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Jagan Vol.1 – Un Deadpool giapponese – Recensione

Sabato 2 febbraio ho avuto il piacere di conoscere Emiliano Mammucari.

Noto specialmente per i disegni di Orfani ed i testi di Orfani: Terra, il fumettista ha disegnato la variant cover del primo numero di Jagan per le Edizioni Star Comics, per le quali ha tenuto un mini-tour firmacopie.

Il fatto che un fumettista italiano, con già vent’anni di carriera sulle spalle, avesse disegnato una copertina alternativa per un manga ci ha molto incuriositi e così lo abbiamo intervistato in occasione della sua tappa perugina, ma soprattutto abbiamo voluto leggere Jagan, per saperne di più.

Ecco cosa ne è uscito.

Jagan 01
Die!Die!Die!
Editore:Star Comics
Sceneggiatura: Muneyuki Kaneshiro
Disegni: Kensuke Nishida
Colori:Kensuke Nishida
Copertina:Kensuke Nishida/ Variant Emiliano Mammucari
Pagine:192
Prezzo:5,90 Euro
Data Di Uscita:Ottobre 2018

La trama

Shintaro Jagasaki è un cordialissimo poliziotto di quartiere ed un cittadino giapponese modello, convive con una ragazza premurosa e dolce da ormai quattro anni, con la quale si vede già sposato e con figli. Insomma un’esistenza che si potrebbe definire realizzata, se non fosse che Shintaro indossa una maschera ogni giorno per sopravvivere ad una vita per lui mediocre e noiosa. Perfettamente inquadrato, suo malgrado, nello stereotipo del giapponese medio, Shintaro ha una sola certezza: il fatto di avere una pistola e di potersi sparare un colpo in testa nel caso tutto questo lo annoi definitivamente oppure addirittura di sparare agli altri.

La sua vita procede così, finché un giorno dal cielo cominciano a piovere delle rane con mani e piedi umani al posto delle zampe. Le rane, successivamente presentate come mad xenopath, sono parassiti che si insediano negli esseri umani, portandoli a delle mutazioni fisiche e all’esasperazione dei propri istinti. Una volta mutati, impazziscono attaccando le persone ed uccidendole brutalmente.

Il primo incontro con queste rane avviene durante un turno di lavoro come un altro. A bordo di un treno, Shintaro ed il suo collega si imbattono in un business man giapponese che denigra un suo sottoposto con troppa veemenza, cominciando la sua mostruosa mutazione e finendo con l’uccidere quest’ultimo tagliandogli la testa con una lingua lunga ed affilata. Il protagonista, dopo aver estratto la pistola, si vede recidere le dita da un colpo della lingua del business man e rischia seriamente di rimanere ucciso. La lingua ha però infettato il suo braccio, il quale si tramuta in una pistola e gli consente così di uccidere quel che rimane del colletto bianco.

Disegni e stile

Mentre la storia è scritta da Muneyuki Kaneshiro, autore di “As the gods will”, i disegni sono curati da Kensuke Nishida (“I am a hero in Nagasaki”). Lo stile è coinvolgente, facile da seguire, caratterizzato da un tratto giapponese classico, ma anche mutevole, in grado di seguire il corso della narrazione: pulitissimo nelle scene di vita quotidiana ipocrite o false, sporco durante i combattimenti e le scene d’azione. La capacità espressiva della matita di Nishida dà quasi sui nervi al lettore, che in molte vignette si potrebbe ritrovare durante la lettura ad imitare inconsciamente le facce disegnate.

Il tratto attinge a piene mani da Devilman e Kiseiju, quest’ultimo anche citato nel primo volume per una similarità di trama.

Riflessioni

Il primo volume di Jagan mette sul tavolo molte premesse. La trama è qualcosa che abbiamo già sentito molte altre volte in salse diverse e per tutto il primo volume si avverte la pesantezza della linearità della trama. Linearità che però comincia a creparsi nel momento in cui Shintaro spara un colpo in faccia ad un gufo parlante, che si presenta come il tipico animale spalla arrivato per avvertirlo con un certo entusiasmo che la sua vita sta per cambiare e lui per diventare un eroe, capace di salvare il mondo dalle rane parassita. Il gufo, che in seguito a questo primo incontro scontro riappare comunque, è un concentrato di menefreghismo e nichilismo che ben si adatta all’indole del protagonista.

Vengono trattate immediatamente e crudamente varie tematiche, come la denigrante condizione di ognuno di noi a dover nascondere pensieri e desideri contrari alle imposizioni della società asfissiante e benpensante in cui viviamo. O il riferimento alla droga, che ritroviamo in delle palline che Doku, il gufo, elargisce come ricompensa a Shintaro ogni volta che sconfigge un nuovo mostro. Il richiamo è lampante: il protagonista le sbriciola per sniffarle col naso e gli consentono di mantenere un aspetto normale e non mutato, effetto ovviamente temporaneo che spinge il protagonista a desiderare di ricevere altre palline. Alla droga si riallaccia probabilmente anche la scelta di combattere questi mutanti (nel manga chiamati “uomini guasti”), data la soddisfazione e l’eccitazione che Shintaro prova durante la sua mutazione quando li caccia e li uccide.

Shintaro è insomma un antieroe. Tutti i personaggi che vengono presentati e che contornano la vita del protagonista sono ben delineati, ma solo superficialmente, evitando così al lettore un reale attaccamento emotivo con uno qualsiasi di questi. Le loro morti o i loro desideri ci lasciano totalmente apatici. Neppure il flashback che ci spiega come Shintaro abbia conosciuto la ragazza con cui convive da quattro anni ci permette di provare un vero dispiacere nel momento in cui anch’essa viene soggiogata da una rana.

Conclusioni

Jagan è un manga che cammina sul filo del rasoio, in equilibrio tra lo shonen ed il seinen.

Analogamente a Deadpool, ma in chiave giapponese, vuole essere dissacrante nei confronti dello storytelling basilare e della figura stereotipata dell’eroe. Lo fa trattando i pensieri più miseri e bassi delle persone, i quali delineano la trama in modo crudo ed arrogante.

Al di là di ciò però, Jagan sembra che da qualche parte voglia andare a parare e le cose che ha appunto messo sul tavolo possono essere le basi per un’ottima evoluzione della trama oppure quel che presto gli taglierà le gambe.

Star Comics ha sicuramente puntato molto su questo manga, palesandolo con la variant cover di Emiliano Mammucari, e noi non possiamo che sperare che effettivamente la trama si evolva sviluppando le critiche sociali interessanti per cui ha lanciato le basi in questo primo volume. Un punto a favore che gli va sicuramente riconosciuto è quello che è riuscito a suscitarmi abbastanza curiosità da leggere i prossimi volumi, nella speranza che il fumetto vada verso il seinen, piuttosto che lo shonen.

Jagan

7

Voto Serial Gamer

7.0/10

Pro

  • interessanti critiche sociali

Contro

  • sensazione di "già visto"

Rebecca Sargo

Sin da piccola, si diletta in ogni genere di scrittura e comunicazione. Divoratrice di libri, manga e videogiochi, è la smanettona social media per Facebook ed Instagram.

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