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Mortal Shell: Mettersi nei panni di un Souls – Recensione

Il mondo è a pezzi e io sono nudo come un verme.

Quando ero su Dark Souls almeno avevano avuto la grazia di mettermi in mano un pezzo di legno a farmi da scudo e l’equivalente di un coltello da cucina che doveva essere la mia poderosa spada.

Qui sono nudo come un verme, e non so che cosa io sia chiamato a fare.

Ci troviamo nel mondo di Mortal Shell, sviluppato da Cold Symmetry e edito da Playstack, e non è un mondo accogliente. Il gioco è stato reso disponibile in digitale su PlayStation 4, Xbox One e PC il 18 agosto scorso con la promessa di una release fisica ad ottobre, e noi impavidi guerrieri di Serial Gamer nella terra di un nichilismo gotico e decadente ci siamo tuffati immediatamente all’avventura.

Mortal Shell è in tutto e per tutto un soulslike. E forse anche troppo.

Appena iniziata la nostra partita ci vengono schiaffate a schermo quattro criptiche righe di testo che non sono assolutamente sufficienti per spiegare l’ambientazione narrativa del titolo, veniamo calciati di prepotenza in un tutorial coronato da un simpatico boss assai ostico per il nostro livello e con una grande pacca sulla spalla ci ritroviamo per la terra di Fallgrimm, che sembra un paesino di 4 anime in Trentino Alto Adige in bassa stagione quando piove da tre settimane: l’ambientazione perfetta per un clima dark fantasy.

Il personaggio nei cui panni ci caleremo (capirete ben presto l’ironia della frase) è una poco più che un’anima senza corpo, con poche ma ottime abilità: fin dall’inizio ci sarà presentata la possibilità di pietrificarci per restare immobili e invulnerabili, quella di correre, scattare e impugnare armi; insomma il nostro kit è quello classico di un action game in stile Dark Souls, ma a questo si lega una meccanica inedita e particolare. Noi siamo di fatto un essere privo di corpo, e le nostre statistiche in questa forma sono tali da condannarci a morte con un solo colpo, una caduta o un piede su una delle miriadi di trappole per orsi che costellano Fallgrimm (motivo per il quale non si vede un orso in tutta la zona). Per fortuna ci verrà data immediatamente la possibilità di sfruttare la più emblematica delle abilità del titolo: quella di possedere degli involucri. Il sistema ruolistico in mortal shell si snoda infatti intorno a questa feature, ovvero la potenzialità del nostro “Foundling” di entrare nei corpi di guerrieri morti che troverà abbandonati per il mondo di gioco. Questi corpi, o Shell, sono quattro e ognuno ha caratteristiche particolari proprio come ogni gioco di ruolo richiede. Iniziando la partita ci troveremo davanti all’involucro di Harros, un guerriero che equilibra in maniera efficiente le statistiche di vita e stamina, ma nulla ci impedirà più avanti di calarci nei panni di Tiel, l’agile ladro con un albero di skill che sfrutta il veleno, il nerboruto Eredrim che gode di grandi quantità di salute a discapito del suo avere poca stamina, o ancora Solomon, versatile ed equilibrato nelle sue statistiche.

Ogni Shell avrà poi come accennato un semplice albero di abilità che potremo sviluppare nel corso della storia investendo Tar (una valuta del tutto simile alle anime nei Souls) e visioni, che troveremo attraverso Fallgrimm in quantità inferiore.

Il gameplay di fatto propone un’esperienza che affonda le radici nel già visto dei Souls, ma che si sviluppa in qualcosa di fresco e non affatto noioso, anche grazie ad una longevità del titolo ridotta e comunque perfettamente calibrata per lasciare nella mente del giocatore le sue scampagnate per Fallgrimm senza intaccarle con la noia.

Le ambientazioni, cui abbiamo già accennato, sono ben sviluppate in mappe complesse e ricche di segreti e scorciatoie: alla zona principale di Fallgrimm si affiancano anche altre tre aree che ampliano grandemente l’offerta a schermo e attraverso le quali potremo viaggiare a piedi o teletrasportandoci grazie ad un item che troveremo più avanti nel corso della nostra avventura

In ognuna delle zone si respira comunque la pesante atmosfera dark fantasy decadente che abbiamo tutti imparato ad apprezzare nei Souls: Mortal Shell è in questo perfettamente in grado di creare un’aria pesante e opprimente, ma allo stesso tempo regalare la curiosità necessità per goderne durante le esplorazioni di Fallgrimm. Come spesso accade nel genere l’atmosfera percepita è più di metà dell’esperienza, e in questo caso la qualità dell’opera ne giova grandemente.

In conclusione, Mortal shell è una perlina notevole, che non richiede troppo impegno e regala soddisfazioni non da poco. Il sistema di combattimento tipico dei soulslike, unito al comparto di criptica narrativa indiretta (anche questo tipico dei Souls) potrebbe fare pensare subito ad un clone senz’anima della blasonata saga di From Software, ma basta un pizzico di sensibilità per rendersi presto conto che Mortal Shell riesce ad approfondire la conosciuta formula a modo suo, regalando una visione davvero personale del mondo decaduto e darkeggiante che invita tutti ad esplorare

Il risultato del lavoro degli sviluppatori è ottimo, non richiede un grande impegno ed è grandemente godibile sia per i fan della saga Souls, per i quali l’opera prende i contorni di un must play, sia per i neofiti appassionati al dark fantasy, che potranno godere delle riuscite atmosfere create con sapienza.

Un Foundling si è calato nei panni di quattro guerrieri per compiere il suo oscuro destino, cosa aspettate voi a calarvi nella tenebrosa Fallgrimm di Mortal Shell?

*Versione testata: PS4, grazie al codice fornito dal publisher

Mortal Shell

7.6

Trama/Ambientazione

8.0/10

Gameplay

7.7/10

Grafica

7.7/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

7.8/10

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Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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