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Exit the Gungeon – Maga, io esco… se ci riesco – Recensione

Exit the gungeon, o per usare due parole anziché tre, bullet hell. Eh già, non sto scherzando. Sviluppato dalla Dodge Roll e creato come uno spin off del primo della serie (Enter the gungeon), questo gioco è un delizioso e continuo inferno di pallottole che ha luogo all’interno di dungeon che si susseguono e che sono connessi gli uni agli altri da ascensori. Gli ascensori ci pongono di fronte a vari nemici di facile e media difficoltà, che dobbiamo affrontare tra salti e schivate continue per terra e per aria, il tutto in preparazione del boss finale del livello in cui ci troviamo.

Storia

La storia che il gioco ci presenta in realtà non è di per sé un elemento narrativo forte, ma che proprio per questo forse si presta bene ad un gioco del genere, che punta tutto sulla giocabilità più che sul lato narrativo. Vengono ripresi gli eventi accaduti subito alla fine di Enter the Gungeon, dove il protagonista ha riscritto la storia (non dico altro, sennò spoilers), creando così una frattura temporale che ha reso il gungeon stesso in cui si trova, un paradosso. La realtà spazio-temporale del gungeon sta andando incontro al collasso, motivo per il quale il nostro eroe deve cercare di uscire dal gungeon il prima possibile. Per fare ciò, dovrà avanzare in salita e affrontare lungo il percorso i vari nemici che si presenteranno, desiderosi di vendetta.

Abbiamo a disposizione 4 personaggi fra i quali scegliere, i Gungeoneers, ripresi dal primo gioco: il pilota, il soldato marine, la cacciatrice e la detenuta. La cosa bella che accompagna questi personaggi è l’ambientazione personalizzata per ognuno di loro nei vari dungeon e ascensori.

Il viaggio inizia nella sala principale con l’introduzione di un tutorial relativo alle mosse fondamentali da fare: salti, schivate, rotolamenti, che possiamo attuare per attaccare e difenderci. Ser Manuel, uno dei Png, si occupa di mostrarci le meccaniche di base del gioco per poi spedirci incontro alla nostra missione.

Gameplay

Appena accediamo al primissimo ascensore, compare sopra di noi una Maga che benedice il nostro viaggio e le nostre armi, facendo si che ogni tot secondi l’arma a nostra disposizione cambi automaticamente, e per la maggior parte si tratta di armi molto divertenti da utilizzare. (Honourable mentions: la chitarra elettrica che spara note musicali, il tentacolo abissale che aggrappa il nemico e lo stritola, e la crown of guns, una trottola d’armi che spara a raffica in ogni possibile direzione.)

Una volta partiti, il gioco segue la linea di un roguelike: per ogni ascensore abbiamo svariati tipi di nemici da affrontare. Per chi ha già giocato al primo titolo della serie, non sarà una sorpresa notare che i nemici ed i boss sono gli stessi del primo gioco, anche se con qualche twist che si addice alla modalità platform 2D di questo spin off. Nel combattere i nemici, bisogna mantenere l’attenzione costante sullo schivare e rotolare(il gioco punta proprio su questa dodge roll). La padronanza di questa tecnica si fa sempre più sentita quando si arriva al boss, dove il bullet hell si scatena. Inoltre, si hanno a disposizione due bombe che quando attivate, ripuliscono tutto quello che c’è sullo schermo in quel momento, tranne il boss o nemico, ovviamente. Suggerirei di tenere queste bombe per i momenti in cui il boss attiva una mega ondata di pallottole, quindi se già vi doveste trovare in difficoltà o avete già subito parecchi danni, tenete le bombe per quel momento (e fidatevi, i primi tempi succederà). Se anche doveste morire del tutto e ricominciare dall’inizio, la tattica del trial and error, insita ai giochi di questo tipo, porterà i suoi frutti, e quando inizierete a capire i pattern dei vari boss, averli sconfitti poi vi darà soddisfazione.

Finital la fase ascensore, alla fermata successiva troviamo uno shop dove è possibile acquistare potenziamenti (pallottole, punti vita, gadget di vario tipo). Da questa fermata possiamo o proseguire subito con l’ascensore successivo oppure sfruttare le due o tre stanze adiacenti allo shop (a seconda del livello) nelle quali troveremo altri nemici da combattere. Se la stanza viene ripulita di tutti i nemici ecco che riceviamo un premio: una cassa nella quale troviamo un potenziamento. Inoltre, se una delle stanze a disposizione ha l’entrata di color verde, stiate certi che dentro vi troverete dei Png rinchiusi in una cella (ogni volta diversi poiché compaiono a random). Con una chiave, solitamente acquistabile accanto allo shop, possiamo liberarli e i Png in questione ci saranno d’aiuto nei livelli successivi con ulteriori servizi shop piazzati qua e là.

Fun fact: Alcuni degli ascensori che prendiamo hanno tasti sul pavimento che possiamo usare per spostare l’ascensore a sinistra e a destra, ma fate attenzione perché da bordo…si cade e si muore…e anche in questo caso c’è un numero limitato delle volte in cui si viete riportati in vita, altrimenti si inizia tutto daccapo.

Per ciò che riguarda ancora la meccanica di gioco, bisogna specificare che su Ps4 (la versione da me giocata) il menù delle impostazioni del gioco permette una serie di azioni di assistenza ed aiuto per il giocatore come :auto-mira, auto-ricarica dell’arma, auto-schivata in giù, auto-schivata in su, auto-sparo continuo e simili. Per chi è esperto di giochi roguelike potrebbe sembrare che questi siano degli aiuti che facilitano un po’ troppo il gioco, e non negherò di averli aggiunti all’inizio quando mi trovavo in difficoltà, proprio per abituarmi al gioco e riuscire a superare ostacoli iniziali dove sono rimasta bloccata per un bel po’. Quando ci ho preso la mano, ho ridotto l’utilizzo di questi assists a solo uno o due. Quindi la cosa bella di questi assists è che sta al giocatore decidere se sfruttarli o meno, e quali. Magari per voi più bravi, anche nessuno di essi 🙂 .

Infine, per quanto concerne la componente artistica, ormai lo sapete, con me la pixel art è un evergreen. E qui è fatta molto bene, vertendo su colori molto vivaci e allegri e dalle diverse tonalità in relazione alle ambientazioni che caratterizzano ogni personaggio. Il tutto accompagnato da una musica che non è estremamente memorabile, ma che con le sue note calzanti ed allegre si addice al gioco e al suo ritmo (quando dico che la musica è poco memorabile è perché penso a giochi in pixel art alla Axiom Verge dove, a mio avviso, la musica è molto più curata e la si avverte come parte integrante del gioco).

Per concludere, direi che Exit the Gungeon è un gioco divertente ma anche abbastanza tosto, quindi non perdetevi subito d’animo in questo bullet hell, soprattutto se i roguelike sono un genere che vi piace e fa per voi.

Exit the Gungeon

6.6

Trama/Ambientazione

6.0/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

7.0/10

Pro

  • dinamico e movimentato con la costante dodge roll
  • pixel art molto colorata e vivace
  • belle e divertenti le armi da utilizzare

Contro

  • la storia non ha grandissimo spessore, non c’è una trama profonda
  • risulta a tratti un po' ostico e il morire e iniziare da zero può essere frustrante alla lunga
  • musica dal beat carino e divertente, ma non particolarmente memorabile

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