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DragoDino – Non è Drago, non è Dino, sa soltanto quello che non è… – Recensione

DragoDino

DragoDino, titolo di TealRocks Studio, è un coloratissimo platform disponibile, attualmente, in esclusiva su Steam. Prenderemo il controllo della fusione tra due fantastiche creature, Draghi e Dinosauri, ma in versione pucciosa. Se rinunciate quindi a staccare gustose teste a morsi, e siete pronti a dichiarare guerra a scoiattoli giganti e cespugli agguerriti, direi che siete nel mood giusto per godervi la recensione completa!

“Va un casino quest’anno!” (Zoolander – 2001)

Qualcuno ha rubato le nostre rarissime uova, e la foresta imparerà a sue spese che non bisogna mai far incazzare un DragoDino. MAI! È, goliardicamente, la storia che fa da sfondo alla nostra avventura, e che una volta esposta con un breve slideshow iniziale, lascerà campo libero al gameplay. Parlando di questo, DragoDino si rifà a più generi: di base è un action-platformer, ma espande le sue meccaniche prendendo alcuni elementi roguelike. Perché se prima erano i survival e ancora prima gli FPS, ultimamente “vanno un casino” i roguelike, quindi perché no? 

La struttura di gioco è molto semplice: l’avventura si suddivide in 10 livelli, e ogni livello è a sua volta suddiviso in aree. Le aree si sovrappongono in verticale, ed è possibile raggiungere quella successiva attraverso il “poderoso balzo del DragoDino” (nome da me inventato – ndr). Per fare tutto ciò, sarà necessario raccogliere i cristalli blu (e verdi, in base ai livelli), custoditi da alcuni specifici nemici: ogni volta che ne raccoglieremo uno, aumenteremo l’altezza massima raggiunta in salto, e una volta raccolti tutti, avremo il potenziale necessario per “saltare” all’area successiva, dove perderemo tutti i cristalli raccolti e ripeteremo il processo da capo, fino all’area finale.

DragoDino

Il gioco presenta due difficoltà: Normale e Hardcore. A Normale cominceremo con 3 vite, e avremo a disposizione i Checkpoint, che limitano parzialmente la natura roguelike del gioco, permettendoci di ripartire da punti prestabiliti (ogni 3 livelli), in caso di Game Over. Ad Hardcore avremo invece a disposizione 1 vita soltanto, e nessun checkpoint: qui, in caso di Game Over, “si riparte dal via senza ritirare le 10.000 lire” (cit.).

DragoDino

“C’è così tanta scelta…” (Napoleon Dynamite – 2004)

Nel gioco possiamo scegliere 4 personaggi, di cui solo 2 disponibili all’inizio. Per ognuno di essi, vi è una skin alternativa, che, fondamentalmente, non è altro che un recolor di quella base. Tralasciando il fattore estetico, ogni DragoDino è “caratterizzato” da 3 parametri: velocità, peso, punti vita. Dopo praticamente pochi minuti di gioco, capiremo, però, che velocità e peso sono due caratteristiche trascurabili, con punti vita a fare da vera discriminante nella decisione su quale bestiolina impersonare. In poche parole, Lola, con i sui 4 punti vita, è una scelta quasi obbligata rispetto a Bob, a meno di volersi volontariamente complicare la vita o avere un particolare feticismo per i DragoDini maschi.

DragoDino

Durante la nostra avventura, oltre a monete e cristalli gialli (ogni 200 una vita extra, “affrettatevi!”), troveremo vari potenziamenti da raccogliere. Anche qui, come per la questione costumi, potremmo definire il tutto con… “reskin”. A parte i potenziamenti per movimento e attacco, quasi tutti gli altri sono riproposizioni in salsa diversa della versione base: bombe, ma di vario tipo; scudi, ma con vari elementi; mortai, ma con tipo di proiettili diversi, e via dicendo. Non sarebbe nemmeno un grosso problema questa massiccia riproposizione degli stessi concetti, se non fosse che la maggior parte di essi sono… inutili? Quindi si, arrivati alle fasi concrete, butteremo via tutti i potenziamenti meno efficaci, in favore di quelli più concreti e/o cumulabili. Anche qui, il fattore scelta è numerico, ma non reale.

Vincent Vega, confuso, in soggiorno (Pulp Fiction – 1994)

“DragoDino è confuso… così confuso da colpirsi da solo!”. Probabilmente avrei potuto riassumere tutta la recensione con questa abusatissima (ma sempreverde) battuta. In generale il gioco è piacevole, ma si affida a meccaniche che, a pelle, non sono sue. La scelta di un’anima roguelike è forse l’errore più grande: non c’è varietà, non c’è profondità tattica, non c’è alcuno stimolo a rigiocarlo dopo un paio di Game Over. Per quanto riguarda invece la parte platform, anche qui, non brilla particolarmente: il level design è veramente basilare, e spesso va a scontrarsi duramente con la parte action. Quest’ultima, infatti, è molto limitata dai ritmi di gioco e dalla disposizione delle piattaforme: ci sarà quasi sempre una posizione comoda per sconfiggere i nemici a rischio zero. A proposito di quest’ultimi, non c’è un modo preciso di descriverli se non con “sembrano usciti da un tutorial di game-making”: la stragrande maggioranza ignorerà la nostra presenza, limitandosi a seguire le loro routine, mentre altri reagiranno giusto se ci troviamo nel loro campo visivo, ma in maniera comunque innaturale. I nemici, insomma, risultano privi di vita, quasi come delle sagome del tiro al bersaglio. E si, anche per i nemici c’è spesso molto… “reskin”.

DragoDino

Insomma, DragoDino è un titolo a cui augurare l’estinzione? Assolutamente no. È sicuramente un titolo confuso e con molti problemi a livello di game-design, uno su tutti l’anomala curva di difficoltà (bassissima nei livelli, altissima contro i boss). La parte roguelike può risultare a molti come “game-breaking”, la fase platform poco ispirata e quella action poco incisiva. Però, parliamo comunque di un titolo fondamentalmente rilassante, con un discreto accompagnamento sonoro, colorato e adatto un po’ a tutta la famiglia. La possibilità di giocare in 2 (local-coop) vale qualche punticino in più, così come il prezzo (11,99€), decisamente abbordabile.

DragoDino

Insomma, DragoDino, come dice il sottotitolo di questa recensione, ha delle crisi di identità. Ha vari motivi per essere consigliato, altri per non esserlo. Quindi, se doveste pormi la domanda “dovrei acquistare e giocare questo titolo?”, penso che mi affiderei allo stile Vincent Vega, per fornire una risposta:

DragoDino

DragoDino

DragoDino
6.7

Gameplay

6/10

Grafica

8/10

Sonoro

7/10

Multiplayer

6/10

Longevità

7/10

Pro

  • Artisticamente ispirato
  • Livello di sfida che aumenta proporzionalmente...

Contro

  • ... ma impenna contro i boss!
  • Game design confuso

Leonardo Scarfò

Appassionato di videogiochi da una vita, li considera la massima forma d'arte e di intrattenimento. Come un bambino che smonta i suoi giocattoli, cerca sempre di capire cosa c'è dietro la magia che avviene a schermo.

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