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Ash of Gods: Redemption, il tempo della Mietitura – Recensione

In periodi non particolarmente ricchi di giochi tripla A sono spesso gli indie a prendersi il palcoscenico andandosi ad immettere nel mercato quasi indisturbati. È questo il caso di Ash of Gods: Redemption, un progetto nato, come spesso capita, su Kickstarter grazie alle idee di AurumDust che va ad inserirsi nel ramo dei GDR tattici a turni prendendo spunto, forse anche troppo, da alcuni titoli come The Banner Saga con cui si spartisce ben più di una similitudine.

Mietitura

La storia di Ash of Gods vede come sfondo un mondo dilaniato dalle guerre, Terrarium, colpito da un evento catastrofico soprannominato la grande “Mietitura” che porta la popolazione ad essere decimata per via di loschi figuri chiamati i mietitori. A distanza di migliaia di anni infatti è di nuovo tempo della sopracitata disgrazia con l’unica possibilità di sopravvivenza che risiede nella discesa in campo di alcune personalità chiamate Umbra, in grado di migrare da un corpo all’altro rimanendo di fatto immortali, grazie alla propria natura semi divina. Proprio queste entità si impossesseranno dei tre protagonisti principali di Ash of Gods: Hopper Rouley, il guerriero Lo Pheng e il veterano Thorn Brenin. Nel corso dell’avventura vivremo dunque le varie storie e missioni incentrate su questi tre personaggi insieme alle side quest dedicate ai diversi personaggi secondari che troveremo andando avanti nella storia.
In tutta l’avventura però bisogna dire che i dialoghi spesso risultano fin troppo didascalici (in alcuni casi anche superflui) e non riescono a coinvolgere appieno il giocatore nelle vicende di ognuno dei protagonisti. Il passaggio tra l’uno e l’altro poi rischia di consegnare all’utente una storia più frammentata non riuscendo ad amalgamarsi bene in alcuni frangenti.

Similitudini

Se la storia risulta comunque interessante per via delle vicende dei protagonisti e di qualche colpo di scena ben assestato, il gameplay non riesce a convincere a fondo per via della somiglianza netta con titoli come The Banner Saga. Il tutto viene gestito su una scacchiera con i giocatori che dovranno gestire il proprio party in combattimenti a turni muovendosi tra i vari personaggi caratterizzati da parametri offensivi e difensivi, con l’aggiunta di un determinato numero di carte che saranno la controparte magica dei combattimenti.
I combattimenti inizieranno con il posizionamento dei propri personaggi all’interno della griglia preimpostata, con la possibilità di mettere le varie personalità nei riquadri migliori, per esempio gli arcieri andranno posizionati lontani dai nemici per via della loro forza nel combattimento a distanza e la debolezza in quello ravvicinato e così via. Una volta messi giù tutti i personaggi inizierà il vero e proprio scontro che si diramerà in turni senza però un ordine preciso: gli utenti potranno infatti scegliere arbitrariamente quali personaggi utilizzare senza seguire un ordine preciso come spesso succede in giochi di questo tipo. Sarà dunque possibile utilizzare per primi i combattenti melee oppure colpire dalla distanza con altri personaggi, il tutto tenendo d’occhio i due valori principali della vitalità e del vigore, a cui si aggiungerà, in base alle abilità utilizzate, quello di difesa. Questo trittico di valori sarà infatti fondamentale per la vittoria: la vitalità, oltre che a definire i punti vita di ognuno dei personaggi, sarà coinvolta negli attacchi più devastanti di quest’ultimi e spesso ci ritroveremo a ricorrere a qualche compromesso per fare più danni ai nemici sacrificando parte di questa; il vigore sarà invece fondamentale per gli attacchi base ma anche per i movimenti più ampi, dato che se decideremo di muoverci di più rispetto a quanto possibile dovremo sacrificare dei punti vigore; infine la difesa sarà utile per parare
i colpi più potenti dei nemici nel corso del turno. Come detto in precedenza poi saranno presenti anche una serie di carte che potremo utilizzare all’interno dei combattimenti, questa è forse la vera ed unica differenza tra Ash of Gods e la serie targata Stoic, con la possibilità di usufruire di cure, debuff e quant’altro per aver la meglio sui nemici. Purtroppo però questo escamotage non riesce ad incidere particolarmente sulle meccaniche di gioco che risultano fin troppo simili e ancorate al modello di The Banner Saga.

Tra bellezza e qualche défaillance

Al fianco di un combattimento che si può definire classico del genere, troviamo un comparto artistico di buonissimo livello che, anche in questo caso, ha quel quid che richiama la serie di The Banner Saga (non per forza deve essere considerata come una cosa negativa) mettendo però in mostra tutta la sua natura fantasy libero da influenze norrene dell’opera di Stoic.
Anche il comparto audio risulta buono riuscendo ad accompagnare al meglio tutte le vicende narrate all’interno del gioco sia nelle fasi ricche di dialoghi con il doppiaggio delle battute principali, sia nelle colonne sonore dei combattimenti grazie al lavoro di Adam Skorupa, Krzysztof Wierzynkiewicz e Michal Cielecki, quest’ultimo compositore anche di altre opere videoludiche come The Witcher e Shadow Warrior.
Da notare poi l’ottima localizzazione in italiano che riesce a far immedesimare ancor di più i giocatori all’interno del contesto del gioco.
Se dal punto di vista artistico il titolo riesce ad esprimersi su alti livelli il comparto tecnico porge il fianco a qualche défaillance di troppo soprattutto per quanto riguarda il frame rate nei menù, dove ci sono degli scatti evidenti e molto fastidiosi, inoltre lo schema dei comandi in battaglia non risulta essere ottimizzato al meglio con alcune problematiche soprattutto nella selezione dei personaggi.

Ash of Gods: Redemption è un buon titolo che verrà sicuramente apprezzato dagli amanti dei GDR a turni anche se le sue similitudini con la serie The Banner Saga potrebbero far storcere il naso a diversi giocatori. Il lato artistico è di sicuro la parte più riuscita della produzione con personaggi, scorci e quant’altro ottimamente riportato accompagnato da una buonissima colonna sonora. Per il resto il titolo non riesce ad imporsi soprattutto considerando la bontà dei titoli targati Stoic di cui riprende più di un dettaglio.

*Versione Testata: PS4, grazie al codice fornitoci dal publisher

Ash of Gods: Redemption

6.8

Trama

6.5/10

Gameplay

6.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

7.0/10

Longevità

6.5/10

Pro

  • Buon comparto artistico
  • Gameplay interessante...

Contro

  • Troppo simile a The Banner Saga
  • ... ma con poche novità
  • Qualche magagna tecnica

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Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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