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Lamplight City: andare a fondo per non andare a fondo – Anteprima

Lamplight City è un’avventura grafica investigativa in stile pixel art dallo studio di sviluppo indie Grundislav Games ed edita da Application Systems Heidelberg, già noti per la saga di Nelly Cootalot ed Unforeseen Incidents.

Abbiamo avuto modo di provare il gioco prima della sua uscita per Mac e PC(via Steam), data ancora da destinarsi, testando il primo capitolo di quella che si è dimostrata una tanto pittoresca, intrigante e ben articolata avventura grafica. Purtroppo, avendo avuto la sola possibilità di esplorare una parte ancora piccola di quello che sarà il prodotto finale, le impressioni che troverete all’interno di questo articolo saranno tutto fuorché definitive, soprattutto se si tiene conto del fatto di non aver analizzato nella sua interezza Lamplight City, cosa che reputo necessaria soprattutto per i titoli di questo genere in cui il principale medium d’intrattenimento è proprio la narrazione. Ma andiamo ad analizzare in dettaglio tutto ciò che mi ha convinto del valore di questa particolare opera videoludica.

Investigatori tormentati

In un mondo fittizio dalle tonalità vagamente steampunk, molto simile al nostro in quasi ogni suo aspetto, ci ritroviamo nel 1844 nei panni di due detective, Miles Fordham ed il suo collega Bill, nella malfamatissima città di New Bretagne, soprannominata anche Lamplight City. Dopo aver ricevuto una segnalazione, i due si recano in uno dei tanti bassifondi cittadini, al fine di indagare su alcuni strani furti avvenuti all’interno della bottega di una fioraia: sembrerebbe infatti che parte della merce venga trafugata, sebbene ogni volta venga lasciato lo stesso quantitativo in denaro al suo posto. Insomma, un furto che di illecito sembra avere ben poco! Ma quella notte è destinata a cambiare per sempre le vite dei due detective, in quanto il sospettato riesce a prendere in ostaggio Bill, che fortuitamente e sfortunatamente muore sotto lo sguardo attonito del proprio collega.

Dopo questo forte ed esaltante prologo veniamo catapultati a sei mesi dopo il tragico evento, dove ormai Miles ha deciso di ritirarsi ufficialmente dal corpo di polizia a seguito del crollo nervoso dovuto alla morte dello stesso Bill…che però non ha abbandonato il nostro protagonista, rimanendo sotto forma di spirito(…o di allucinazione uditiva, non ci è dato sapere quale sia la versione ufficiale) conducendolo pian piano nei meandri della follia. L’unica soluzione a questa folle situazione, a detta dello stesso Bill, è cercare il misterioso ladro dei fiori, ma la ferita per Miles è ancora troppo aperta anche solo per pensare di affrontare il trauma.

Grazie ad un importante contatto all’interno del vecchio commissariato, ovvero Constance Upton, il nostro disperato detective cerca di ricostruirsi una reputazione risolvendo alcuni casi dubbi, come ad esempio quello presentato nel primo capitolo di Lampliht City. Sembrerebbe infatti che la ben nota Madame DuPrèe sia stata sepolta viva intenzionalmente dopo essere stata dichiarata morta; il repentino intervento di un medico ha permesso alla dama di rimanere in vita, sebbene la sua mente sembri essersi spezzata per lo shock. L’unico sospettato è Albert Martin, ragazzo di colore accusato di aver praticato magia nera nei confronti della magnate. Starà a noi svelare ciò che si nasconde tra il marciume delle strade di Lamplight City.

Riuscirà Miles ad andare a fondo in questo caso svelandone le oscure verità, riuscendo in questo modo a non andare a fondo nella propria vita?

Lamplight City

Gameplay chiaro e delucidante

Lamplight City presenta uno stile di gioco fortemente canonico per il genere videoludico di riferimento, prendendo spunto da tutti i classici che si potrebbero annoverare a partire da Maniac Mansion. Sebbene l’interfaccia non sia articolatissima come i titoli di ispirazione e preveda semplicemente di un’interazione singola, valida sia per gli oggetti sia per i personaggi presenti su schermo, l’opera si basa principalmente sulla sua componente investigativa. Saranno le prove trovate nei vari ambienti disponibili, i dialoghi ascoltati e tutte le nostre deduzioni a sancire la buona riuscita di un caso. Una dinamica simile l’ho apprezzata alla follia in un altro gioco investigativo, ovvero in L.A. Noire, ed anche qui riesce ad avere un fascino notevole in quanto ci si sente realmente partecipi nel processo deduttivo che porterà alla risoluzione del caso. Ad aiutarci in quest’impresa ci sarà una delle migliori interfacce riassuntive che abbia mai visto in tutta la mia esperienza con le avventure grtafiche, presentando un taccuino che tiene traccia della quasi totalità di informazioni che ci vengono fornite…un toccasana per chi come me, giocando a più titoli contemporaneamente, non può ricordare ogni singolo dettaglio. Vi è anche da notare l’assenza di un Inventario, che per la prima volta in un0’avventura grafica sembra non essere necessario, in quanto la maggior parte dei nessi e dei legami saranno puramente astratti e dovuti alla deduzione del giocatore piuttosto che alla combinazione casuale tra i vari oggetti attuata per pura disperazione. Immedesimazione e divertimento allo stato puro per tutti quelli che apprezzano le avventure grafiche investigative dalle tonalità particolarmente noire.

Lamplight City

Retrò…a metà

Lamplight City è totalmente realizzato sotto forma di pixel art, curata e dettagliata al punto giusto tanto da poter essere addirittura considerata ineccepibile da quasi ogni punto di vista. Il quasi dipende principalmente da due difetti, che, sebbene piccoli non passano inosservati: gli sfondi sono visibilmente realizzati per dover essere statici, il che rende fin troppo evidente lo stacco tra i modelli in movimento e quelli pittorici(effetto simile ai vecchi cartoni animati nei quali la parte dinamica risultava essere ben più evidente rispetto al fondale); il secondo difetto grafico riguarda principalmente la caduta di stile che il gioco ha in determinate aree, che stonano notevolmente rispetto alle loro simili in quanto pacchiane e di dubbia verosimiglianza. Nonostante ciò, Lamplight City è tra i prodotti realizzati in pixel art meglio riusciti che mi siano passati sotto mano grazie alla sua notevole caratterizzazione.

Sebbene il comparto grafico sia retrò, la stessa cosa non vale per quello sonoro che si addice pienamente ai titoli odierni, sia per quanto riguarda l’ottima e coinvolgente colonna sonora sia per l’eccellente doppiaggio in lingua originale.

Lamplight City

Conclusioni

Lamplight City ha pienamente soddisfatto le mie aspettative, sebbene alla fine della sua parziale esperienza vi siano pochi riferimenti alla linea narrativa principale. Questo non fa altro, in realtà, che alimentare la fiamma della mia curiosità, in attesa che questo fantastico prodotto possa placarla grazie alla sua interezza.

Vi è da notare però, soprattutto prima di un eventuale acquisto, che per il momento non è prevista una localizzazione del titolo, rendendo necessario una buona conoscenza dell’inglese per essere giocato e compreso al meglio visti la tipologia dell’opera ed i numerosi termini tecnici. Per concludere vi invitiamo quindi a continuare a seguirci, al fine rimanere informati riguardo alla futura uscita di Lamplight City.

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