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Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning, una riedizione pigra – Recensione

A distanza di una decina d’anni dalla sua uscita ritorna tra gli scaffali Kingdoms of Amalur: Reckoning con la Re-Reckoning Edition che riporta in auge la produzione uscita su PC, PS3 e Xbox 360, grazie ad una riedizione sviluppata dal team tedesco KAIKO ed edita da THQ Nordic. L’obiettivo del team di sviluppo è chiaro: riportare alla luce un’opera di una decina di anni fa per concedergli ulteriore visibilità, purtroppo però il risultato non porta grandi differenze rispetto alla vecchia versione.
Vediamo dunque con questa recensione se questa riedizione valga effettivamente la pena.

Riscrivere il destino

Le vicende di Kingdoms of Amalur si svolgono in una landa magica piena di creature e razze di ogni tipo, chiamata Faelandia, nella quale un eroe inaspettato passa rapidamente da essere senza vita a dover salvare il mondo e il destino di Amalur.
Dopo un rapido edit del personaggio che ci permetterà di scegliere tra una serie di razze e asset facciali ci ritroveremo infatti ad essere gettati in un pozzo pieno di cadaveri ma con la fortuna di essere il primo a godere della resurrezione, potere scaturito dal fantomatico “Pozzo delle anime”. Ed è così che dopo un breve colloquio con il creatore di quest’ultimo, lo scienziato Fomorous Hugues, ci ritroveremo a dover scappare rapidamente dalla struttura incontrando poi quelli che saranno alcuni dei personaggi che ci accompagneranno nella nostra avventura, ovvero il Tessitore Agarth e, successivamente, la guerriera Aryel. Lo scenario diverrà ben presto chiaro, con le terre di Amalur dilaniate da una guerra decennale che vedono gli esseri umani in netta difficoltà contro la razza dei Tuatha, guidati dall’oscura divinità Gavendor, con l’obiettivo di annientare ogni essere vivente, ed è così che il nostro ruolo diventerà quello di riscrivere il destino nostro e di Amalur.
Purtroppo l’intreccio narrativo che si sviluppa nel corso dell’avventura non risulta eccezionale sopratutto per via della maniera frammentata con cui viene raccontato con la presenza di moltissime quest tra principali e secondarie, senza contare le missione legate alle coalizioni e ai cittadini che finiscono per allungare il brodo al posto di legare per bene il tutto. consegnando tra le mani dei giocatori cospicue sottotrame che spezzano il ritmo della narrazione principale.

Action RPG classico

Sotto il punta di vista del gameplay Kingdoms of Amalur rimane un solido action rpg che rimane ancorato ai modelli tradizionali del genere con la possibilità di orientarsi su quattro classi con altrettanti stili di gioco differenti coadiuvate dalle carte del destino che permettono di sbloccare ulteriori capacità aggiuntive. Ovviamente, da buon action rpg, ci sarà la possibilità di equipaggiare moltissime armi diverse sfruttando attacchi ravvicinati o a distanza a seconda della propria scelta con l’aggiunta di abilità attive a seconda dei parametri forza, magia e destrezza (i quali ci permetteranno anche di equipaggiare i diversi set e armi a seconda del nostro punteggio). Tutto questo poi vede alla base un grandissimo sistema di loot che viene ben gestito dal gioco permettendo di recuperare oggetti inerenti alla classe scelta, andando quindi a potenziare sempre di più un determinato stile di gioco.
Per quanto riguarda le aggiunte di rilievo nel titolo troviamo forse l’unica degna di nota nella difficoltà Molto Difficile che porterà i giocatori a fare attenzione in ogni istante della partita sopratutto alle varie debolezze dei nemici.

Una riedizione base

Tralasciando il gameplay ancorato a stilemi tradizionali veniamo al vero punto dolente della produzione, ovvero l’aspetto grafico, che non risulta praticamente migliorato rispetto alla controparte di vecchia generazione. Sin da subito infatti il gioco si mostra in una veste non all’altezza di un mercato che tra pochi mesi accoglierà la nuova generazione di console portando con sé molte delle imperfezioni viste in passato con l’aggiunta di qualche piccola modifica in alcuni modelli, ma niente di più. Putroppo il prodotto finale non riesce a giustificare questa riedizione che come detto non compie nessun salto di qualità sotto il punto di vista grafico.

Un occasione persa

Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning è un prodotto che rispecchia praticamente quanto visto una decina di anni fa con il lavoro di “restaurazione” del prodotto che risulta difficile da intravedere sia per quanto riguarda il gameplay sia per quanto concerne soprattutto l’aspetto grafico, il quale si mostra con tutti i difetti del tempo. Per quanto possa essere interessante l’idea di riportare in auge un prodotto come Kingdoms of Amalur non è ben chiaro, almeno personalmente, il motivo di questa riedizione contando le poche migliorie generali.

*Versione Testata: PS4, grazie al codice fornitoci dal publisher

Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning

6.2

Trama

6.5/10

Gameplay

7.0/10

Grafica

4.5/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

7.0/10

Pro

  • Classico Action RPG
  • Molta varietà di armi e buona progressione

Contro

  • Pochissime migliorie
  • Graficamente non all'altezza dei tempi
  • Narrazione frammentaria

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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