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North: Il gelo dell’accoglienza – Recensione

Come si può capire se un viaggio finisce o è appena iniziato? Come possiamo sapere se acquisterà senso una volta concluso o ne coglieremo l’essenza mentre camminiamo verso la nostra meta a Nord, oltre il deserto e lontano dal mondo?

Sviluppato da Outlands e edito da Sometimes You, North è un titolo accattivante e particolare, che intende unire le disilluse ambientazioni Sci-fi anni 70, l’oppressiva oscurità del cyberpunk e, perché no, qualche atmosfera alla Blade Runner, al fine di incanalare il tutto in un esperienza videoludica di breve durata (circa un’ora da giocare tutta d’un fiato, senza la possibilità di compiere dei salvataggi) e di grande impatto.

Per ingigantire la potenza di un progetto, in questo caso come in molti altri viene usato l’espediente di un’inquadratura molto vicina al protagonista, e per catalizzare ancora di più l’attenzione del giocatore si utilizza la narrativa indiretta. È questa infatti che guida (parola enorme) l’utente attraverso la storia appena abbozzata del titolo, la quale lascia grande spazio a varie chiavi di lettura e interpretazioni della vicenda: ciò che sappiamo del nostro protagonista è infatti quasi unicamente rivelato prima dell’inizio del gioco, attraverso una lettera che egli manda a sua sorella. In questa missiva il personaggio spiega di aver viaggiato da sud attraverso un deserto fino ad arrivare in una ricca città industriale a nord, dove ora lavora per mantenersi e integrarsi all’interno della società di quella che sembra una fredda e inospitale roccaforte, refrattaria a chiunque cerchi in essa accoglienza.

Il gameplay proposto è quello di un canonico walking simulator, dove le uniche possibilità di azione offerte al giocatore sono quelle di camminare, guardarsi intorno e interagire con determinati oggetti in maniera unilaterale. Il fatto di potersi muovere più o meno liberamente attraverso la mappa della città, non particolarmente estesa ma comunque vasta abbastanza da rendere il senso della solitudine e della gelida inadeguatezza, riesce a regalare la sensazione di abbandono a noi stessi e allo stesso tempo controllo da parte di qualcuno più in alto di noi. Si tratta dunque del puro utilizzo di espedienti che possono sembrare semplici, ma che lavorano sottilmente sulla psiche del giocatore per fargli creare di fatto da solo un intero comparto di gioco che un titolo tecnicamente semplice come questo da solo non può dare: quello spirituale.

Badare bene, questo non è un lato negativo, ma un punto di forza che evidenzia come gli sviluppatori abbiano saputo usare sapientemente i mezzi a loro disposizione e fare a meno di quelli a cui invece non avevano accesso.

Dal punto di vista tecnico, North non è niente di trascendentale, anzi.

Nonostante infatti le atmosfere del gioco siano disegnate in maniera coerente e curata, e la colonna sonora le supporti in maniera del tutto calzante, il comparto grafico sviluppato sul motore grafico Unity è veramente molto semplicistico, squadrato e grezzo, dove invece un po’ di raffinatezza in più nella resa degli ambienti avrebbe impreziosito il progetto in maniera esponenziale.

Un’altra nota dolente dalla mia personale esperienza col progetto arriva dall’unica sequenza di gioco nel quale è possibile subire un game over: probabilmente sarò io ad essere l’uomo più sfortunato della terra, ma se nel momento in cui per proseguire nell’avventura è necessario muoversi velocemente, pena la morte del protagonista, il comando per eseguire lo scatto decide di non dare segni di vita costringendomi a riprovare più volte e infine riavviare il gioco (perdendo dunque tutti i progressi della breve partita), che domande devo farmi? E soprattutto che risposte devo darmi? Ripeto, magari è successo solo a me in tutto l’orbe terracqueo, ma qualcuno direbbe comunque “You had one job…”

Non è divertente giocare a North, non nel senso comune del termine.

Approcciandosi al titolo a cuor leggero è facile perdersi molti spunti, vagare per la mappa interagendo con oggetti a caso e avanzando nella nostra esperienza per pura fortuna con la C maiuscola, ma la parte interessante, come spesso accade per progetti di questo genere, arriva alla fine, coi titoli di coda. Qui abbiamo la tranquillità e la lucidità necessaria a dare risposta a tutte le domande che inevitabilmente si sono accumulate durante il nostro walkthrough, facendoci capire il senso del “gioco” che abbiamo appena “giocato”, e facendocelo apprezzare per quello che è, una volta rivelatene le finalità.

Quello che io ho colto da North, e che non è per forza l’unica chiave di lettura del titolo, è un approfondimento cosciente della tematica dell’immigrazione, così attuale oggi, presa in considerazione dagli occhi dell’immigrato: il protagonista si trova infatti in una città dove nessuno sembra interessarsi di lui, ma ciononostante delle telecamere controllano ogni suo movimento; svolge un lavoro pericoloso e che ha rubato la vita a molti prima di lui (le croci davanti alla fabbrica) e lo fa senza battere ciglio. Ogni persona con la quale entra in contatto appare a lui come un mostro strano che parla una lingua aliena, e lo stesso scopo del gioco sembra quello di raggiungere l’integrazione totale con la città del Nord, sia dal punto di vista occupazionale, sia da quello religioso/culturale, sia da quello più profondo che richiede una omogeneità di pensiero con la società nella quale ci si trova. È emblematico infatti che l’avventura si concluda in un onirico ufficio immigrazione, e che non si capisca se il finale è lieto o meno.

In conclusione, si può dire che sebbene North duri solamente circa un’ora, il tempo necessario per “digerirlo” e apprezzarlo è molto maggiore. A fronte però di un comparto tecnico di basso livello (abbiamo comunque a che fare con un prodotto del costo di circa 3 euro) e di un gameplay già visto, le tematiche che il titolo tratta sono certamente interessanti, e approfondite ad un livello tale da non proporre soluzioni arroganti per un argomento oggi così delicato, ma sensibilizzare i giocatori alla problematica, e suggerire la necessità di una riflessione personale. Un impresa degna di un piccolo progetto ambizioso, capace di regalare qualcosa di prezioso a chiunque abbia tempo e voglia di fermarsi non a guardare, ma ad ascoltare.

*Versione testata: PS4, grazie al codice fornitoci dagli sviluppatori

North

North
6.5

Trama

7.0 /10

Gameplay

6.5 /10

Grafica

5.0 /10

Sonoro

6.5 /10

Longevitá

7.5 /10

Pro

  • Durata breve per non far calare l'attenzione
  • Tematiche trattate

Contro

  • Comparto grafico grezzo

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni