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The Elder Scrolls Online: Losth Depths – I Druidi e il Fondo del Mare – Recensione

26 Set 2022 | PC, PlayStation 4, PlayStation 5, Recensioni Videogiochi, Videogiochi, Xbox One X, Xbox Series S, Xbox Series X

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L’estate volge al termine, e in realtà già al nostro sbarco sul Systres Archipelago a giugno era chiaro che la nostra permanenza sarebbe stata tutt’altro che una vacanza.

L’inizio della stagione annuale Legacy of the Bretons, celebrata con l’arrivo dell’espansione High Isle ci aveva catapultati in un mondo nuovo e certamente non stabile, e se invece di goderci la villeggiatura a Gonfalon Bay eravamo stati chiamati già allora a mettere una pezza alla drammatica situazione sociopolitica dell’isola, ora le cose peggiorano.

Reso disponibile il 6 settembre su Playstation5 e Xbox Series X/S, successivamente alle versioni pc che hanno come al solito preceduto, il nuovo DLC di The Elder Scrolls Online prende il nome di Lost Depths, e si distacca un po’ dalla narrativa serrata di High Isle per proporre qualcosa di diverso.

La proposta contenutistica come al solito è valida e interessante, ma fino a poco fa mancava di qualcosa: il Vestige di Serial Gamer Italia, che abbiamo provveduto celermente a buttare nella mischia.

Lost Depths si presenta come un tipico contenuto “minore” su ESO, parlando ovviamente solo dell’offerta: non saranno con questo implementate nuove aree o feature, ma semplicemente due nuovi dungeon, con relative sfide, achievements, quest e equipaggiamento: ognuna di queste aggiunte si fa percepire però più fresca che mai, grazie a gear set interessanti e segrete in vesti inedite e curiose.

Il piatto forte del DLC sono ovviamente queste ultime e andremo perciò a trattarle subito nel dettaglio.

ESO Online Lost Depths DLC Cover Serial Gamer

Il primo dei due dungeon proposti si chiama Earthen Root Enclave, e ci vedrà alle prese con una non trascurabile guerra interna tra Druidi.

Questi, custodi da secoli dei legami con la natura sull’arcipelago, avevano difeso come un luogo sacro l’enclave, mantenendo protetti e bilanciati i poteri qui celati, ma quando il Firesong Circle, (una frangia druidica estremista) ha deciso di reclamare il luogo solo per se, la corruzione ha cominciato a dilagare attraverso la terra e le radici, minacciando l’equilibrio di tutte le Isole. La druida Laurel, fresca conoscenza della campagna di High Isle, giunge dunque a chiedere aiuto al Vestige, pregandolo di liberare la Earthen Root Enclave dall’invasione mefitica del Circolo.

Il Dungeon si presenta in maniera lineare, ma cela qualche gradevole chicca: ad affiancare i soli tre boss che troveremo nel corso della nostra esplorazione, si aggiungono anche altri ulteriori tre boss segreti, che una volta scovati ed eliminati (insieme a quelli egualmente presenti nel secondo dungeon) ricompenseranno la nostra fatica con un elemento estetico esclusivo.

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Completata anche questa sfida potremo proseguire verso il cuore dell’enclave, dove affronteremo i primi due encounter, le incarnazioni stesse della corruzione di terra e radici che infestano quello che una volta era un porto sicuro per tutti i druidi, un luogo di conoscenza e collegamento con la natura. Questi boss sono caratterizzati da un design particolare e apprezzabile, e arene dove i nostri combattimenti avranno luogo risultano evocative e accattivanti, specie per il secondo di questi boss, Corruption of Root.

Una volta che avremo fatto i conti con queste mostruosità attraverso la padronanza delle meccaniche proposte, che saranno semplici quanto soddisfacenti, ci ritroveremo faccia a faccia con l’arcidruido del Firesong Circle, Devyric.

La battaglia con questo sarà un’impresa più muscolare: Devyric è molto potente e tira degli sganascioni non da ridere, ma anche in questo caso, dipendendo da meccaniche intuibili non si rivelerà un ostacolo troppo ostico per un party di 4 vestige ben equipaggiati.

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Il secondo dungeon prende il nome di Graven Deep, e intorno a questo (anche volendo per ottime ragioni) hanno fatto perno i due terzia abbondanti delle anticipazioni e della comunicazione legata a tutto Lost Depths.

La motivazione è semplice: la nostra esplorazione di questa segreta ci porterà direttamente sul fondo del mare, come mai era avvenuto prima d’ora.

Avvicinati dall’ex pirata Dhulef, verremo infatti a conoscenza di una regione dell’Abecean Sea, vicino all’isola di Amenos, dove le navi mercantili spariscono misteriosamente e senza lasciare traccia: insieme al bucaniere, dunque, partiremo alla volta della zona, per scoprire qui delle misteriose rovine naniche infestate da non morti.

Costrutti Dwemer e zombie non sono soliti tenersi compagnia e la situazione qui si mostra subito pericolosa e inquietante. Forti dei nostri compagni scenderemo fino sul fondale marino per scoprire quali forze oscure siano qui al lavoro, minacciando ora la navigazione e ben presto tutto l’arcipelago.

Come per Earthen Root Enclave, Graven Deep offre tre boss segreti a fianco di quelli principali, e come si diceva precedentemente, sconfiggendoli tutti e sei (tre più tre) ci ricompenserà con una pittura facciale, un elemento estetico che amplierà le possibilità di caratterizzazione del nostro personaggio.

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Per quanto riguarda la progressione nel dungeon, esplorare Graven Deep è percepibile davvero come una discesa oscura verso l’ignoto: partendo da una piccola isola, il primo boss che affronteremo sarà a guardia dell’ingresso in rovina di alcune rovine naniche. Una volta che ci saremo liberati di lui potremo finalmente avere accesso a queste e iniziare il nostro viaggio verso il basso, fino all’interno di una struttura sottomarina, presidiata dal secondo boss, un bone colossus che l’isolamento sotto il livello del mare ha un bel po’ incattivito. Non si tratta di una sfida particolarmente difficile, ma la pletora di attacchi a disposizione del colosso è molto varia, e le meccaniche che da questa si generano, per quanto semplici, saranno da conoscere bene per avere ragione del nemico.

A questo punto, dopo la nostra meritata passeggiata direttamente sul fondo del mare all’interno di una bolla che garantisce la nostra sopravvivenza, ci ritroveremo davanti al boss finale.

Certo, per tutti coloro che soffrono di talassofobia, o che comunque hanno subito il trauma di giocare il mondo della sirenetta in Kingdom Hearts, un po’ di battaglia finale è insita anche in questa fase, ma resta comunque il fatto che con questa trovata di design gli sviluppatori hanno tirato fuori dal cappello qualcosa di davvero inedito e apprezzabile, in grado di far percepire come novità palpabile tutto un contenuto che pure offre una formula che abbiamo imparato a conoscere praticamente dal lancio del gioco, nel lontano 2015.

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L’end boss di Graven Deep è un maledettissimo Lich, causa del diffondersi della non morte tra le rovine. La battaglia con questo prevederà diverse meccaniche, tra cui una fase in cui i giocatori verranno separati tra loro, l’arrivo a supporto del nemico di un ulteriore miniboss abbastanza ostico e la presenza costante della possibilità che il lich faccia discendere sull’arena una sfera che, se non attaccata per tempo, causerebbe il wipe dell’intera squadra.

Si tratta dunque di un fight impegnativo, con molte situazioni da leggere e alle cui presentare una risposta celere ed efficace. Oltre, quindi, ad un equipaggiamento endgame rispettabile qui, il team di quattro vestige, nei classici ruoli di un healer, un tank e due dps, dovrà mettere in campo una quantità di skill sufficiente e soprattutto un ottimo affiatamento.

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Per quanto concerne i nuovi set presenti all’interno del DLC, questi appaiono in prima battuta molto interessanti per tutti i ruoli del gioco, specie forse i dps. Queste tipologie di gear danno bonus consistenti a statistiche importanti all’interno delle varie build dei personaggi, e con ogni probabilità avranno un loro spazio prossimamente nel bilanciamento delle varie stat.

Certo, introdursi nel meta or ora è molto difficile, vista la presenza di set che ancora oggi a distanza di anni dal lancio la fanno ancora da padroni (vero signor Spellpower Cure?), ma visti i perk interessanti che i nuovi arrivati propongono anche senza bonus da 5 pezzi, forse qualche build fantasiosa e casereccia godrà della loro implementazione.

Cos’è in fondo il GDR senza il fantasioso e il casereccio? Un freddo calcolo di statistiche su fogli excel e la meccanica espletazione di rotation di skill?

Per molti è così, ma sarà mica divertente alla lunga.

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In conclusione, con l’arrivo del DLC Lost Depths, The Elder Scrolls Online non cambia una formula di contenuto assodata, ma mai come ora riesce a farla percepire come nuova.

La narrazione sociopolitica iniziata in quarta con High Isle, si trova qui a rallentare mentre il vestige fa i conti con altri problemi secondari, ma che siamo certi avranno comunque un peso con lo svolgersi dei prossimi eventi.

I due nuovi dungeon proposti hanno infatti un duplice compito: introdurre almeno in parte ciò che verrà grazie a Earthen Root Enclave e la presentazione del Firesong Circle, e caratterizzare l’intero contenuto grazie a Graven Deep e la sua mai vista scampagnata in fondo al mare, sempre a fronte di orde di malvage creature.

Con la fine dell’estate e l’impatto di Lost Depths, si può percepire come se il mondo di The Elder Scrolls Online stia girando un’altra pagina all’interno di un capitolo più grande: il prossimo contenuto è già dietro l’angolo, e il suo arrivo costituirà ancora una volta un’implementazione basata su ciò che è stato prima di questo.

Quando arriverà The Elder Scrolls Online: Firesong, saremo già pronti per quello che ci aspetta, temprati ancora più magnificamente dalla nostra esperienza di Lost Depths.

 

*Versione testata: PS5, grazie al codice fornito dal publisher

The Elder Scrolls Online: Lost Depths

File voto recensioni 21 Serial Gamer

  • Trama/Ambientazione 80% 80%
  • Grafica 75% 75%
  • Gameplay 85% 85%
  • Sonoro 70% 70%
  • Longevità/Multiplayer 75% 75%
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Pietro "Pido" Ferri

Deputy Editor di Serial Gamer, viaggia per i Videogames, si guarda in giro, fa foto, respira l'aria. È un po' come un turista, ma nel senso buono. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

Pietro "Pido" Ferri

Deputy Editor di Serial Gamer, viaggia per i Videogames, si guarda in giro, fa foto, respira l'aria. È un po' come un turista, ma nel senso buono. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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