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Alita: Angelo della Battaglia, Riscoprire il passato nel futuro – Recensione

Riadattare un medium come può essere quello del fumetto sul grande schermo non è un impresa facile ma è proprio quello che ha fatto il duo James Cameron (produttore) e Robert Rodriguez (regista) con Alita: Angelo della Battaglia, portando al cinema l’omonimo manga giapponese di Yukito Kishiro uscito negli anni novanta che vede come sfondo un mondo futuristico dove lo sviluppo tecnologico ha superato ogni più rosea aspettativa. Trasporre un opera dal fumetto al grande schermo porta di sicuro qualche complicazione come per esempio condensare i contenuti in due ore, saranno riusciti Cameron e Rodriguez a realizzare un opera valida? scopriamolo in questa recensione.

Progresso e rinascita

Siamo nel 2533 e la popolazione della Terra ha abbracciato in toto il progresso tecnologico con l’essere umano che va a braccetto con robot, tecnologia futuristica e tutta una serie di caratteristiche che viene influenzato dallo stile cyberpunk.
Ma la popolazione non ha fatto i conti solo con il progresso dato che il mondo ha subito dei cambiamenti in seguito alla Grande Caduta, una guerra che visto scontrarsi gli umani e un nemico dallo spazio, la quale ha reso Zalem l’ultima delle grandi città sospese, un ambiente rigoglioso e florido dove la qualità della vita è decisamente alta. Allo stesso tempo sotto a Zalem si sviluppa un’altra città, la Città Discarica, un luogo nel quale vengono buttati tutti i rifiuti di Zalem e la qualità della vita è decisamente diversa dai “piani alti”.
Proprio qui prende luogo la vicenda che vede come protagonista Alita (Rosa Salazar) una ragazza che viene ritrovata tra i rifiuti dal Dottore Deisuke Ido (Christoph Waltz) e successivamente ricostruita dallo stesso (di Alita erano rimasti solo la testa e il cervello intatti) nei suoi studi. Una volta tornata alla vita Alita non riesce più a ricordare il suo passato e così insieme al dottore cerca di trovare un modo per recuperare i ricordi esplorando la città, conoscendo nuove persone e riscoprendo alcune delle abilità che l’avevano contraddistinta nella sua vita prima di essere gettata nella discarica.
C’è da dire che la trama non risulta molto ispirata, seguendo spesso una linea prevedibile nella sua prosecuzione con i due personaggi principali che risultano ben approfonditi mentre gli altri rimangono sempre avvolti da un alone di mistero sul quale purtroppo non viene mai fatta chiarezza, anche colui che gestisce gli affari della discarica direttamente da Zalem per esempio non viene mai scomodato durante il film e non sappiamo praticamente nulla di quest’ultimo. Proprio la presenza di quest’ultimo lascia intendere che la pellicola non sarà a sè stante bensì vedrà un suo seguito o magari la nascita di una vera e propria saga.

Azione spettacolare

Al netto di una trama che non riesce a catturare fino in fondo per via di qualche scelta non proprio azzeccata a farla da padrone nel film è di sicuro l’azione che ci permette di vedere scene altamente spettacolari grazie ai combattimenti di Alita (dove proprio quest’ultima cerca di riscoprire il suo passato) in cui la protagonista adotta lo stile unico chiamato Panzer Kunst che la rende una vera e propria macchina da guerra quasi imbattibile per ogni suo avversario. Le scene d’azione risultano decisamente ben studiate in ogni minimo particolare con ogni movimento che riesce a risultare credibile anche grazie all’eccellente lavoro svolto sui cyborg e sulle parti automatizzate delle persone.
Ad aggiungere pepe su quest’aspetto ci pensa anche il Motorball una sorta di sport estremo nel quale i partecipanti si sfidano sui pattini senza esclusione di colpi con l’obiettivo di lanciare la sfera in un apposito canestro. Le poche scene realizzate durante questa disciplina sono di ottima fattura con l’utilizzo del rallenty per enfatizzare ancor di più le diverse situazioni pericolose affrontate dalla protagonista nella sua “scalata” verso Zalem.


Rapporti

Le tematiche trattate da Alita: Angelo della Battaglia sono decisamente profonde con la preponderanza di situazioni introspettive come il rapporto uomo macchina che caratterizza la produzione ma anche l’accettazione del proprio corpo che vede la protagonista contrapporsi anche al proprio “padre” pur di utilizzare l’involucro più adatto a lei e alle sue abilità combattive.
Al tempo stesso la parte umana di Alita è quella che si sviluppa di più all’interno della pellicola con le interazioni con le altre persone che diventano fondamentali: il rapporto con il “padre” e la storia d’amore con Hugo (Keehan Johnson) sono due tasselli fondamentali della rinascita della protagonista. Il primo cerca sempre di proteggere Alita da un mondo corrotto e pericoloso fino a quando non può far altro che assecondarla vista la sua determinazione nel perseguimento dei suoi obiettivi, mentre il secondo riesce a considerare sempre più umana la ragazza malgrado il suo corpo, quasi completamente robotico a parte testa e cuore.

Cyberpunk

Il lavoro svolto per quanto riguarda il lato artistico della pellicola è eccellente con la produzione che sprizza cyberpunk da tutti i pori: i cyborg sono realizzati minuziosamente e la cura con la quale vengono proposti soprattutto nelle fasi d’azione è encomiabile. Il tutto viene enfatizzato anche da una tecnica di motion capture pressoché perfetta con Rosa Salazar che fa il suo lavoro alla perfezione in ogni situazione. Unica nota è la scelta degli occhi della protagonista (scelta sostenuta da Cameron), resi più grandi del normale per omaggiare il manga a cui si ispira la pellicola che però la rendono ancora meno umana di quanto lo sia.

La trasposizione del manga di Yukito Kishiro di Robert Rodriguez e James Cameron risulta discreta in conclusione con alcuni spunti interessanti e una realizzazione artistica degna di nota. Il film però non riesce a convincere fino in fondo per via di una caratterizzazione dei personaggi non eccellente insieme ad un approfondimento generale non esaustivo con i contenuti presenti nelle due ore che sembrano a volte compressi e in alcuni casi un po’ lasciati li. Visto il finale completamente aperto, che potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ci attende probabilmente un seguito che speriamo possa completare alcune delle vicende introdotte in questo film.

Alita: Angelo della Battaglia

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7

Regia

7.0/10

Fotografia

7.5/10

Montaggio

7.0/10

Interpretazioni

7.0/10

Sceneggiatura

6.5/10

Pro

  • Ottima interpretazione di Rosa Salazar
  • Scene d'azione perfette

Contro

  • Contenuti troppo condensati
  • Alcuni personaggi poco caratterizzati

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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