, arriverà anche nel nostro paese grazie al lavoro di localizzazione curato da Raven Distribution. Si tratta di un’uscita importante, non solo per il valore storico del titolo, ma perché questa edizione ambisce apertamente a diventare il punto di riferimento definitivo per chi voglia giocare, oggi, l’epica cavalleresca nella sua forma più pura e strutturata.

Pendragon non ha mai fatto mistero della propria natura, non è un fantasy generico, non è un gioco di avventura nel senso più ampio e permissivo del termine, è piuttosto un dispositivo ludico e narrativo progettato per far vivere al tavolo l’immaginario arturiano con un rigore tematico raro. Fin dalle prime pagine il manuale chiarisce il patto che propone ai giocatori, questo è un mondo altro, un Medioevo letterario filtrato dalla tradizione cavalleresca, dove eroismo e miseria convivono costantemente, e dove l’ideale, quando emerge, lo fa sempre contro attrito. L’idea di fondo è esplicita e quasi brutale nella sua onestà, ogni cavaliere è destinato a morire, ciò che resta, ciò che conta davvero, è come avrà vissuto, quale traccia avrà lasciato in termini di Gloria, di Onore e di memoria collettiva.
Uno dei punti di forza più evidenti di questo Core Rulebook è la quantità di contesto messo a disposizione, non come semplice lore da assimilare, ma come linguaggio condiviso per interpretare un ruolo sociale preciso. Pendragon non chiede solo di interpretare un personaggio, chiede di abitare una condizione, quella del cavaliere, con tutto il suo carico di privilegi, obblighi e contraddizioni. La società descritta non contempla l’uguaglianza, la gerarchia è un fatto naturale, e l’obbedienza al proprio signore rimane un cardine morale prima ancora che politico. In questo quadro, l’ascesa di Artù e la progressiva affermazione dell’idea di cavalleria come tensione verso il bene comune diventano un processo lento e imperfetto, fatto di resistenze, compromessi e fallimenti. La suddivisione cronologica in grandi ere del ciclo arturiano funziona come una bussola narrativa, chiarendo fin da subito che Pendragon non nasce per raccontare una singola impresa, ma per accompagnare intere generazioni di personaggi, fino a trasformare la campagna in una vera saga dinastica.

Dal punto di vista meccanico, il sistema continua a distinguersi per un’eleganza funzionale che oggi appare quasi controcorrente. Un’unica meccanica di risoluzione basata sul d20 governa la maggior parte dei test, mentre i danni e le conseguenze fisiche vengono affidati ai d6. Non si tratta di minimalismo fine a se stesso, ma di una scelta precisa, liberare spazio mentale e narrativo per ciò che davvero definisce Pendragon, la costruzione del personaggio attraverso valori e comportamento. Caratteristiche, Abilità, Tratti, Passioni, Gloria, ogni elemento numerico è pensato come strumento al servizio della fiction. La Gloria Roll, in particolare, resta una delle intuizioni più brillanti del gioco, perché trasforma la reputazione in una risorsa attiva, capace di risolvere situazioni sociali, influenzare la vita di corte e ricordare costantemente che, in questo mondo, l’immagine pubblica è un capitale spendibile.
La struttura del personaggio si fonda su cinque Caratteristiche, con un aggiornamento terminologico significativo, Appearance diventa Appeal, spostando l’accento dalla mera bellezza all’impatto complessivo, alla presenza, alla percezione immediata che gli altri hanno del cavaliere. È una modifica coerente con la filosofia del gioco, e trova conferma in dettagli tutt’altro che secondari, come il fatto che l’armatura e l’elmo annullino l’Appeal, rendendo il cavaliere anonimo e distante. Anche il calcolo delle caratteristiche derivate viene spiegato con grande chiarezza, segno di un lavoro di revisione attento, volto a rendere il sistema più leggibile senza snaturarne l’identità storica.
La creazione del personaggio resta un vero e proprio rito d’ingresso. Il manuale accompagna il giocatore fin dalla condizione di scudiero, prima ancora che dal concetto di archetipo, sottolineando come l’identità sociale preceda sempre quella eroica. Il rango, il titolo e la posizione nella gerarchia cavalleresca definiscono in modo molto concreto il tipo di libertà narrativa e ludica a disposizione. Le differenze tra mercenario, household knight, vassallo e banneret non sono semplici etichette economiche, ma determinano il rapporto con il rischio, la protezione politica, il tempo da dedicare alle quest e la possibilità di costruire una continuità familiare. La sezione dedicata ai mercenari, con la gestione delle indennità e dei contratti, restituisce con efficacia il senso di precarietà di chi non possiede una rete di protezione feudale.

Particolarmente riuscita è anche la gestione del tema delle cavaliere. Il manuale adotta un linguaggio inclusivo e tratta “knight” come termine neutro, proponendo diverse possibili reazioni della società di gioco senza imporre una lettura univoca. Ancora una volta, Pendragon fornisce strumenti e contesto, lasciando al tavolo la responsabilità di decidere quale versione di Britannia mettere in scena, senza mai perdere di vista il cuore del gioco, la cavalleria come istituzione, con tutte le sue tensioni morali.
Il vero nucleo identitario del sistema rimane però quello dei Tratti e delle Passioni. Qui Pendragon continua a essere sostanzialmente inimitabile. I Tratti, organizzati in coppie opposte, non descrivono semplicemente inclinazioni caratteriali, ma costruiscono una grammatica comportamentale che mette costantemente in crisi il concetto di scelta ottimale. Le Passioni, dal canto loro, sono una fonte potentissima di slancio narrativo, possono ispirare imprese straordinarie, ma anche condurre alla rovina emotiva e mentale del personaggio. Il manuale insiste giustamente su un punto fondamentale, in questo mondo le emozioni non sono private, sono pubbliche, teatrali, parte integrante della vita sociale, e proprio per questo perfettamente giocabili senza imbarazzo.

Il capitolo sulle Abilità fornisce una base solida e funzionale, sufficiente a sostenere campagne di lunga durata senza appesantire inutilmente il sistema. Sebbene la marzialità rimanga centrale, Pendragon non è mai solo combattimento, è vita di corte, caccia, etichetta, gestione della reputazione e lettura dei segnali sociali. Anche quando rimanda ad altri volumi per approfondimenti specifici, il Core Rulebook offre tutto il necessario per comprendere il tono e il ritmo del gioco.
Con Aspirations, Onore e Gloria, il manuale chiarisce ulteriormente che la progressione in Pendragon non passa attraverso l’accumulo di poteri, ma attraverso l’ascesa sociale e simbolica. La distinzione tra Gloria e Onore è centrale, perché introduce l’idea che il successo possa essere vuoto o persino dannoso se non accompagnato da una condotta coerente. Gli Ideali e l’aspirazione alla Tavola Rotonda non sono presentati come obiettivi finali, ma come tensioni costanti che orientano le scelte e generano conflitti tra personaggi con visioni diverse della cavalleria.
Il combattimento viene trattato con grande attenzione e senza concessioni, letale, rapido, fortemente legato alla Gloria e alla dimensione pubblica dell’impresa. Il manuale invita implicitamente a tirare i dadi in chiaro e ad accettarne le conseguenze, rafforzando l’idea che la tragedia faccia parte integrante del racconto.

Equipaggiamento, armature e cavalli non sono semplici appendici, ma veri e propri pilastri dell’esperienza. Le armi, le protezioni, la manutenzione e soprattutto la gestione dei cavalli restituiscono un senso di concretezza che rafforza l’immersione, ricordando costantemente che la cavalleria è un ideale sostenuto da fatica, denaro e logistica.
La gestione delle ferite, della guarigione e della ricchezza prosegue su questa linea, trattando il corpo e le risorse come patrimoni fragili. Il sistema dei favori, in particolare, è uno strumento narrativo estremamente efficace per rappresentare debiti, alleanze e tensioni politiche senza ridurle a semplice contabilità.
Il capitolo sulla Winter Phase rimane uno degli elementi più distintivi dell’intero gioco. Non si tratta di un semplice downtime, ma di una procedura strutturata che trasforma il passaggio del tempo in racconto. Invecchiamento, famiglia, addestramento, eventi personali e gestione delle risorse costruiscono naturalmente una saga, dando peso reale agli anni che passano e alle scelte fatte.
Gli apparati finali, dalle note di conversione alla sesta edizione al generatore di stemmi, fino ai personaggi pregenerati, completano un manuale che non si limita a presentare un sistema, ma trasmette una cultura di gioco precisa e coerente.

Pendragon, Core Rulebook è un manuale esigente, a tratti persino severo, ma profondamente onesto nella sua proposta. Non è un gioco che si adatta a tutto e a tutti, è un gioco che chiede al tavolo di accettare regole, limiti e ideali, e in cambio offre un’esperienza ludica rara, capace di trasformare una campagna in una leggenda. Per chi cerca un gioco di ruolo che metta davvero al centro il peso delle scelte, il valore della reputazione e la costruzione di una memoria condivisa, Pendragon continua a essere, oggi come ieri, un punto di riferimento imprescindibile.
*Edizione digitale del manuale fornita da Chaosium Inc. in cambio di una recensione onesta.







