Extra Speciali

#FeministFriday Ep.2 – Madri e figlie: Aloy

Se io non fossi un inguaribile romantico, Aloy sarebbe stata la prima protagonista del #FeministFriday ma, notizia dell’ultima ora, sono un inguaribile romantico.

La protagonista di Horizon Zero Dawn è infatti semplicemente perfetta per la cornice offerta dalla rubrica del venerdì, per la quale il rosa del logo di Serial Gamer Italia è limitante, ed è giusto che si riprenda il posto che le spetta in questo secondo appuntamento.

Aloy vive ai margini della società matriarcale della tribù Nora, dove sono tre donne a trovarsi al vertice del sistema di potere: qui ogni membro della tribù vede il suo status definito in gran parte dalla figura della sua genitrice, e dal modo in cui riesce a onorare con la propria opera per le strade del mondo colei che gli ha donato la vita.

Siamo quindi di fatto già davanti ad una celebrazione della donna finalmente alla luce del suo eroismo nel forgiarsi come persona attraverso tutte le difficoltà, della sua generosità (badare bene, non dovere) di prendersi cura della vita dei figli, della sua competenza nell’amministrare la cosa pubblica.

Non abbiamo a che fare infatti con una ottusa idolatria di Willendorfiana memoria per un essere di cui non si considera nemmeno personalità o volontà, il cui merito riconosciuto (nonché compito affibbiato) è quello di sfornare pargoli, ma con un inno all’anima di ogni persona, prima che esemplare femmina di umano.

Ma torniamo alla nostra protagonista: sa usare più che bene l’arco, e io l’ho snobbata per una settimana di troppo. Non vorrei che la situazione diventi più “interessante” di quello che è.

Aloy, nella tribù, è una senza madre. Trovata infatti neonata all’interno della montagna sacra alle pendici della quale si trova l’insediamento principale dei Nora, la bambina viene bollata fin da subito come una creatura del male e un presagio di sventura. Da chi può venire, e che scopo può avere la vita di qualcuno che non ha come genitore un ventre materno, ma la fredda roccia?

Si tratta ovviamente di domande retoriche per i membri della tribù, che trattano Aloy come un cane randagio sin da piccola, esiliandola dal villaggio e costringendola a vivere sul limitare della valle Nora, dove viene cresciuta da Rost, a metà tra un compagno d’esilio, un padre e un amico.

Aloy si fa una ragazza forte, e diventa capace di gestire tanto la vita nella natura selvaggia quanto quella che è costretta a sopportare all’interno del villaggio, dove viene considerata poco più di una reietta.

La sua figura, in un ambiente di personaggi potenti, riesce ad essere più potente, e spaccare la superficie della diffidenza, della tradizione e della società per fare esplodere nella profondità dell’anima di questo mondo una vera bomba di affetto, coraggio, dedizione e, scusate il miele, vero amore.

Aloy non ha una madre perché sua madre è quella Elisabeth Sobeck (RING THE SPOILERONE ALARM), che ha donato a lei e a chiunque la possibilità di camminare ancora su una terra rigogliosa.

Aloy non ha una famiglia perchè sulle sue spalle non c’è solo l’onore e la vita dei figli, ma quella di tutti gli uomini e le donne, dentro e fuori la valle dei Nora.

Non salva il mondo solo perchè, come troppo spesso accade, é la protagonista e può farlo, ma perchè attraverso la sua esperienza sin da bambina riesce a capire davvero a comprendere la vita e  cosa sia l’amore, e a dipingerne un po’ su qualunque cosa le capiti di incontrare, che siano persone, animali, nomi, cose, città.

In un mondo che la sbatte infante in una caverna buia con uno scopo prefissato e le toglie ogni dignità di essere umano, la protagonista del nostro secondo appuntamento capisce cosa davvero ha valore e si adopera per difenderlo, non solo attraverso battaglie e scontri, ma con tutta se stessa, il suo essere donna e, soprattutto, il suo essere persona. È per questo che la cacciatrice Nora è perfetta per la rubrica.

Conclusa l’avventura su Horizon Zero Dawn mi sono trovato a fare i conti con quello che poi ho scoperto essere la croce e la delizia di ogni fan girl: l’avere un bisogno fisico e mentale di amare DI PIU’ il personaggio o la saga, di entrare di testa nello schermo e abbracciare la protagonista e tutti i nerboruti baffoni coi rasta perchè, diamine, si meritano questo e altro. Feministfriday è un’altra occasione splendida per sottolineare e celebrare la bellezza di un’opera e della vita tutta. Aloy è il catalizzatore perfetto di questi sentimenti.

Buon #feministfriday da Pido e al prossimo appuntamento, giudizio degli Efori permettendo, ovviamente!

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

Potrebbero anche interessarti