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I, Tonya: Successo e disfatta di una pattinatrice peculiare – Recensione

Uscito nelle sale dopo la cerimonia degli Oscar, I, Tonya racconta l’apice del successo e la disfatta di una straordinaria pattinatrice, combinando il mockumentary con una narrazione lineare. È un cinema molto simile alle opere di David O. Russell, il quale descrive personaggi con una grande determinazione nell’annientare i risultati ottenuti da questi ultimi; American Hustle, in special modo, costruisce tramite messa in scena e scrittura il sogno americano, intrapreso da corpi che non rispecchiano un’immagine ordinaria di tale obiettivo. Inseguendo un cinema molto comune, legato al raggiungimento delle statuette, l’ultima opera di Craig Gillespie affronta un caso di cronaca, in cui il riflesso della nostra immagine sul Paese, dovrà competere con il talento di una donna afflitta e circondata da persone poco gradevoli.

Ripercorrendo la vita di Tonya Harding fino all’incidente fatidico, il biopic candidato a tre premi oscar si focalizza su due aspetti fondamentali delle nostre vite: famiglia e carriera. Nell’ambiente famigliare la tensione è palpabile in ogni circostanza; educata a essere la migliore, Tonya riceve dalla madre una forza di volontà invidiabile, la quale si scontra con un’impulsività pericolosa, non solo nella carriera, ma anche nella scelta del proprio marito. Jeff Gillooly entra nella vita della pattinatrice a quindici anni ed è subito amore, tuttavia in seguito si rivelerà causa di molti guai nella vita controversa e controcorrente di una donna che non potrebbe rappresentare l’immagine positiva degli Stati Uniti, non avendo la tipica famiglia americana.

Nella carriera la nostra protagonista si distingue per il suo enorme talento, il quale evolverà portandola a gareggiare per le Olimpiadi invernali. Il suo percorso sportivo, sarà messo a dura prova dal nucleo famigliare che interverrà fin troppo, portandola a quell’incidente decisivo per la carriera della prima pattinatrice statunitense a effettuare un triplo axel, un salto molto complesso. Carriera e famiglia si scontrano continuamente, come spesso accade, ma la pellicola non risparmia vittimizza Tonya; pur essendo cresciuta e diventata padrona di se stessa, non riesce a distaccarsi totalmente dagli affetti perseguendo il suo sogno destinato a frantumarsi. La macchina da presa danza insieme a lei durante le sue esibizioni, mostrandoci una donna sicura di sé mentre fuori dal ghiaccio, la gestione delle azioni non appare perfetta.

La messa in scena commette qualche banalità nel finale ma ci troviamo di fronte a un buon prodotto, ricorrente nel cinema americano ma eseguito in modo soddisfacente. Pur non avendo conquistato la statuetta, Margot Robbie è potente in ogni inquadratura, mentre Allison Janney, madre di Tonya, vince il riconoscimento tanto ambito grazie al suo personaggio davvero interessante e a un’interpretazione ottima. Il personaggio principale del racconto, vittima e carnefice, vi porterà in un sogno americano sopra le righe e dal ritmo ben calibrato.

I, Tonya

I, Tonya
7.3

Regia

7.0 /10

Fotografia

7.0 /10

Montaggio

7.5 /10

Interpretazioni

8.0 /10

Sceneggiatura

7.0 /10

Pro

  • Ottime interpretazioni
  • Ritmo ben calibrato

Contro

  • Qualche banalità verso il finale

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