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Alias Grace – La miniserie basata sull’opera di Margaret Atwood – Recensione

Alias Grace

Ritorniamo a parlare di un adattamento televisivo dell’opera di Margaret Atwood, in questo caso però non ci sarà nessuna realtà distopica, ma solo un’epoca ricca di contraddizioni. Alias Grace è una miniserie televisiva che non cerca il successo di The Handmaid’s Tale, difatti il prodotto audiovisivo è decisamente meno ambizioso. Il progetto distribuito da Netflix è diretto dalla mano di Mary Harron, regista del cult American Psycho, mentre la sceneggiatura è affidata a Sarah Polley. Con l’ombra di una serie televisiva molto acclamata, Alias Grace sarà riuscita a guadagnarsi un posto di rilievo nel panorama odierno?

La vicenda prende il via con un voice over che introduce la nostra protagonista e il percorso che ella prenderà, affinché possa ricordarsi di quel giorno spietato. Grace Marks è una giovane donna immigrata dall’Irlanda per volere dei genitori, i quali non saranno di grande aiuto per la sua vita turbolenta; in seguito allo sbarco Grace, cerca lavoro e dopo varie vicissitudini si ritrova nell’abitazione Kinnear, una casa che segnerà la nostra protagonista.

In Alias Grace la giovane irlandese sarà vittima o carnefice (spetta a voi scoprirlo) di due spietati omicidi che gli causeranno molti traumi, dovuti alle terribili condizioni di prigionia e agli abusi destinati alle donne; ritorna perciò il fortissimo maschilismo, condannato anche da The Handmaid’s Tale. Successivamente alla condanna, la figura di Grace finisce per diventare un’attrazione per i nobili, i quali godono della presenza di quest’ultima, sfoggiata come un animale raro e pericoloso. Con un montaggio ipercinetico, la miniserie tende ad enfatizzare i ricordi di Grace, essi sono sfuggenti e forse falsi, diventando oggetto di studio del dottor Jordan, un uomo che non riuscirà a resistere al fascino della condannata.

Alias Grace può contare inoltre su una buona performance di Sarah Gadon, attrice apparsa negli ultimi tre lungometraggi di David Cronenberg, presente anch’egli nella miniserie, con un piccolo ma interessante ruolo. Una miniserie abbastanza dimenticabile che ha vari spunti affascinanti, un finale troppo affrettato ma di notevole impatto.

7.4

Regia

7.5/10

Fotografia

7.3/10

Montaggio

7.7/10

Interpretazioni

7.3/10

Sceneggiatura

7.4/10

Pro

  • Sarah Gadon in ottima forma
  • Sceneggiatura che offre diversi spunti interessanti

Contro

  • Scrittura non sempre attenta

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