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NBA 2K21: schiacciata nel segno della continuità – Recensione

Siamo ancora nel bel mezzo della post season NBA 2019/20 con 3 squadre su 4 già approdate alle finali di Conference (Lakers, Heat e Celtics) ed una ancora da decidere con la più classica delle “Win or go home” (Gara 7 tra Clippers e Nuggets), ma Visual Concepts e 2K Games non hanno perso tempo pubblicando come sempre negli ultimi anni il nuovo capitolo della serie NBA 2K21.

Anche se la nuova stagione è ancora lontana il team ha deciso in ogni caso di far uscire la nuova iterazione su PC, PS4, Switch e Xbox One confermando però l’arrivo di quest’ultima anche su next gen con una versione creata ad hoc per PS5 e Xbox Series X. La politica di 2K è quella conservativa, andando quindi a riprendere gran parte di quanto visto nello scorso capitolo della serie cercando di migliorare e smussare i pochi difetti che erano presenti lo scorso anno. Basterà questo lavoro di rifinitura per dar vita ad un titolo migliore? Scopriamolo insieme in questa recensione.

La Grande Ombra

Come ogni anno la modalità principe della serie rimane la Mia Carriera, che per l’occasione vede illustri attori prender parte alla narrazione come Michael K. Williams (The Wire), Djimon Hounsou (Captain Marvel, Blood Diamond) e Jesse Williams (Grey’s Anatomy), oltre che alcuni giocatori NBA come Damien Lillard e Zion Williamson. Analogamente alle altre iterazioni
si comincia con il classico editor del personaggio che consente di dar vita al proprio alter ego virtuale con la possibilità di modificare a piacimento viso e aspetto fisico, quest’ultimo fondamentale per prendere una determinata direzione sul parquet.
Fatto tutto questo prenderemo parte all’incipit narrativo “The Long Shadow” con il nostro personaggio, soprannominato Junior, che dovrà convivere al college con l’ingombrante figura del padre, il quale però non riusci ad approdare in NBA dopo la conclusione della sua avventura liceale con la sconfitta in finale.
Purtroppo però tutto l’impianto narrativo del gioco non risulta molto emozionante con sequenze che risultano abbastanza scontate e con l’inevitabile successo di Junior che riuscirà ad arrivare al suo obiettivo di giocare in NBA senza alcun intoppo.

Ad affiancare l’esperienza de La Mia Carriera ci sono come sempre una serie di altre modalità online e offline tra cui la classica My Team: quest’ultima è stata rimaneggiata dal team di sviluppo che ha deciso di introdurre le Stagioni e la modalità Limited. Proprio le Stagioni sono l’innesto più importante della modalità visto che tramite quest’ultime sarà possibile completare sfide per salire di livello e sbloccare nuovi contenuti per rendere migliore l’esperienza di gioco con diverse possibilità di personalizzazione.
Sempre presenti anche Il Mio GM e La Mia Lega che risultano praticamente invariate rispetto alla precedente iterazione della saga coadiuvate dalla presenza della WNBA, con la possibilità di selezionare squadre femminili sia per le partite veloci che per La Mia Lega.

Continuità, ma non di tiro

Per quanto riguarda il gameplay Visual Concepts ha deciso di attuare una sola determinante modifica incentrata sul sistema di tiro che ha già attirato parecchie critiche facendo storcere il naso a diversi utenti abituati alla precedenti iterazioni della serie. Gli sviluppatori hanno infatti deciso di rendere ancor più complicato il sistema di timing della conclusione
aggiungendo la variabile della mira che risulta ora importante nell’esito del tiro utilizzando la levetta destra, adibita anche al sistema di dribbling. Ovviamente questa modifica porta più difficoltà nella gestione dei tiri facendo diventare il tutto più ostico soprattutto per i novizi che avranno bisogno di molta pratica per apprendere alla perfezione il tutto.
Mettendo da parte questo fattore invece il gameplay generale del titolo rimane pressoché invariato rispetto al 2K20 con qualche modifica al sistema di dribbling che porta una maggiore fluidità all’azione.

Resa sempre ottima

L’aspetto grafico della serie rimane invece sempre su standard altissimi anche se, come per il gameplay, non ci sono passi avanti significativi che probabilmente vedremo nelle edizioni next gen. Atleti e stadi sono di una qualità elevatissima con dettagli curati quasi alla perfezione consentendo ai giocatori di giovare di un titolo che tra gli sportivi e non è sinonimo di qualità visiva. Unica sbavatura si può trovare ne La Mia Carriera dove a parte i modelli dei personaggi principali, ottimamente riportati, sono presenti diversi personaggi secondari che non risultano curati alla perfezione così come i dettagli di alcune strutture.

In attesa della next gen

Come era pronosticabile le novità di NBA 2K21 in versione current gen non sono moltissime con il team che ha preferito mantenere gran parte della base del predecessore concentrandosi sulla rifinitura di alcune meccaniche e di altri aspetti del gioco.

Per vedere un passo in avanti dovremo aspettare fine anno quando sarà possibile ammirare il titolo nella sua versione next gen, la quale sarà accessibile gratuitamente solo per i possessori della Kobe Edition, che, oltre ad un comparto grafico rinnovato, vedrà al suo interno una storia inedita (una scelta abbastanza discutibile).

*Versione Testata: PS4, grazie al codice fornitoci dal publisher

NBA 2K21

7.7

Trama

6.0/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

7.5/10

Longevità

8.5/10

Pro

  • Gameplay piacevole anche con il nuovo tiro
  • Resa generale sempre ottima

Contro

  • Pochissime novità
  • Microtransazioni determinanti

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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