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Paradise Lost: Avventura post apocalittica nel bunker – Recensione

Paradise Lost è un’avventura sviluppata dalla software house indipendente PolyAmorous e pubblicata da All in! Games SA uscita ieri, 24 marzo, su PC, PlayStation 4 e Xbox One (retrocompatibile su PlayStation 5 e Xbox Series X|S) che ci trasporta in un mondo post apocalittico dove il nostro protagonista riuscirà a scoprire qualcosa di importante sul suo passato… FORSE!

A questo punto tocca che mi spieghi meglio e con una secca affermazione cercherò di centrare il nocciolo della questione per farvi capire cosa intendo: Il protagonista si chiama Szymon ed ha circa dodici anni. Che il protagonista si chiami così è egli stesso a rivelarlo durante lo svolgimento naturale del gioco ed è una cosa che non potrebbe mai passare inosservata, mentre che abbia dodici anni è una deduzione!

Sì, perché questo gioco lo si gusta appieno solo se si osserva con criticità e si fa caso agli innumerevoli dettagli che gli sviluppatori hanno disseminato lungo tutto il percorso, infatti durante uno degli alcuni flashback del poco più che bambino Szymon(Simone per gli amici), potremmo notare delle tacche su un muro con dei numeri crescenti che si fermano a 12, delle tacche che proprio come in molte case, soprattutto qualche anno fa si usava fare per segnare l’altezza al compimento di una certa età, magari del figlioletto(se qualcuno sa di tacche che superano i 40 di numero mi scriva, si potrebbe investigare e scoprire di che razza aliena si stava tenendo traccia su quel muro).

Leggere gli immancabili documenti sparsi ovunque, esaminare gli oggetti di spicco o svoltare un angolo prima di procedere per la nostra ovvia destinazione forse non ci farà capire tutto. Con questo non voglio dire che se non vi cecate per cercare degli indizi in stile Sherlock non verrete a conoscenza della trama principale eh, non temete, ma se volete che il gioco vi dia quel qualcosa in più sarete costretti ad impegnarvi molto e a dare prova di un occhio critico e di tanta pazienza. Il gioco si estende linearmente fino al compimento, che giungerà non prima di avervi fatto prendere consapevolezza di chi siate, cosa cercate e che cosa volete.

Lascio a voi l’arduo compito di interpretare il momento storico durante il quale si svolge tutto e la moltitudine di sfaccettature che compongono questo pseudo dopoguerra alternativo.

Una sfida per i più iperattivi di voi che troveranno un po’ lento lo scorrere della vicenda ma sicuramente molto interessante. Interamente in inglese manca di sottotitoli in Italiano. Il livello grafico tutto sommato non è malaccio soprattutto se consideriamo che l’ambientazione richiama uno stile a tratti steampunk che è sempre bello e ci fa soprassedere a qualche mancanza. Se non fosse ogni tanto per l’audio un po’ strano e qualche sporadica sensazione di essere seguiti quando in realtà sono i nostri passi, le musiche molto azzeccate ci accompagnano e si fanno apprezzare molto. Il gioco non è esente da qualche bug che anche se invalidante non compromette in maniera fatale l’esito dell’avventura che è ricca di check point che ci faranno risolvere un eventuale problema di programmazione.

Paradise Lost è la piccola avventura di un paio di pomeriggi alternativi, anche se un po’ mi rammarica il fatto che poteva essere qualcosa di più.

*Versione testata: Xbox One, grazie ad un codice fornito dal publisher

Paradise Lost

€12,49
6

Trama

7.5/10

Grafica

6.8/10

Gameplay

5.0/10

Sonoro

5.5/10

Longevità

5.0/10

Pro

  • Suggestivo
  • Trama ben scritta...

Contro

  • Mancanza di localizzazione in Italiano
  • ...ma narrativamente lenta

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