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Peregrin – La furia degli dei e l’arroganza dell’uomo – Recensione

Peregrin è la prima opera dei Domino Digital, attualmente disponibile per PC. Quando la semplicità incontra la profondità, nascono sempre quelle esperienze leggere ed appaganti tipiche di un buon libro “soft” letto in una calda giornata estiva, o di un buon film visto davanti ad una tazza di cioccolata calda d’inverno. Ma bando alle ciance, diamo il via alla recensione completa di “Pellegrino”!

Friendzonati dagli dei

Gli esseri umani hanno ottenuto il controllo dell’Oblion, l’elemento che cancella le distanze tra mortali e divinità. Inutile dirlo, gli dei sono ora inca**ati neri!
La mia introduzione è volutamente ironica e in fortissimo contrasto con l’atmosfera cupa e solenne che aleggia nel gioco, ma era l’unico modo per introdurre il tutto in maniera rapida e soprattutto spoiler-free!
A differenza di molti puzzle-game, la storia qui è il vero cuore pulsante dell’opera, che non si limita solo ad accompagnarci dando un minimo senso ai rompicapo che andremo ad affrontare, ma è ciò che ci spinge a risolvere ogni sfida il più in fretta possibile, per scoprire sempre più dettagli che si celano dietro le rovine del “Divide”. La nostra protagonista, Abi, è una delle tante ad affrontare il pellegrinaggio che, secondo la profezia, porterà un giovane prescelto a scoprire il modo di riottenere il favore (e il perdono) degli dei. Durante il suo viaggio, potrà utilizzare un potere ereditato dalla passata esposizione all’Oblion: la telecinesi. 

Ogni area presenterà dei rompicapo ambientali da risolvere attraverso il controllo (tramite appunto telecinesi) di alcune creature presenti a schermo. In tutto ce ne sono 3: il Golem, capace di spostare oggetti pesanti; il Toro, capace di abbattere o caricare piattaforme e oggetti; un’indefinita creatura (che personalmente chiamo aborto) simile ad una rana bipede, capace di utilizzare la sua lunga lingua per attivare congegni o raccogliere cristalli. Quest’ultimi, hanno la capacità di attirare, in base al loro colore, il Golem (verde) o il Toro (viola). Tutti gli enigmi ambientali si risolveranno, dunque, col corretto utilizzo degli animali prima elencati e con (rari) elementi a schermo con cui interagire. C’è da dire che la difficoltà generale è tutto sommato bassa, inizialmente, salendo giusto un “pelino” quando i rompicapo coinvolgeranno risorse divise in più schermate. Il mondo di gioco, infatti, è diviso in riquadri, nel più classico sistema dei punta e clicca: in alcuni casi questa scelta rende il tutto un po’ macchinoso e, visto la velocità di movimento delle bestie che andremo a controllare, renderà alcune situazioni di gioco angosciantemente lente. Non è comunque un grosso problema: come tutti i puzzle-game, questo gioco va gustato a piccole dosi, riducendo l’effetto slow-motion di cui l’esperienza soffre in alcuni casi.

Saranno inoltre presenti, durante la nostra sfacchinata, dei combattimenti. Ok, forse parlare di combattimenti o di vero e proprio battle-system è azzardato e, sicuramente, esagerato: diciamo che il tutto si integra bene in un contesto da puzzle-game, e le battaglie si risolvono scegliendo quale nemico controllare per primo, contro chi scagliarlo, e fare in modo che alla fine rimanga una sola creatura da terminare con un nostro attacco. Simple. As f- TRASMISSIONE INTERROTTA

 

Dal poco il molto

Il comparto artistico di Peregrin è assolutamente granitico. Le forme semplificate dei modelli poligonali sono accompagnate da una palette cromatica dai toni cupi e ben bilanciata, con un “conflitto” stilistico, tra misticità religiosa e tecnologia bellica moderna, che crea immagini di sfondo inusuali e affascinanti. Il colpo d’occhio è buono, in alcuni casi semplice, ma mai banale. Le illustrazioni bidimensionali sono realizzate egregiamente, e, in generale, il punto forte dell’intero comparto grafico di Peregrin è la capacità di unire più tecniche video-narrative in maniera estremamente coerente.

Per quanto riguarda invece il comparto sonoro, poche volte vi capiterà di essere presi per mano e accompagnati per tutta l’avventura come in Peregrin. Nostalgia, tristezza, angoscia, sorpresa: tutte emozioni che verranno richiamate in maniera costante con ogni singola nota che compone la colonna sonora, rendendo il nostro “viaggio” un’esperienza unica e un toccasana per l’anima. La campionatura è buona, e riempie ogni area in maniera consona, il doppiaggio è di buon livello, e la voce narrante ha il giusto tono e uno spiccato carisma: è inutile sottolineare ancora l’impegno che i ragazzi di Domino Digital hanno profuso in questa opera per far risaltare la trama.

 

La preghierina prima di andare a letto – Conclusioni

Il mezzo videoludico diventa sempre più maturo a livelli di narrazione, e Peregrin ne è l’esempio perfetto. Se vi piacciono i puzzle-game, non fatevi pregare: giocatelo. Se invece siete inesperti, non preoccupatevi: il sistema di checkpoint rende il gioco accessibile anche ai meno pazienti, e gli enigmi, come già detto, non sono esattamente impossibili. Le lingue a disposizione sono molte (sottotitoli), e questo è un elemento da non sottovalutare, in un ambiente in cui spesso molte distribuzioni sono mono-lingua e ai più inaccessibili (anche se i sottotitoli in Italiano avevano qualche bug nella build beta). Altra cosa da non sottovalutare, è il supporto completo al gamepad, features inusuale in giochi del genere.

Appurato l’impegno, Peregrin è un titolo da consigliare assolutamente, un “buona la prima” che fa ben sperare per i prossimi lavori in casa Domino Digital, i quali hanno dimostrato di saper creare una buona esperienza ludica condita da un’ottima qualità narrativa.

 

Peregrin

Peregrin
78.2

Gameplay

8/10

    Grafica

    8/10

      Sonoro

      8/10

        Trama

        9/10

          Longevità

          7/10

            Pro

            • Storia convincente
            • Struttura narrativa solida

            Contro

            • Gameplay limitato
            • Fattore rigiocabilità inesistente

            Leonardo Scarfò

            Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.

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