Gorogoa, titolo sviluppato da Jason Roberts e distribuito da Annapurna Interactive, è un puzzle game decisamente particolare, disponibile su PC, Nintendo Switch, dispositivi Android e iOS. Non sono sicuro di potermi definire un appassionato del genere: ne ho giocato tanti e di vario tipo (partendo da piú canonici Puzzle Agent, Layton e compagnia bella, fino ai Portal, The Talos Principle e via dicendo), e nonostante non sia un avido cercatore, mi godo sempre qualunque titolo mi capiti sotto mano. Gorogoa è stato però un incontro speciale, simile a quello avuto tempo fa col primo Portal, quello che mi portò a dire, parafrasando una famosa canzone italiana di tempi ormai passati, “oltre agli enigmi c’è di più”.
Devo essere onesto: descrivere il gameplay di Gorogoa è dannatamente difficile, e questo, lasciatemelo dire, è un gigantesco punto a favore. Il nostro “campo di gioco” consiste in quattro riquadri, su cui verranno spostate delle vignette, statiche o animate, che andranno a comporre la storia. Seguendo dunque l’incedere di quest’ultima, tracciata interamente dai disegni sul terreno di gioco, finiremo per accostare, sovrapporre, staccare e spostare l’inquadratura nelle vignette stesse, al fine di risolvere i vari enigmi, creando percorsi per il nostro protagonista, e adattando la nostra mente ai surreali meccanismi che il gioco ci porrà di fronte. Andremo contro a prospettiva, geometria, alla mera logica, eppure, dopo i primissimi capitoli (5 in totale), riusciremo ad entrare in sintonia con le meccaniche di gioco, perdendoci nelle oniriche ambientazioni e sentendoci parte integrante di esse.

Se il gameplay è difficile da spiegare, parlando della trama di gioco si rasenta invece l’impossibile. Nonostante una serie di eventi che portano il nostro personaggio da un punto A ad un punto B, il gioco fornisce semplici elementi chiave, dei concetti, e l’interpretazione sarà completamente a carico del giocatore. Grazie al semplice ma azzeccatissimo accompagnamento sonoro, e al comparto grafico, interamente composto da disegni fatti a mano, arrivare a conclusione è stata una piacevole esperienza, e la mia personale interpretazione, ovvero “la dannazione della conoscenza e i suoi limiti nei confronti dell’ignoto”, non va in contrasto con la libera interpretazione di un altro giocatore, anche di quelli che potrebbero pensare che tutto sia frutto di un’indigestione di budino. It’s ok, bro.

Venendo alle conclusioni, questa è una recensione breve per un titolo altrettanto breve. Ma, lo ripeterò fino alla morte ogni volta che recensirò un puzzle game, la durata di 2 ore non è un difetto, ma l’assoluta normalità. Centoventi minuti sono un’ottimo compromesso per un genere “cervellotico”, con una durata generale che muta, ovviamente, in base alle capacità del giocatore. Gli unici appunti da fare alla longevità generale sono un fattore rigiocabilità completamente assente, e un prezzo forse leggermente fuori fuoco (per quantità, la qualità è fuori discussione). Per il resto, Gorogoa è il titolo perfetto da far provare a chi, ancora oggi, considera il videogioco solamente un ammasso di linee di codice e pixel… anche se, visto il genere di persone, dubito abbiano capacità intellettive tali da avanzare granché nel gioco. Mmm… partitella a PES?
Codice di gioco fornito da GOG.com






