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Partisans 1941: Il fronte orientale – Recensione

La storia è un tema importante specie quando non relegata ad essere una semplice ambientazione, ma diventa il soggetto di un’opera. I momenti in cui riflettere su un avvenimento storico vengono offerti da libri, film, conferenze e seminari, e nel 2020 è sacrosanto che anche il videogioco mostri il suo potere di dare importanza ad un periodo, trascinando col suo medium il giocatore direttamente al suo interno e costringendolo a riflettere.

Ce ne sono probabilmente a centinaia di giochi sulla Seconda guerra mondiale, ma Partisans 1941 a modo suo è in grado di distinguersi su tutti. Miriadi di sparatutto ambientati nella WW2 non riescono a rendere la pesantezza del soggetto storico, vuoi perché non sia la loro intenzione, vuoi perché uccidere virtualmente così tanti uomini fa crescere un callo sull’anima che non riesce più a percepire la sacralità della vita tolta (e perché no anche dell’atto di uccidere), giocando a questo titolo, che non è in ogni caso uno sparatutto, sono stato in grado di cogliere l’atmosfera di una guerra dove l’uccidere il nemico non è l’obiettivo finale, e il vivere la morte sua e dei nostri amici è il senso ultimo che ammorba l’aria che si respira giocando.

Partisans 1941 però non è soltanto questo. Sviluppato da Alter Games ed edito da Daedelic Entertainment, il titolo in questione è uno strategico in tempo reale duro e puro secondo tutti i sacri crismi del genere. La storia ci metterà nei panni di un gruppo di partigiani della resistenza sovietica durante l’invasione della Russia da parte del Terzo Reich. Il fronte orientale della seconda guerra mondiale non è certo il più sviscerato all’interno delle produzioni che hanno trattato successivamente del conflitto, e ambientare quest’esperienza proprio qui è di per sé già una scelta interessante, che ci fa riflettere su come la minaccia tedesca fosse vissuta non solo nelle immediatamente vicinanze da noi in Italia, ma anche in paesi più lontani, altrettanto minacciati da una follia sostenuta da un sistema economico titanico come quello della Germania.

I tedeschi dunque avanzano, e l’unica cosa che noi possiamo fare davanti a questa marea è resistere e lavorare ai fianchi di questo immenso Moloch che vuole distruggere la Russia. Come membri di una scarnita resistenza incontreremo altri uomini e donne che hanno deciso di rimanere saldi contro l’invasore, e ognuno di questi ci aiuterà a seconda delle sue ragioni e dei suoi background e abilità. In realtà quests figure risultano in ultima analisi un po’ troppo stereotipate e per quanto il titolo non voglia offrire un’accezione particolarmente narrativa, scopriremo ben poco di questi personaggi col proseguire della campagna, caratterizzando questi più come strumenti per un fine che per persone con delle anime. Tutti ci troveremo in ogni caso al “quartier generale” della resistenza, e tutti saremo chiamati a fare qualcosa per fare funzionare in maniera sempre migliore questo hub di gioco. Viene introdotta così una piccola parentesi gestionale all’interno del gameplay, che ci richiederà di amministrare le risorse a nostra disposizione, cercarne di nuove e impiegarle per migliorare le strutture del campo e mantenerle sempre operative.

Il resto del gameplay, come anticipato, è caratterizzato da tutte le meccaniche classiche dello strategico in tempo reale; le missioni ci chiederanno di assolvere determinati compiti su campi di gioco in visuale isometrica che dovremo analizzare attentamente al fine di trovare l’approccio migliore per avere ragione del nemico. La furtivitá e la tattica sono dunque fondamentali, e per padroneggiare entrambe dovremo anche conoscere le varie abilità dei nostri personaggi, ognuno diverso tra loro, e quindi più o meno impiegabile in diverse situazioni. Gli assassini potranno dunque fare fuori in silenzio i soldati tedeschi, i sabotatori lavorare con serrature et similia, e così via per ognuno. Risulterà evidente sin da subito come alcune personalità siano più utili di altre e forse il sistema di bilanciamento di Pg e skill avrebbe potuto essere più curato per offrire un livello di sfida maggiore. Resta il fatto che il focus del titolo non sia quello di offrire un’esperienza hardcore, e di conseguenza ciò che a schermo viene proposto è più che soddisfacente.

dal punto di vista tecnico, Partisans 1941 mostra una stabilità teutonica, con frame rate inchiodato e una fluidità perfetta, frutto di un comparto grafico comunque non pesante da sostenere e una scelta di visuale isometrica che permette di gestire anche a livello di prestazioni un’esperienza solida e compatta.

Nel complesso il lavoro di Alter Games è dunque di ottimo livello e da promuovere: l’ambientazione peculiare e l’atmosfera sono i punti di forza di un’opera che si erge su solidissime basi di gameplay RTS. È un’esperienza che tutti possono fare, e se anche i veterani del genere non troveranno una sfida adeguata, potranno comunque immergersi nell’aria che Partisans 1941 offre. Tutt’altro discorso è per i neofiti, che potranno affacciarsi su una vera e propria perlina del genere e avere anche esperienza di una tematica interessante trattata come poche altre volte.

Partisans 1941

7.4

Trama/Ambientazione

7.5/10

Gameplay

7.7/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.2/10

Longevità

7.3/10

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Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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