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Mutropolis: Punto e clicco verso il passato – Recensione

Mutropolis è un’avventura grafica punta e clicca di ambientazione fanta-scientifica ed investigativa, sviluppata dallo studio spagnolo Pirita Studio e pubblicato da Application Systems Heidelberg, rilasciata oggi 18 febbraio su Steam.  La storia è ambientata in un lontano futuro dove corre l’anno 5000 e segue un team di archeologi e ricercatori che dal pianeta nativo, Marte in questo caso, scendono sulla Terra, ora inospitale e selvaggia, per condurre delle ricerche. Il nostro protagonista principale è l’archeologo Henry Dijon, ginger appassionato dell’antichità che vuole andare alla ricerca dei tesori perduti dell’umanità per scoprire e studiare quelle che sono state le grandi conquiste del passato della razza umana, ora ormai perdute e sepolte.

STORIA

La vicenda ha inizio all’interno di una grotta in cui la nostra squadra di archeologi indaga, ed Henry, trovandosi dinanzi ad una porta antica e misteriosa, tenta di capire i vari modi possibili per aprirla e scoprire cosa si cela dietro. Questa prima parte introduttiva serve proprio a presentarci i personaggi con i quali ci troveremo ad interagire ripetute volte durante lo svolgersi della vicenda ma anche a farci da tutorial per le meccaniche del gioco. Quest’ultime, trattandosi di un punta e clicca, sono abbastanza semplici e più avanti entreremo nei dettagli.

Tornando al nostro protagonista, in questo primo atto lo troviamo a parlare più volte con il suo professore e mentore, Totel, che alla pari di Henry, è molto interessato a scoprire cosa si trova dietro la porta antica. Una volta risolto il puzzle e varcata la soglia, la squadra si trova dinanzi ad un murale antico che riporta la scritta: Mutropolis. Ci viene qui rivelato, tramite le interazioni dei personaggi di fronte al murale, che Mutropolis si presuppone sia un’antica città perduta, una Atlantide o un El Dorado, sulla quale Totel portava avanti un ricerca da un bel pò, cercando prove delle sua esistenza. Ed ecco qui che il murale ne conferma l’effettiva e passata esistenza. Ma pochi attimi dopo i dialoghi in questione, cala il buio sui nostri protagonisti e per qualche minuto intorno a loro avviene un bel baccano durante il quale Totel viene rapito. (P.s. apprezzatissima la battuta “Who turned out the lights?” dopo che le luci si sono spente. Non posso esserne sicura, ma se è il riferimento che io sospetto sia, i Whoviani capiranno e apprezzeranno altrettanto. Di queste chicche adorabili ce ne sono tantissime nel gioco).

A partire dal secondo atto del gioco, in cui Henry e i suoi compagni tornano presso l’università dove raccolgono i dati delle proprie ricerche, si avviano le indagini relative alla scomparsa di Totel. Henry girerà per le varie stanze disponibili sui tre piani dell’edificio, a partire dall’ufficio di Totel dove troveremo i primi indizi utili. Infatti Henry scoprirà che Totel aveva delle indicazioni sulla posizione geografica della città di Mutropolis e cercherà di usare quello che ha appreso per andare a cercare Totel insieme agli altri. Dovrà interagire con i compagni già conosciuti e a noi presentati nel primo atto (Carlata, Cobra, Micro e Luc) ma anche con nuovi personaggi che si trovano in giro per l’università.

Dunque, è proprio all’interno dell’università che ci imbatteremo nei primi veri puzzle un pò più complessi e intercalati del gioco. Inoltre, in questa fase avremo modo di scoprire svariate informazioni sui membri della squadra archeologica e individuare anche qualche antagonista della storia.

Il lato investigativo viene accompagnato di pari passo dal lato archeologico sul cui il gioco punta altrettanto. Infatti, in questa seconda parte noteremo sempre di più elementi di simbologia principalmente egizia. Per elencarne alcune: mummie, l’occhio di Ra (presente anche nell’icona del gioco sul desktop), le figure di Iside e Seth che si riveleranno fondamentali alla trama oltre ad altre figure egizie che compariranno più avanti nel gioco ed in altre zone che ci troveremo ad esplorare (isola, giungla, villaggio, tempio ecc).

Tuttavia, l’aspetto investigativo e di risoluzione dei puzzle risulta più centrale rispetto a quello archeologico, che in alcuni momenti mi è parso abbia avuto solo la funzione di sfondo o contorno, o perlomeno non è stato poi così tanto approfondito come personalmente avrei sperato. Ripeto, gli elementi di rimando a miti e reperti archeologici non mancano, ma il gioco a volte si sofferma molto di più, soprattutto nei primi tre atti, su puzzle di intermezzo che personalmente ho trovato un pò passabili e filler, quando magari si poteva rendere un pò più complicata ed intrigante l’avventura archeologica in sé.

Ad ogni modo, negli atti successivi e finali del gioco entrerà in ballo anche l’utilizzo di mappe e puzzle che coinvolgono statue e corridoi, proprio perché il nostro eroe, quasi come un rimando all’antichità, dovrà superare delle sfide che lo porteranno una ad una verso la conclusione dell’avventura (per ora).

Un punto a favore del gioco è rappresentato dal fatto che riporta tante chicche e riferimenti a serie tv, film e figure ad esse relative (Guerre Stellari, Indiana Jones) oltre che alla letteratura e all’arte (Chtulhu di Lovecraft, Jane Austen, Frida Kalo, Magritte, ecc) che troverete sparse in giro, quindi divertitevi a scovarne quante più possibile. Tutto questo arricchisce l’avventura grafica, poiché alcuni di questi riferimenti sono presentati al giocatore in chiave comica. Trattandosi per il nostro archeologo nerd di reperti di storia ormai antica, ciò che ci viene  detto su alcuni dei quadri, figurine od oggetti a cui si fa riferimento è volutamente errato o detto con un pizzico di comicità, proprio per far strappare al giocatore un sorriso.

MECCANICA

Sin da inizio gioco, già nella fase introduttiva e di tutorial, emerge la necessità di interagire in vari modi con ciò che ci circonda: prima di tutto con gli oggetti e con i personaggi intorno a noi, anche più volte, facendo un pò avanti e indietro (sistema di backtracking) e all’occorrenza far interagire degli oggetti con dei personaggi oppure usare degli oggetti insieme unendoli nel proprio inventario.

Ad ogni puzzle che vi si presenterà piano piano capirete quali di queste azioni saranno necessarie. Se doveste trovarvi in difficoltà o bloccati su un puzzle (come è successo a me, noob di punta e clicca), vi consiglio di far ben attenzione a ciò che vi circonda o ai modi di interagire che ho nominato sopra. Spesso, qualche oggetto con cui bisogna interagire potrebbe sfuggire alla propria vista, soprattutto più avanti, quando ci saranno più puzzle da risolvere in contemporanea e che dipendono anche l’uno dall’altro per arrivare ad una conclusione d’insieme (un pò come una main quest che necessita che prima vengano risolte delle side quest). Affidatevi dunque al buon vecchio metodo del trial and error e all’attenzione ai dintorni, e vedrete che prima o poi vi accorgerete di qualcosa che prima vi era sfuggito. In fondo, un pò è anche questo il bello dei giochi.

D’altro canto, il mio piccolo e personale disclaimer è che se di base vi piacciono giochi più strategici, fps, roguelike o altri generi, chi più ne ha più ne metta, questo gioco potrebbe a tratti risultare anche noioso proprio perché la tipologia in sé del punta e clicca potrebbe renderlo tale per voi, un pò come lo è stato per me, che di solito non propendo per giochi di questo tipo. (Si, non ho mai giocato a Monkey Island, scatenate l’inferno).

Se invece siete avvezzi della tipologia punta e clicca e vi piacciono molto, la vostra conoscenza pregressa e conseguente competenza in materia non può che tornarvi utile, tanto che alcuni puzzle potrebbero risultarvi anche semplici ed ovvi (come a volte a me non è capitato).

REPARTO GRAFICO ARTISTICO

Che dire, la grafica di questo gioco risulta molto pulita e semplice, ed i colori che ne troviamo sono un pò diversi da zona a zona, come possiamo notare per esempio nel secondo atto all’interno dell’università dove abbiamo colori più freddi, sulle tonalità del blu, del grigio e del nero e dove la testa dai capelli ramati del nostro archeologo protagonista fa da contrasto. Al contrario, dal terzo atto in poi, una volta catapultati nella “natura selvaggia” con l’approdo sull’isola i colori si spostano su delle tonalità più calde, lisce e ben definite.

Il gioco è accompagnato da effetti sonori basilari, spesso di oggetti od animali e da qualche motivo musicale qua e là, ma la musica non ha appunto un ruolo fondamentale nel gioco, come altri che godono di una vera e propria OST che li rende anche riconoscibili. Infatti, non ne ho sentito particolarmente la mancanza e non ho neanche pensato che il gioco ne avesse bisogno, forse sia per via della tipologia che per questo gioco in sé ed il modo in cui è stato ideato.

In conclusione, direi che Mutropolis è un gioco abbastanza godibile e con spunti e puzzle a tratti interessanti. Il gioco mi è piaciuto per quel che riguarda gli elementi di rimando alla simbologia egizia e forse ancora di più per i vari riferimenti e chicche alla cultura nerd e letteraria che ho nominato in precendenza. Tuttavia, e ci tengo a ribadire che è un parere personale di chi si affaccia per la prima volta ad un punta e clicca, non mi ha provocato la costante voglia di tornare sul gioco e continuarlo, non ho avuto quel entusiamo che provo con altre tipologie di gioco o con altri giochi ( per non legarmi unicamente alla tipologia di gioco in sé). Purtroppo, nonostante alcuni puzzle e momenti che mi sono piaciuti, l’ho trovato di una storia e trama pressoché semplice e poco coinvolgente.

*Recensione effettuata grazie ad un codice Steam fornito dagli sviluppatori

Mutropolis

€19,99
6.5

Trama

6.5/10

Grafica

7.0/10

Gameplay

6.5/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.5/10

Pro

  • Puzzle investigativi
  • Interazioni con oggetti e personaggi da intercalare per risolvere i puzzle
  • Riferimenti e rimandi in vena comica alla cultura nerd

Contro

  • Trama semplice e poco approfondita
  • Tanti puzzle di contorno ma pochi effettivamente archeologici

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